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Albania

Albania comunista: Enver Hoxha, isolamento e bunker (1944–1990)

Dal 1944 al 1990 l'Albania comunista fu guidata da Enver Hoxha: proprietà privata abolita, opposizione eliminata, rotture con Jugoslavia, URSS e Cina e un isolamento quasi totale.

26 min di lettura
Bunker di cemento rotondo isolato su una spiaggia di ciottoli adriatica all'alba, circondato da papaveri ed erba

Dal 1944 al 1990 l'Albania comunista fu governata dal partito comunista, guidato per quasi tutto il periodo da Enver Hoxha. Il regime abolì la proprietà privata, eliminò l'opposizione, combatté l'analfabetismo e costruì un'industria pesante. Intanto l'Albania ruppe una dopo l'altra con la Jugoslavia, l'URSS e la Cina, e negli anni Ottanta era ormai uno dei Paesi più chiusi al mondo.

Questo è il settimo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania: dalle elezioni del 1945 alla crisi della fine degli anni Ottanta, con uno sguardo al Kosovo all'interno della Jugoslavia.

Come si instaurò il regime comunista

Dopo la liberazione il potere era già nelle mani dei comunisti, che tra il 1945 e il 1946 lo formalizzarono. Le elezioni del 2 dicembre 1945 si svolsero con una lista unica. L'11 gennaio 1946 fu proclamata la Repubblica Popolare d'Albania e il 14 marzo venne approvata una costituzione sul modello jugoslavo e sovietico.

Per lungo tempo il partito comunista agì nell'ombra, al riparo del Fronte antifascista di liberazione nazionale (FANÇ). I comunisti si muovevano in tre direzioni principali: estendere il potere del Fronte, eliminare gli avversari politici e riorganizzare l'apparato statale. Il 5 agosto 1945 al FANÇ subentrò il Fronte Democratico, la più importante organizzazione politica del Paese.

Il governo di Enver Hoxha fu riconosciuto dall'URSS, dai suoi alleati e dalla Francia. Stati Uniti e Regno Unito, invece, lo subordinarono allo svolgimento delle elezioni. L'URSS riconobbe ufficialmente il governo albanese nel novembre 1945, mentre la Jugoslavia fu la prima a stabilire con esso relazioni diplomatiche. Sulla scheda c'erano solo i candidati del Fronte Democratico, che secondo i dati ufficiali ottenne circa il 93% dei voti. L'assemblea appena eletta abolì la monarchia.

La legge elettorale introdusse il suffragio universale per i cittadini dai 18 anni in su, e alle elezioni del 2 dicembre 1945 le donne albanesi votarono e si candidarono per la prima volta. Oltre al Fronte erano ammessi soltanto pochi candidati indipendenti, e il Fronte ottenne tutti i seggi. Gjergj Kokoshi, ministro dell'Istruzione nel 1944–1945, si oppose alle leggi elettorali, sostenendo che senza partiti non si poteva parlare di democrazia.

Il potere si concentrò nelle mani di un solo uomo. Nel 1946 Enver Hoxha era allo stesso tempo primo ministro, ministro degli Esteri, ministro della Difesa e comandante supremo. Rimase capo del governo dall'ottobre 1944 al luglio 1954, quando gli subentrò Mehmet Shehu. Il partito comunista, fondato l'8 novembre 1941, nel 1948 prese il nome di Partito del Lavoro d'Albania (PLA).

La nuova economia. Il nuovo Stato si fondava sulla proprietà statale e su un piano unico. Il regime introdusse un'imposta straordinaria sui profitti di guerra, che colpì i grandi commercianti. La riforma agraria (legge del 1945, attuata soprattutto nel 1946) tolse la terra, senza indennizzo, ai grandi proprietari e alle istituzioni religiose. Nel 1946 tutta l'industria fu nazionalizzata, il commercio estero divenne monopolio di Stato e la compravendita di terreni fu vietata. Il Paese fu ricostruito in buona parte con il lavoro volontario, e un aiuto importante arrivò dall'UNRRA. Alla Conferenza di pace di Parigi del luglio 1946 l'Albania non partecipò alla pari con gli altri Paesi e ottenne dall'Italia 5 milioni di dollari di riparazioni.

Alla conferenza l'Albania era dapprima solo osservatrice, poi le fu riconosciuto lo status di «potenza alleata». Il 10 febbraio 1947 firmò il trattato di pace con l'Italia.

Come era organizzato il potere

L'organo rappresentativo del nuovo Stato fu l'Assemblea popolare. Formalmente il capo dello Stato era il presidente del suo Presidium (il primo a ricoprire la carica fu Omer Nishani), ma il potere reale apparteneva a Enver Hoxha.

La separazione dei poteri era solo una facciata: le decisioni le prendevano il Politburo e il Plenum del Comitato centrale del partito comunista. Il libro di testo descrive questo sistema di «partito-Stato» come una dittatura sul modello di quella di Stalin in URSS. Ufficialmente si chiamava democrazia popolare: un sistema totalitario in cui lo Stato possiede e gestisce i mezzi di produzione e pone l'interesse generale al di sopra di quello individuale.

I tratti principali del sistema erano la lotta di classe, l'ideologia marxista-leninista e il culto della personalità. Secondo il libro di testo, nel febbraio 1946, al V Plenum del Comitato centrale, la «lotta di classe» fu proclamata motore della vita politica e il partito comunista divenne l'unica forza dirigente del Paese. Il regime si reggeva su due pilastri: la violenza e la propaganda.

La repressione dell'opposizione

Il regime si sbarazzò dell'opposizione già nei primi anni. Gli attivisti del Balli Kombëtar («Fronte nazionale») furono perseguitati come «collaborazionisti», migliaia di oppositori finirono sotto processo come «criminali di guerra» e le rivolte armate nel nord furono represse.

Nel gennaio 1945 scoppiò una rivolta a Koplik e nel settembre 1946 un'altra a Postriba, vicino a Scutari. Alla repressione seguirono fucilazioni, arresti e internamenti. Nel settembre 1947 si tenne a Tirana il processo al «gruppo dei deputati»: furono giudicate 24 persone, 16 delle quali condannate a morte. Nel 1949 gli emigrati fondarono il Comitato nazionale «Albania Libera», ma il regime aveva il controllo totale del Paese e quei tentativi fallirono. Non era tollerata nemmeno la critica dall'interno del partito: alla Conferenza di Tirana del 1956, sull'onda del XX Congresso del PCUS, una parte dei delegati contestò la linea del partito e venne punita. Questi gruppi interni al partito, comunque, non costituivano una vera opposizione al regime.

I tribunali speciali per i «criminali di guerra»

Già nel dicembre 1944 furono istituiti commissioni e tribunali speciali per i «criminali di guerra», cioè per i collaborazionisti. Il 1° marzo 1945 si aprì il Tribunale speciale per i criminali di guerra, a cui seguirono molti altri processi.

La resistenza armata nel nord

Tra il 1945 e il 1948 la resistenza anticomunista prese due forme: i tentativi di rovesciare il regime con la forza e la creazione di gruppi politici d'opposizione.

In Mirdita la resistenza fu guidata da Mark Gjon Markaj, che riunì gli anticomunisti del Nord nel Comitato nazionale delle montagne, noto anche come Lega delle montagne.

Una delle sollevazioni fu la rivolta di Koplik, tra i cui organizzatori c'erano Lesh Marashi, don Nikollë Gazulli e altri. Entrambe furono represse duramente.

L'Unione Democratica e i deputati dell'opposizione

L'opposizione pacifica cercò di agire nelle città. Nel novembre 1945, a Tirana, Gjergj Kokoshi, Musine Kokalari, Suat Asllani e altri che la pensavano come loro redassero la piattaforma dell'organizzazione «Unione Democratica». Nel gennaio 1946 l'organizzazione fu scoperta e i suoi membri furono condannati come traditori.

Anche all'interno del Fronte Democratico c'erano dei dissidenti: i deputati Riza Dani, Shefqet Beja, Selaudin Toto e altri, di orientamento filo-occidentale. Il 15 maggio 1947 l'Assemblea popolare tolse l'immunità ai deputati d'opposizione, e seguì poi il processo principale contro di loro, quello al «gruppo dei deputati».

L'emigrazione e gli agenti infiltrati

Gli oppositori del regime finiti all'estero contavano sull'aiuto dell'Occidente. Tra il 1949 e il 1953 Stati Uniti e Regno Unito infiltrarono in Albania emigrati politici per sollevare una rivolta. L'operazione fallì: la Sigurimi catturava gli agenti.

La politica dal 1948 al 1978

Dopo la rottura con la Jugoslavia il regime si consolidò, ma all'interno del Paese proseguirono epurazioni, campagne e bruschi cambi di rotta che seguivano la politica estera.

Il «Nuovo corso» e la Conferenza di Tirana

Stalin morì nel marzo 1953 e alla guida del PCUS arrivò Nikita Chruščëv, che nel 1956, al XX Congresso, condannò il culto della personalità di Stalin. Nello spirito del «Nuovo corso» Enver Hoxha lasciò le cariche di ministro degli Esteri, ministro della Difesa e primo ministro, mantenendo solo quella di primo segretario del Comitato centrale del PLA.

Alla conferenza di partito di Tirana, dal 14 al 19 aprile 1956, i delegati condannarono il culto di Hoxha e i privilegi del «Blloku». Così si chiamava il quartiere nel centro di Tirana dove vivevano le famiglie dei membri del Politburo: era sorvegliato dalla Guardia e dalla Sigurimi, e i comuni cittadini non potevano entrarvi. Hoxha rientrò da Valona e bollò i critici come agenti jugoslavi.

Dopo la rottura con l'URSS nel dicembre 1961, Hoxha tornò al modello staliniano e puntò sulla Cina.

La «rivoluzionarizzazione» del 1966

Nel 1966, sull'esempio della «Rivoluzione culturale» cinese, il PLA lanciò la campagna di «rivoluzionarizzazione» contro il burocratismo e le «usanze arretrate». Ne faceva parte l'emancipazione femminile: si condannavano i matrimoni precoci e si incoraggiava l'istruzione delle donne.

Nello stesso periodo il regime rafforzò il controllo sull'esercito, e nel febbraio 1967 si scagliò contro la religione.

Il liberalismo dei primi anni Settanta e l'XI Festival

All'inizio degli anni Settanta ci fu una breve stagione di relativo liberalismo, soprattutto nell'arte e nella cultura, dove penetrarono influenze occidentali. Vi pose fine l'XI Festival della canzone della Radiotelevisione, nel dicembre 1972: il regime vi vide un'influenza occidentale. Il regista fu arrestato e condannato a una lunga pena, e anche i cantanti furono puniti.

Nel dicembre 1976 l'Assemblea popolare approvò la costituzione della Repubblica Popolare Socialista d'Albania. Il Paese fu dichiarato ateo e l'isolamento fu sancito per legge.

Alleanze e rotture dell'Albania comunista

La politica estera dell'Albania comunista fu una successione di alleanze, ognuna chiusa da una rottura. Il primo grande alleato fu la Jugoslavia, poi venne l'URSS, infine la Cina. Dopo il 1978 il Paese rimase solo.

AnniAlleato principaleCome finì
1944–1948JugoslaviaRottura dopo l'espulsione della Jugoslavia dal Cominform
1948–1961URSSL'URSS sospese gli aiuti e ruppe le relazioni
1961–1978CinaLa Cina sospese gli aiuti
dopo il 1978nessunoIsolamento

Jugoslavia. Nel novembre 1946 l'Albania firmò con Belgrado una convenzione economica che prevedeva coordinamento dei piani, unione doganale e moneta unica. Nel giugno 1948, però, la Jugoslavia fu espulsa dal Cominform: Tirana stracciò gli accordi e si rivolse all'URSS. Il principale esponente filo-jugoslavo, il ministro dell'Interno Koçi Xoxe, fu rimosso nel 1948 e, dopo un processo a porte chiuse, giustiziato nel 1949.

Tra il 1944 e il 1948 si preparavano con la Jugoslavia piani di unione doganale, moneta unica e comando militare comune, che minacciavano l'indipendenza dell'Albania. Quando nel 1948 URSS e Jugoslavia entrarono in conflitto, Hoxha ne approfittò per rompere con Belgrado.

URSS. Nel febbraio 1949 l'Albania entrò nel Comecon, nel 1955 fu tra i fondatori del Patto di Varsavia e nello stesso anno fu ammessa all'ONU. Il primo piano quinquennale, del 1951, fu elaborato con l'aiuto sovietico. Nel novembre 1960, alla conferenza degli 81 partiti comunisti a Mosca, Hoxha criticò apertamente Chruščëv. Nel 1961 l'URSS sospese gli aiuti, richiamò i suoi tecnici e a dicembre ruppe le relazioni diplomatiche. Dopo l'invasione della Cecoslovacchia nell'agosto 1968, a settembre l'Albania uscì dal Patto di Varsavia.

Il Comecon era l'organizzazione economica dei Paesi socialisti. L'Albania fu ammessa all'ONU il 14 dicembre 1955, cosa che rafforzò la sua posizione internazionale. L'intervento di Hoxha a Mosca nel 1960 fu il passo decisivo verso la rottura.

Cina. Divenne l'alleato principale dopo la rottura con Mosca, ma nel 1978 sospese gli aiuti e l'alleanza finì.

L'Albania aveva bisogno di aiuti economici e militari, e la lontana Cina non minacciava né la sua indipendenza né il potere del regime. Negli anni Settanta i rapporti si raffreddarono per le continue richieste del PLA e per l'avvicinamento della Cina agli Stati Uniti, e nel 1978 si interruppero. Da allora l'Albania rimase senza grandi alleati e seguì il principio del «contare solo sulle proprie forze».

Con l'Occidente i rapporti furono pessimi fin dall'inizio. Nel 1946 alcune navi britanniche urtarono delle mine nello stretto di Corfù. Il caso arrivò davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'ONU e l'oro albanese rimase bloccato. Quando in seguito Londra propose di ristabilire le relazioni, Tirana pose come condizione la restituzione dell'oro. Con la Germania Ovest i rapporti non decollarono a causa della richiesta albanese di riparazioni, mentre la Francia elevò la propria rappresentanza al rango di ambasciata. Solo alla fine degli anni Ottanta Tirana si disse pronta ad allacciare relazioni con Stati Uniti, URSS e Mercato comune europeo e ad aderire al processo di Helsinki.

I vicini e l'Occidente

Con gli Stati Uniti i rapporti si guastarono perché Tirana non riconobbe i trattati del periodo tra le due guerre, con il Regno Unito per l'incidente dello stretto di Corfù, che inasprì bruscamente le relazioni con tutto l'Occidente.

Con la Grecia i rapporti si tesero a causa delle rivendicazioni greche sul sud dell'Albania e dell'aiuto albanese ai comunisti greci durante la guerra civile. L'Albania stabilì relazioni diplomatiche con la Grecia, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, solo nel 1971.

L'Albania restava l'unico Paese europeo a non partecipare alla CSCE e a non aver firmato l'Atto di Helsinki. Nel 1987 migliorarono i rapporti con la Grecia e furono stabilite relazioni diplomatiche con la Germania Ovest e il Canada. Per rianimare l'economia Tirana ampliò il commercio con Francia, Italia e Scandinavia. Alla fine degli anni Ottanta si disse inoltre pronta a risolvere la questione dell'oro monetario.

L'economia socialista

Il regime costruì un'economia senza proprietà privata né capitali stranieri. I pilastri erano la proprietà statale e l'industria pesante, e il Paese doveva svilupparsi «contando sulle proprie forze».

Complesso industriale abbandonato con un'alta ciminiera e tubi arrugginiti tra l'erba, montagne sullo sfondo
Un impianto industriale abbandonato, con la sua ciminiera, invaso dall'erba.

Il primo piano quinquennale, avviato nel 1951, puntava sull'industria pesante e sulle risorse naturali. Il processo più lento fu la collettivizzazione dell'agricoltura: alla fine degli anni Sessanta arrivò anche nelle zone di montagna e, secondo il libro di testo, si concluse nel 1967. La Costituzione degli anni Settanta vietava esplicitamente investimenti e crediti stranieri.

Negli anni Ottanta l'economia era in un vicolo cieco. Le famiglie ricevevano con la tessera i prodotti di base, come carne, zucchero e olio. Il regime si limitò a misure di facciata: il «Nuovo meccanismo economico», il razionamento delle forniture e la confisca del bestiame privato dei contadini, trasferito nelle mandrie collettive.

Nazionalizzazioni e pianificazione

Lo Stato respingeva la proprietà privata come elemento capitalista e non ammetteva investimenti stranieri, né privati né statali. Secondo il libro di testo, nel febbraio 1946, al V Plenum del Comitato centrale del partito comunista, alla proprietà privata fu dichiarata guerra.

La nazionalizzazione avvenne per tappe. Le leggi del dicembre 1944 introdussero il controllo statale sull'industria privata, il monopolio di Stato sul commercio estero e la nazionalizzazione dei beni di chi era fuggito. In seguito passarono allo Stato le proprietà straniere, la Banca nazionale, le miniere, le strade e le acque, e nel 1946 la nazionalizzazione dell'industria fu completata.

La riforma agraria tolse la terra anche ai proprietari dei çiflig. Lo stesso regime la considerava una misura provvisoria sulla strada della collettivizzazione.

Per gestire l'economia fu creata la Commissione statale del piano. L'Albania costruì un'economia pianificata sotto il controllo dello Stato, sul modello sovietico, e col tempo questo portò alla stagnazione e alla crisi.

Grandi opere e collettivizzazione

Negli anni Cinquanta, con gli aiuti e i crediti dell'URSS e del blocco socialista, furono costruiti lo zuccherificio di Maliq, il complesso tessile di Tirana e la centrale idroelettrica sul fiume Mat. Nel 1970 si completò l'elettrificazione del Paese.

La cooperativizzazione delle campagne procedette per zone. Nel 1959 fu dichiarata conclusa nelle aree di pianura e di collina e avviata in quelle di montagna.

L'economia degli anni Ottanta

Quando la Cina sospese gli aiuti, lo Stato rimase senza mezzi per l'industrializzazione e la stagnazione si trasformò in una crisi profonda. Nel novembre 1980 si decise di collettivizzare il bestiame dei contadini, che veniva riunito in mandrie collettive, le tufa; all'inizio degli anni Ottanta furono eliminati anche gli appezzamenti familiari dei cooperativisti. Tutto ciò gettò le campagne in una crisi profonda e provocò la scarsità di cibo.

La tallon era la tessera con cui le famiglie ricevevano i prodotti razionati. Queste misure furono adottate in nome della «linea di continuità» e non cambiarono nulla nella sostanza.

Repressione e controllo sulla vita quotidiana

Il pilastro del regime era la polizia segreta, la Sigurimi («la Sicurezza»). Il partito stava al di sopra delle leggi e dei diritti umani, la «lotta di classe» era considerata il motore della società e la propaganda dipingeva l'Albania come l'unico Paese «davvero socialista», stretto in un «accerchiamento» ostile.

Il principio della «politica al primo posto» voleva che ogni azione fosse valutata in base alle sue conseguenze politiche. La propaganda sull'«accerchiamento imperialista-revisionista» agitava la minaccia dell'Occidente e degli ex alleati e giustificava privazioni e isolamento.

Grigi condomini prefabbricati al crepuscolo, con molte antenne televisive sui tetti e luci accese alle finestre
Tetti di condomini tutti uguali, coperti di antenne televisive, nella luce della sera.

Le famiglie dei prigionieri politici e delle «classi nemiche» venivano internate o mandate a lavorare nelle aziende agricole statali. Nel campo di internamento di Tepelena (1949–1954) furono rinchiuse soprattutto famiglie di questo tipo, con molti bambini; secondo le stime vi morirono centinaia di persone. Nel 1968 aprì il carcere e campo di lavori forzati di Spaç, vicino alle miniere di rame e pirite, dove nel maggio 1973 i detenuti si ribellarono.

Ateismo. Dopo un discorso di Hoxha nel febbraio 1967 furono chiuse tutte le istituzioni religiose e l'Albania si proclamò il primo Stato ateo del mondo.

Il controllo si estendeva a ogni ambito:

  • nel 1966, sull'esempio della Rivoluzione culturale cinese, nell'esercito furono aboliti i gradi e introdotti i commissari di partito;

  • la popolazione in età lavorativa partecipava periodicamente a un addestramento militare, lo zbor («raduno»);

  • il «controllo operaio» affidava a gruppi di lavoratori la sorveglianza sull'amministrazione, ufficialmente per combattere la burocrazia;

  • le antenne di disturbo, gli zhurmues («disturbatori»), impedivano di ricevere la televisione straniera;

  • l'ideale proclamato era l'«uomo nuovo socialista», da proteggere dalle «estranee manifestazioni borghesi».

La traccia più visibile di quell'epoca sono circa 173 000 bunker di cemento, costruiti negli anni Settanta e Ottanta in vista di un attacco dall'esterno. Molti sono ancora lì.

L'esercito, privato dei gradi e posto sotto la sorveglianza dei commissari, era chiamato «esercito popolare». L'«uomo nuovo socialista» veniva educato secondo l'ideologia marxista, e lo zbor faceva parte della militarizzazione della vita civile. I bunker erano monoposto.

La Sigurimi e le leggi sul «tradimento»

La repressione cominciò alla fine del 1944, quando il servizio di sicurezza prese il nome di Direzione per la difesa del popolo. Nel marzo 1946 fu ribattezzato Sigurimi (Direzione della sicurezza dello Stato) e inserito nel ministero dell'Interno; nel 1946 ministro dell'Interno divenne Koçi Xoxe. Al I Congresso del partito comunista Enver Hoxha definì la Sigurimi «gli occhi e le orecchie del partito».

Il codice penale del 1952 equiparò al tradimento della patria la fuga all'estero, nonché l'agitazione e la propaganda contro il potere.

Carceri e campi

Ai prigionieri politici erano destinate soprattutto le carceri di Burrel e di Spaç. Spaç si trovava nella zona di Mirdita e di Alessio. A Tepelena, invece, erano rinchiuse intere famiglie di «nemici di classe».

La lotta contro la religione

Il regime considerava la religione la principale rivale del marxismo, e molti religiosi furono condannati già nei primi anni. La campagna aperta cominciò il 6 febbraio 1967, dopo un discorso di Hoxha: le funzioni e le feste religiose furono vietate. I luoghi di culto furono distrutti o trasformati in magazzini e centri culturali.

Scuola, scienza e cultura

Dopo la guerra il problema principale dell'istruzione era l'analfabetismo: secondo i libri di testo non sapeva leggere circa l'80% della popolazione. Il regime organizzò corsi di massa, introdusse la scuola obbligatoria e fondò la prima università e l'Accademia delle Scienze.

La legge di riforma dell'istruzione dell'agosto 1946 rese la scuola laica, statale e unica, e l'obbligo scolastico venne poi esteso per gradi: secondo il libro di testo, a sette anni nel 1962 e a otto nel 1968. La riforma degli anni Sessanta ne sottolineò il carattere di classe e introdusse un «asse ideologico» fatto di studio, lavoro produttivo e addestramento militare. Nel 1957 aprì l'Università statale di Tirana, la prima d'Albania, e nel 1972 entrò in funzione l'Accademia delle Scienze.

La legge del 1946 istituì un'istruzione generale di 11 anni articolata in tre gradi: elementare (obbligatorio), media inferiore e media superiore. Erano inoltre previste l'istruzione professionale e l'educazione degli adulti.

Dal 1945, anno di nascita dell'Unione degli Scrittori, letteratura e arte dovevano seguire il «realismo socialista» sotto lo sguardo della censura, e i modernisti venivano puniti. Negli anni Sessanta arrivarono i primi grandi risultati scientifici, tra cui il lavoro sulla lingua letteraria albanese unificata. Le cure mediche erano gratuite; una priorità fu la lotta contro tubercolosi e malaria, condotta anche con la bonifica delle paludi.

Accanto alla lingua si sviluppò l'albanologia.

Letteratura, teatro e cinema

Tra gli scrittori più noti di quel periodo ci sono Ismail Kadare, Dritëro Agolli, Fatos Arapi e Fatos Kongoli.

Il 29 novembre 1953 fu inaugurato il Teatro dell'Opera e del Balletto. La prima opera lirica albanese fu «Mrika» di Prenkë Jakova.

Nel 1952 aprirono gli studi cinematografici «Shqipëria e Re» («Nuova Albania»). Il film «Scanderbeg» fu girato insieme a cineasti e attori sovietici.

L'emancipazione femminile

Già durante la Seconda guerra mondiale le donne entrarono negli organi dirigenti del partito comunista e nei reparti dell'Esercito di liberazione nazionale. Dopo la guerra il partito avviò una campagna per l'emancipazione femminile, e l'Unione delle Donne d'Albania ne divenne l'organizzazione di massa.

Alle elezioni del 1945 le donne ottennero per la prima volta il diritto di votare e di essere elette. La campagna del 1966 contro le «usanze arretrate» condannava i matrimoni precoci e incoraggiava l'istruzione delle ragazze.

La crisi del regime

Negli anni Settanta e Ottanta il regime si chiuse sempre più in sé stesso e andò a caccia di nemici interni. La nuova costituzione, approvata definitivamente nel dicembre 1976, ribattezzò il Paese Repubblica Popolare Socialista d'Albania e sancì per legge il ruolo guida del partito.

Il 17 dicembre 1981 il primo ministro Mehmet Shehu fu trovato morto in casa. La versione ufficiale parlò di suicidio, ma dopo la morte fu dichiarato «nemico» e capo di un «gruppo ostile»; le epurazioni colpirono poi anche altri dirigenti, come Kadri Hazbiu.

Enver Hoxha, nato il 16 ottobre 1908 ad Argirocastro, morì l'11 aprile 1985 a Tirana. Il 13 aprile fu eletto primo segretario del PLA Ramiz Alia, dal 1982 presidente del Presidium dell'Assemblea popolare. Alia scelse una «linea di continuità», ma la crisi si aggravava. Dal 2 luglio 1990 circa 4800 albanesi si rifugiarono nelle ambasciate straniere di Tirana, e pochi giorni dopo ottennero il permesso di partire per l'estero.

Il successore di Hoxha

Hoxha cominciò a preparare un successore a metà degli anni Settanta, e alla fine del 1981 era ormai chiaro che sarebbe stato Ramiz Alia. Dopo la morte di Hoxha, Alia prese la guida del PLA, e il IX Congresso del partito fu chiamato «congresso della continuità».

Le concessioni del 1990

Nel 1990 il regime fece le prime concessioni. Fu di nuovo permessa la pratica religiosa e venne riaperto il ministero della Giustizia. L'internamento per reati politici fu vietato, la pena di morte per la fuga all'estero fu abolita, così come l'articolo sull'agitazione e la propaganda.

Il Kosovo nella Jugoslavia (1945–1989)

Dopo la guerra il Kosovo rimase nella Jugoslavia come regione autonoma della Serbia, e gli albanesi erano considerati una minoranza nazionale. Il suo percorso, dall'amministrazione militare del 1945 all'ampia autonomia del 1974 fino alla sua abolizione nel 1989, è un argomento d'esame a parte.

Durante la guerra le organizzazioni del Kosovo avevano espresso la volontà di unirsi all'Albania, e i comunisti jugoslavi avevano promesso l'autodeterminazione a guerra finita, ma la promessa non fu mantenuta. La rivolta in Kosovo dell'inverno 1944–1945 fu soffocata con uccisioni di massa.

Nel 1945 in Kosovo fu introdotta un'amministrazione militare. Quel periodo fu segnato dal terrore contro gli albanesi, da una campagna di sequestro delle armi e dal massacro di Bar nella primavera del 1945. Dopo il 1950 molti albanesi furono spinti con varie pressioni a trasferirsi in Turchia. Contro la politica serba si muovevano le organizzazioni clandestine «Nazional-Democratica» e «Besa Kombëtare», mentre lo strumento principale della persecuzione era il servizio di sicurezza jugoslavo, l'UDB.

Le organizzazioni clandestine miravano alla liberazione del Kosovo e all'unione con l'Albania. Le espulsioni verso la Turchia, unite al terrore serbo, furono una pulizia etnica.

Lo status del Kosovo nel dopoguerra

Nel luglio 1945 a Prizren l'Assemblea del Consiglio popolare regionale, in cui i delegati albanesi erano solo 33, proclamò il Kosovo parte della Serbia federale. Nacque così la regione autonoma del Kosovo. La regione si trovò in una doppia dipendenza: dalla Serbia e dalla federazione.

La costituzione jugoslava del gennaio 1946 riconobbe gli albanesi come minoranza nazionale e li divise tra Serbia, Montenegro e Macedonia. La costituzione della RSFJ del 1963 era permeata di spirito unitarista: indebolì l'autonomia del Kosovo e la rese dipendente dalla Serbia. Al plenum di Brioni del 1° luglio 1966 le tendenze unitariste furono condannate.

Le manifestazioni del 1968 furono represse con la forza, ma costrinsero le autorità ad approvare emendamenti che migliorarono lo status del Kosovo. La costituzione della provincia autonoma del 1974 ridusse al minimo la dipendenza dalla Serbia, e la costituzione jugoslava dello stesso anno diede al Kosovo un grado di autonomia senza precedenti per quei tempi.

Date chiave:

  • 27 novembre 1968: manifestazioni a Pristina e in altre città per lo status di repubblica e per un'università; l'Università di Pristina aprì nell'anno accademico 1969–1970.

  • Febbraio 1974: la costituzione della provincia autonoma e la nuova costituzione jugoslava concedono al Kosovo un'ampia autonomia, con parità di lingua, cultura, bandiera e simboli.

  • 1979: il reddito pro capite in Kosovo è un quarto della media jugoslava, la disoccupazione 2,5 volte più alta.

  • 11 marzo 1981: manifestazioni studentesche a Pristina al grido di «Kosovo repubblica»; il 2 aprile viene proclamato lo stato d'emergenza, migliaia di persone vengono arrestate e cominciano le epurazioni degli albanesi dall'amministrazione e dalle scuole.

  • Febbraio 1989: sciopero della fame dei minatori di Trepça contro la riduzione dell'autonomia.

  • Marzo 1989: sotto la pressione della Serbia guidata da Milošević, l'Assemblea del Kosovo abolisce l'autonomia della provincia.

  • 23 dicembre 1989: a Pristina nasce la Lega Democratica del Kosovo, guidata da Ibrahim Rugova.

Disuguaglianze ed epurazioni negli anni Ottanta

Il Kosovo restava la regione più arretrata della Jugoslavia. Serbi e montenegrini, pur essendo una minoranza nella provincia, dominavano l'amministrazione e l'industria.

Lo stato d'emergenza del 1981 fu proclamato dalla Presidenza della Jugoslavia. Dopo le manifestazioni le autorità avviarono il cosiddetto «processo di differenziazione ideologico-politica», cioè l'epurazione degli albanesi dall'amministrazione, dal partito e dal sistema scolastico.

La situazione peggiorò dopo il 1987, quando Milošević consolidò il proprio potere nella Lega dei comunisti di Serbia. L'abolizione dell'autonomia nel 1989 avvenne sotto forma di emendamenti approvati dall'Assemblea del Kosovo.

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Domande frequenti

Chi governò l'Albania comunista?

Per quasi tutto il periodo Enver Hoxha, che guidò il partito comunista (dal 1948 Partito del Lavoro d'Albania) dalla fondazione fino alla morte, l'11 aprile 1985. Fu primo ministro fino al 1954, poi il governo passò a Mehmet Shehu. Dopo Hoxha il partito fu guidato da Ramiz Alia.

Con quali Paesi era alleata l'Albania comunista?

Nell'ordine con la Jugoslavia (1944–1948), l'URSS (1948–1961) e la Cina (1961–1978). Ogni alleanza finì con una rottura, e dopo il 1978 l'Albania rimase isolata.

È vero che in Albania la religione era vietata?

Sì. Dopo il discorso di Enver Hoxha del febbraio 1967 furono chiuse tutte le istituzioni religiose e l'Albania si proclamò il primo Stato ateo del mondo. La libertà di culto tornò solo con la caduta del regime.

Perché in Albania ci sono così tanti bunker?

Il regime li costruì negli anni Settanta e Ottanta nell'ambito della difesa contro l'«accerchiamento» esterno, cioè contro l'Occidente e gli ex alleati. In tutto ne furono costruiti circa 173 000, in cemento, e molti esistono ancora.

Quando aprì la prima università in Albania?

Nel 1957, con l'Università statale di Tirana. Nel 1972, sempre a Tirana, entrò in funzione l'Accademia delle Scienze d'Albania.

Che cos'era la Sigurimi?

La polizia segreta del regime comunista, che reprimeva i suoi oppositori. Fino al marzo 1946 si chiamava Direzione per la difesa del popolo, e Hoxha la definiva «gli occhi e le orecchie del partito».

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Fonti

  1. Britannica: Albania — History
  2. Wikipedia: People's Socialist Republic of Albania
  3. Wikipedia: Bunkers in Albania
  4. Wikipedia: Socialist Autonomous Province of Kosovo
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