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Albania

Albania nella seconda guerra mondiale: occupazione, Resistenza e liberazione

Il 7 aprile 1939 l'Italia fascista occupò l'Albania, poi subentrò la Germania. La Resistenza si divise tra comunisti e nazionalisti, e a fine novembre 1944 il paese fu liberato.

20 min di lettura
Passo di montagna albanese innevato all'alba, con sentiero sterrato, capanna in pietra con fumo e vette tra la nebbia

In Albania la seconda guerra mondiale arrivò prima che nel resto d'Europa: il 7 aprile 1939 il paese fu occupato dall'Italia fascista. Dopo la capitolazione italiana del settembre 1943 subentrò la Germania nazista. La Resistenza si divise tra comunisti e nazionalisti. A fine novembre 1944 il paese fu liberato e il potere passò ai comunisti.

Questo è il sesto capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania, dall'invasione italiana alla liberazione del 1944.

L'invasione italiana dell'Albania del 1939

Il 7 aprile 1939 le truppe italiane del generale Alfredo Guzzoni sbarcarono contemporaneamente a Durazzo, Valona, Shëngjin e Saranda. Il giorno dopo entrarono a Tirana. Re Zog fuggì in Grecia e l'Albania avrebbe perso l'indipendenza per anni.

A Durazzo il sottufficiale di marina Mujo Ulqinaku oppose resistenza e cadde colpito da un proiettile sparato da una nave italiana. Zog partì con la regina Geraldina e il figlio Leka, portando con sé parte dell'oro della banca nazionale. Il 12 aprile un'assemblea riunita a Tirana deliberò l'unione personale con l'Italia e offrì la corona a re Vittorio Emanuele III. A capo del governo collaborazionista fu posto Shefqet Vërlaci, il più grande proprietario terriero del paese.

Proprio a Durazzo si combatterono gli scontri più accaniti: la gendarmeria al comando del maggiore Abaz Kupi respinse più volte gli italiani. Ma le forze erano troppo impari e l'8 aprile 1939 le truppe italiane erano già nella capitale.

Di fatto l'Albania diventò una provincia italiana. Tutte le leve del potere erano in mano ai rappresentanti italiani e gli occupanti cercavano di piegare al fascismo ogni ambito della vita del paese, scuola compresa. Quando, nell'ottobre 1940, l'Italia attaccò la Grecia, anche l'Albania le «dichiarò» guerra. Gli albanesi arruolati nell'esercito italiano, però, disertarono in massa.

All'occupazione dell'Albania non seguì una reazione internazionale efficace: tutto si fermò alle proteste diplomatiche.

L'ultimatum di Mussolini

L'invasione fu preceduta da pressioni diplomatiche. Il piano per impadronirsi dell'Albania era stato preparato dal ministro degli Esteri italiano Ciano già nel 1938, e Mussolini lo approvò all'inizio del 1939.

Il 25 marzo 1939 l'Italia consegnò a Zog un progetto di accordo in 8 punti redatto da Ciano. Il testo ledeva la sovranità albanese, e il governo e il parlamento del paese lo respinsero.

Il 2 aprile 1939 Mussolini presentò allora a Zog un ultimatum in 4 punti. In apparenza era più morbido, ma nella sostanza chiedeva le stesse cose. Il termine scadeva il 6 aprile e, in caso di rifiuto, l'Italia minacciava lo sbarco delle truppe. Il giorno dopo la scadenza cominciò l'invasione.

L'Assemblea costituente e l'unione personale

Subito dopo l'occupazione, sotto la tutela di Ciano, a Tirana fu creato un Comitato amministrativo provvisorio presieduto da Xhafer Ypi. Il 12 aprile 1939 si riunì un'Assemblea costituente di 159 membri.

L'Assemblea depose Zog, abrogò lo Statuto del Regno del 1928 e votò l'unione personale con l'Italia. La corona d'Albania passò a Vittorio Emanuele III, e il potere regio fu esercitato in suo nome dal luogotenente generale Francesco Jacomoni, già ministro plenipotenziario italiano in Albania.

Nel giugno 1939 fu emanato lo Statuto fondamentale, che stabiliva come forma di governo la monarchia costituzionale. Lingua ufficiale restava l'albanese, ma l'italiano divenne la seconda lingua dell'amministrazione e delle scuole.

Come l'Italia governava l'Albania

All'esterno l'Albania conservava i tratti di uno Stato, ma tutte le decisioni chiave venivano prese a Roma:

  • il ministero degli Esteri albanese fu soppresso e sostituito da un sottosegretariato presso il ministero degli Esteri italiano;

  • la gendarmeria e l'esercito albanesi furono incorporati in quelli italiani;

  • l'organo legislativo supremo divenne il Consiglio superiore fascista corporativo;

  • la bandiera nazionale fu mantenuta, ma vi furono aggiunti i fasci littori, simbolo del fascismo;

  • fu creato il Partito fascista albanese, a cui dovevano iscriversi funzionari, insegnanti e studenti.

Gli occupanti propagandavano inoltre l'idea dell'«Albania etnica» e promettevano di riunire le terre albanesi dei Balcani.

La Resistenza tra comunisti e nazionalisti

La Resistenza cominciò quasi subito: manifestazioni, volantini, sabotaggi e bande armate, le çeta (squadre partigiane). Nel 1942 si erano ormai delineati due movimenti principali: il Movimento di liberazione nazionale, sempre più guidato dai comunisti, e il nazionalista Balli Kombëtar.

Le forze in campo partivano da posizioni diverse. I sostenitori di Zog erano penalizzati dal fatto che il re non si fosse messo alla guida della Resistenza. I nazionalisti erano poco organizzati, mentre i comunisti si compattarono rapidamente dopo l'attacco della Germania all'URSS nel 1941. Sempre nel 1941 il giovane antifascista Vasil Laçi attentò alla vita di Vittorio Emanuele III durante la sua visita a Tirana.

Le proteste studentesche e le prime çeta

I primi a reagire all'occupazione furono i giovani delle scuole, sostenuti dagli insegnanti. Nel 1939–1940 studenti e professori del Ginnasio di Tirana, dell'Istituto femminile «Nëna Mbretëreshë» e del Liceo francese di Korçë trasformarono le manifestazioni ufficiali del 28 novembre in proteste contro gli italiani.

Gli occupanti risposero con la repressione: i partecipanti alle manifestazioni furono espulsi dalle scuole, gli insegnanti licenziati e alcuni docenti e studenti internati in Italia.

Nel novembre 1941 a Korçë si svolse una manifestazione studentesca con la bandiera nazionale. Negli scontri morì Koçi Bako e ci furono anche dei feriti.

L'attentato di Vasil Laçi avvenne il 17 maggio 1941: il giovane sparò contro re Vittorio Emanuele III durante la sua visita in Albania.

Nel 1941 comparvero le prime çeta armate, a Tirana, Skrapar, Dibra, Martanesh, Korçë e in altre località. Anche gli inglesi avevano un proprio piano d'azione contro gli italiani: alcuni emigrati albanesi a Belgrado, Abaz Kupi, Mustafa Gjinishi e i fratelli Kryeziu, partecipavano al progetto britannico di un'insurrezione armata nel Nord.

Nel 1942 cominciò la formazione delle çeta partigiane. I loro comandanti erano per lo più non comunisti, mentre i commissari, sul modello sovietico, venivano nominati dal Partito comunista.

Il Partito comunista e la conferenza di Peza

Nel novembre 1941 fu fondato a Tirana il Partito comunista d'Albania: circa 130 iscritti, guidati da Enver Hoxha. Il partito si diede come obiettivi la liberazione del paese, il ritorno all'indipendenza e un ordinamento democratico. Per raggiungerli, secondo il partito, servivano un fronte antifascista e l'insurrezione armata.

L'assemblea costitutiva del partito si tenne dall'8 al 14 novembre 1941. La organizzarono tre gruppi comunisti: quello di Korçë, quello di Scutari e il gruppo «Gioventù». Erano presenti anche due rappresentanti del Partito comunista di Jugoslavia, Dušan Mugoša e Miladin Popović. L'assemblea elesse un Comitato centrale provvisorio di 7 membri. Enver Hoxha rappresentava il gruppo di Korçë; fu eletto segretario generale più tardi, alla Prima conferenza del partito nel marzo 1943, e guidò il partito fino alla morte, nel 1985.

Il 16 settembre 1942, in casa di Myslym Peza, si tenne la conferenza di Peza. Da lì nacquero il Movimento di liberazione nazionale e una rete di consigli di liberazione nazionale, che nelle zone liberate divennero gli organi di governo. A Peza, oltre ai comunisti, parteciparono anche alcuni nazionalisti: Abaz Kupi, Myslym Peza, Baba Faja Martaneshi. Dal 17 al 22 marzo 1943 si svolse a Labinot la Prima conferenza nazionale del Partito comunista. A luglio nacque lo Stato maggiore generale dell'Esercito di liberazione nazionale, con Spiro Moisiu comandante ed Enver Hoxha commissario politico.

Proprio sui consigli si reggeva il Fronte antifascista di liberazione nazionale: nelle zone liberate prendevano il posto delle vecchie autorità. L'Esercito di liberazione nazionale vero e proprio fu creato il 10 luglio 1943. Una delle sue prime formazioni regolari fu la 1ª Brigata d'assalto.

Balli Kombëtar. Il Balli Kombëtar («Fronte nazionale») fu fondato nell'autunno del 1942 da Midhat Frashëri e Ali Këlcyra. Il suo programma, il «Decalogo», proclamava un'Albania etnica e democratica. Il movimento riuniva nazionalisti per lo più repubblicani e anticomunisti e in un primo momento si oppose all'occupazione italiana. Al suo interno convivevano due correnti: una voleva combattere attivamente gli occupanti, l'altra preferiva aspettare il «momento opportuno», cioè lo sbarco degli Alleati nei Balcani.

Secondo il manuale scolastico, il Balli fu fondato nel novembre 1942. Il movimento era diretto da un comitato presieduto da Midhat Frashëri. L'organizzazione era aperta a tutti, tranne che ai comunisti.

All'inizio le due forze collaborarono. Nell'inverno 1942–1943 il Fronte di liberazione nazionale e il Balli condussero azioni comuni. La più importante fu la battaglia di Gjorm, nella zona di Valona, all'inizio di gennaio 1943.

Mukje: l'alleanza mancata. Nell'agosto 1943, a Mukje, i rappresentanti del Movimento di liberazione nazionale e del Balli Kombëtar si accordarono per creare un Comitato di salvezza dell'Albania. La questione del Kosovo sarebbe stata decisa con un voto popolare. Il Comitato centrale del Partito comunista, anche per l'influenza dei comunisti jugoslavi, respinse però l'accordo e la frattura si allargò. I sostenitori di Zog uscirono dal Fronte di liberazione nazionale e fondarono il movimento «Legaliteti», guidato da Abaz Kupi. Tra le forze albanesi scoppiò la guerra civile.

A Mukje le parti decisero di richiamarsi alla Carta atlantica in nome di un'Albania etnica, libera e democratica. L'accordo fu denunciato definitivamente alla seconda conferenza di Labinot, nel settembre 1943.

L'occupazione tedesca, 1943–1944

L'8 settembre 1943 l'Italia capitolò e l'Albania fu occupata dalla Germania nazista. Alcuni reparti tedeschi erano entrati nel paese già a luglio; il grosso arrivò a settembre. La Germania voleva riempire il vuoto lasciato dagli italiani, controllare le strade e difendere la costa da un possibile sbarco alleato.

I tedeschi promisero di non interferire negli affari interni e si appoggiarono all'amministrazione albanese. Le funzioni di capo dello Stato passarono all'Alto consiglio di reggenza, presieduto da Mehdi Frashëri. Tra i dirigenti c'era anche Rexhep Mitrovica. Gli occupanti sfruttavano l'idea della «Grande Albania» e sottolineavano il carattere «temporaneo» della loro presenza. Insistevano anche sull'«indipendenza» proclamata sotto la loro protezione, ma la sovranità del paese restava solo relativa.

Il regime d'occupazione fu brutale. Il 4 febbraio 1944, a Tirana, i reparti di polizia del ministro dell'Interno Xhafer Deva uccisero alcune decine di abitanti sospettati di antifascismo. Nell'inverno 1943–1944 le truppe tedesche lanciarono l'Operazione d'inverno per annientare i partigiani, accompagnandola con un terrore di massa contro i civili. I partigiani riuscirono a resistere e passarono alla controffensiva. Tra maggio e giugno 1944 seguì l'Operazione di giugno, in cui contro i partigiani combatterono le truppe tedesche insieme alla gendarmeria e alle formazioni del Balli. Per tutto questo periodo missioni militari britanniche operarono al fianco delle forze della Resistenza.

L'indipendenza sotto protezione tedesca

Sotto i tedeschi fu creato un Comitato esecutivo provvisorio guidato da Ibrahim Biçakçiu.

Il 16 ottobre 1943 l'Assemblea nazionale proclamò l'indipendenza e la neutralità dell'Albania. Abrogò l'unione personale con l'Italia e lo statuto italiano del giugno 1939.

Dell'Alto consiglio di reggenza fecero parte Mehdi Frashëri, il sacerdote Anton Harapi, Lef Nosi e Fuat Dibra; quest'ultimo non esercitò mai le sue funzioni.

La guerra civile

Lo scontro tra il Fronte di liberazione nazionale e il Balli fece sì che in Albania, accanto alla guerra di liberazione, si combattesse una guerra civile.

Il 1° ottobre 1943 Enver Hoxha inviò ai comitati distrettuali del partito una lettera in cui il Balli veniva dichiarato collaborazionista e quindi da combattere. Il Balli, a sua volta, al congresso di Berat del gennaio 1944 decise di fare guerra ai comunisti.

I sostenitori di Zog diedero forma al loro movimento al I congresso del «Legaliteti», il 21 novembre 1943. Zog fu eletto presidente onorario, mentre il leader effettivo restava Abaz Kupi.

Nell'estate del 1944 contro i partigiani si mosse anche lo stesso governo collaborazionista: a luglio il primo ministro Fiqri Dine, insieme ai capi del Nord, organizzò operazioni congiunte con i tedeschi contro l'Esercito di liberazione nazionale.

L'Operazione d'inverno

L'Operazione d'inverno fu la prova più dura per i partigiani. L'Esercito di liberazione nazionale subì varie sconfitte, soprattutto nel Nord. Lo Stato maggiore generale, insieme alla missione britannica, si ritrovò accerchiato nella foresta di Çermenika, nella zona di Elbasan.

Lo Stato maggiore fu salvato dalla 1ª Brigata al comando di Mehmet Shehu. Nonostante il terrore contro i civili, le forze di liberazione nazionale sopravvissero e passarono alla controffensiva.

Il salvataggio degli ebrei

L'Albania è uno dei pochi paesi d'Europa in cui, alla fine della guerra, gli ebrei erano più numerosi di prima. Prima del conflitto erano circa 200, alla fine circa 1800: gli albanesi salvarono anche profughi arrivati da altri paesi.

Stanza semplice in una casa di pietra di notte: una lampada, pane e tazze sul tavolo, porta socchiusa su un cortile con un ulivo
La luce calda di una lampada in una casa di pietra, immagine di rifugio e di ospitalità: i valori per cui è nota la tradizione albanese della besa.

Durante l'occupazione tedesca gli albanesi si rifiutarono di consegnare agli occupanti gli elenchi degli ebrei. Nascosero famiglie ebree e procurarono loro documenti falsi. Questo comportamento viene ricondotto alla besa, il codice d'onore albanese che obbliga a mantenere la parola data e a proteggere chi chiede aiuto.

Liberazione del 1944: l'Albania esce dalla seconda guerra mondiale

Nell'autunno del 1944 l'Esercito di liberazione nazionale aveva ormai preso il sopravvento. A maggio il Congresso di Përmet creò gli organi del nuovo potere e a ottobre, a Berat, nacque il Governo provvisorio. Il 17 novembre fu liberata Tirana; la data ufficiale della liberazione di tutta l'Albania è il 29 novembre 1944.

Nella primavera del 1944 la guerra volgeva a sfavore della Germania. Tra i piani degli Alleati angloamericani si prendeva in considerazione anche uno sbarco nei Balcani passando per l'Albania.

Il Congresso di Përmet si riunì il 24 maggio 1944 e creò il Consiglio antifascista di liberazione nazionale come organo legislativo ed esecutivo supremo. Istituì inoltre il Comitato antifascista, con funzioni di governo provvisorio, guidato da Enver Hoxha, che fu eletto anche comandante supremo dell'esercito. Il Congresso vietò a re Zog di tornare e stabilì che la forma di governo sarebbe stata decisa dopo la guerra con un voto popolare. Decise anche di non riconoscere altri governi e di rivedere i trattati stipulati in precedenza con gli Stati stranieri.

Il Congresso unificò inoltre il comando militare: Enver Hoxha divenne al tempo stesso comandante supremo e commissario politico dell'Esercito di liberazione nazionale. Il mancato riconoscimento riguardava qualsiasi altro governo, sia all'interno del paese sia all'estero.

Dopo l'Operazione di giugno la 1ª Divisione d'assalto si spostò a nord per combattere le forze del Balli, gli zoghisti e altri nazionalisti. A settembre 1944 si aprì l'ultima fase: la liberazione delle città. A ottobre, a Berat, il Comitato antifascista si trasformò nel Governo democratico provvisorio guidato da Enver Hoxha. L'assemblea approvò la «Dichiarazione dei diritti dei cittadini», che sanciva la libertà di parola, di stampa e di voto e la parità tra uomini e donne.

Nel settembre 1944 l'esercito tedesco ricevette l'ordine di lasciare i Balcani e dichiarò l'Albania zona di operazioni.

Tirana fu liberata il 17 novembre 1944, dopo quasi tre settimane di combattimenti a cui presero parte anche gli abitanti della città. Il 29 novembre, con la liberazione di Scutari, la guerra in Albania finì: questo giorno si celebra come Festa della liberazione. Secondo il manuale scolastico, gli albanesi affrontarono 15 divisioni nemiche. La popolazione pagò un prezzo altissimo in vite umane e in distruzioni materiali.

I combattimenti per la capitale andavano avanti dalla fine di ottobre. Il 28 novembre 1944 il Governo provvisorio entrò a Tirana. Enver Hoxha, in qualità di primo ministro, promise elezioni per un'Assemblea costituente. Ma subito dopo la liberazione di Tirana le forze al comando di Mehmet Shehu cominciarono arresti e fucilazioni.

Il bilancio della guerra

Per l'Albania la guerra ebbe due esiti di segno opposto. Quello positivo: il paese riconquistò la libertà, l'indipendenza e la sovranità. La Resistenza albanese fu riconosciuta ufficialmente dagli Alleati e l'Albania si ritrovò dalla parte dei vincitori.

L'Albania vide confermati i suoi confini del 1913, e alla Conferenza di pace di Parigi le rivendicazioni greche sul sud del paese furono respinte.

L'esito negativo fu l'instaurazione del regime comunista, che aveva eliminato i propri avversari già durante la guerra. Quel regime governò l'Albania per 46 anni. I rapporti con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si raffreddarono presto e l'Albania entrò nel blocco comunista.

Il prezzo della guerra fu altissimo. Secondo un memorandum del dopoguerra, una parte considerevole delle città e dei villaggi era stata completamente distrutta.

Kosovo e Ciamuria durante la guerra

Alla vigilia della guerra gli albanesi del Kosovo e della Ciamuria vivevano sotto la pressione delle monarchie jugoslava e greca. La guerra spostò temporaneamente i confini: nel 1941 gran parte del Kosovo fu annessa all'Albania sotto controllo italiano e vi furono aperte centinaia di scuole albanesi.

La pressione non era solo politica: gli albanesi di queste terre subivano persecuzioni etniche. Nell'aprile 1941 il Kosovo e altre terre albanesi furono spartiti tra Italia, Germania e Bulgaria. Nella zona italiana l'albanese divenne lingua ufficiale e l'amministrazione fu affidata a funzionari albanesi.

Nel settembre 1943, già sotto i tedeschi, fu fondata la Seconda Lega di Prizren per preservare l'unità delle terre albanesi, con Bedri Pejani alla presidenza. Il movimento antifascista in Kosovo agiva sotto l'influenza del Partito comunista di Jugoslavia. Contro gli albanesi combattevano anche i cetnici serbi. La conferenza di Bujan (31 dicembre 1943 – 2 gennaio 1944) proclamò, in nome del diritto all'autodeterminazione, la volontà degli albanesi del Kosovo di unirsi all'Albania dopo la guerra. L'unione però non avvenne: il Kosovo rimase alla Jugoslavia come provincia della Serbia e la resistenza albanese fu repressa con la legge marziale.

La Seconda Lega di Prizren fu fondata il 16 settembre 1943.

A sud, tra giugno 1944 e marzo 1945, i reparti greci dell'EDES del generale Napoleon Zervas espulsero i ciami dalla Grecia. Il 27 giugno 1944 avvenne il massacro di Paramythia.

Negli anni della guerra la sorte della Ciamuria fu diversa da quella del Kosovo. Dopo l'occupazione della Grecia la Tesprozia (Ciamuria) passò sotto controllo italiano, ma i tedeschi non ne permisero l'annessione all'Albania. La popolazione ciam espulsa trovò rifugio in Albania. I profughi presentarono reclami alle organizzazioni internazionali e al governo greco, ma le loro denunce rimasero senza risposta.

Cronologia 1939–1944

DataEvento
25 marzo 1939L'Italia consegna a Zog un progetto di accordo in 8 punti
2 aprile 1939Ultimatum di Mussolini in 4 punti
7 aprile 1939Invasione italiana, sbarchi a Durazzo, Valona, Shëngjin e Saranda
8 aprile 1939Le truppe italiane entrano a Tirana
12 aprile 1939L'Assemblea costituente proclama l'unione personale con l'Italia
giugno 1939Statuto fondamentale: monarchia costituzionale
ottobre 1940Attacco italiano alla Grecia, «dichiarazione» di guerra a nome dell'Albania
aprile 1941Spartizione del Kosovo e di altre terre albanesi tra Italia, Germania e Bulgaria
17 maggio 1941Attentato di Vasil Laçi contro Vittorio Emanuele III
8–14 novembre 1941Assemblea costitutiva del Partito comunista d'Albania
16 settembre 1942Conferenza di Peza
novembre 1942Fondazione del Balli Kombëtar (secondo il manuale)
gennaio 1943Battaglia di Gjorm, azione comune del Fronte di liberazione nazionale e del Balli
17–22 marzo 1943Prima conferenza del Partito comunista a Labinot
10 luglio 1943Creazione dell'Esercito di liberazione nazionale
agosto 1943Accordo di Mukje
8 settembre 1943Capitolazione dell'Italia, inizio dell'occupazione tedesca
16 settembre 1943Fondazione della Seconda Lega di Prizren
settembre 1943Denuncia dell'accordo di Mukje a Labinot
16 ottobre 1943L'Assemblea nazionale proclama l'indipendenza e la neutralità
21 novembre 1943I congresso del «Legaliteti»
31 dicembre 1943 – 2 gennaio 1944Conferenza di Bujan
inverno 1943–1944Operazione d'inverno
4 febbraio 1944Esecuzioni a Tirana
24 maggio 1944Congresso di Përmet
maggio–giugno 1944Operazione di giugno
27 giugno 1944Massacro di Paramythia
ottobre 1944Governo democratico provvisorio a Berat
17 novembre 1944Liberazione di Tirana
28 novembre 1944Il Governo provvisorio entra a Tirana
29 novembre 1944Liberazione di Scutari, Festa della liberazione

Queste date coprono l'intero periodo, dall'invasione italiana alla liberazione del paese. Le più importanti sono raccolte nel promemoria qui sotto.

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Prossimo capitolo: L'Albania comunista. Capitolo precedente: L'Albania dal 1912 al 1939.

Domande frequenti

Quando l'Italia occupò l'Albania?

Il 7 aprile 1939, cinque mesi prima che la seconda guerra mondiale scoppiasse nel resto d'Europa. Le truppe italiane sbarcarono contemporaneamente a Durazzo, Valona, Shëngjin e Saranda. L'8 aprile entrarono a Tirana e re Zog fuggì in Grecia.

Che cos'era il Balli Kombëtar?

Era un movimento nazionalista fondato nell'autunno del 1942 da Midhat Frashëri e Ali Këlcyra. Il suo programma, il «Decalogo», proclamava un'Albania etnica e democratica. Il tentativo di accordo con i comunisti, a Mukje nell'agosto 1943, fallì.

In che modo gli albanesi salvarono gli ebrei?

Si rifiutarono di consegnare ai tedeschi gli elenchi degli ebrei, nascosero le famiglie e procurarono loro documenti falsi. Alla fine della guerra in Albania c'erano circa 1800 ebrei, contro i circa 200 di prima. Questo comportamento viene ricondotto alla besa, il codice d'onore che obbliga a mantenere la parola data.

Quando fu liberata l'Albania?

Tirana fu liberata il 17 novembre 1944. La data ufficiale della liberazione di tutto il paese è il 29 novembre 1944, quando fu liberata Scutari. In Albania questo giorno si celebra come Festa della liberazione.

Che cosa decise il Congresso di Përmet?

Il Congresso, riunito il 24 maggio 1944, creò il Consiglio antifascista di liberazione nazionale. Istituì anche il Comitato antifascista, con funzioni di governo provvisorio, guidato da Enver Hoxha. Vietò a re Zog di tornare e rinviò la scelta della forma di governo a un voto popolare dopo la guerra.

Quando fu fondato il Partito comunista d'Albania?

All'assemblea costitutiva di Tirana, dall'8 al 14 novembre 1941, a cui presero parte i rappresentanti dei gruppi di Korçë, di Scutari e della Gioventù. Il partito contava circa 130 iscritti e alla sua guida si pose Enver Hoxha.

Chi era Abaz Kupi?

Un maggiore della gendarmeria che nell'aprile 1939 diresse la difesa di Durazzo. Partecipò alla conferenza di Peza e, dopo il fallimento dell'accordo di Mukje, si mise alla guida del «Legaliteti», il movimento dei sostenitori di Zog.

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Fonti

  1. Britannica: Albania — History
  2. Wikipedia: Italian invasion of Albania
  3. Wikipedia: German occupation of Albania
  4. Wikipedia: History of the Jews in Albania
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