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Albania

L'indipendenza dell'Albania: dalla Rinascita nazionale al 1912

La Rinascita nazionale albanese, dai primi abbecedari alla Lega di Prizren, preparò la proclamazione dell'indipendenza a Valona il 28 novembre 1912.

24 min di lettura
Case in pietra bianca con file di finestre su un pendio sopra un fiume nella nebbia del mattino, montagne sullo sfondo

La Rinascita nazionale (Rilindja Kombëtare) è il movimento albanese che, dagli anni Trenta dell'Ottocento al 1912, si batté per avere una propria lingua, proprie scuole e un proprio Stato. Il suo cammino parte dai primi abbecedari e dalle rivolte contro le riforme ottomane. Passa poi per la Lega di Prizren e l'alfabeto unico, fino alla proclamazione dell'indipendenza dell'Albania a Valona, il 28 novembre 1912.

Questo è il quarto capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania e copre il periodo che va dal Tanzimat alla nascita dello Stato indipendente.

Cos'è la Rinascita nazionale albanese

La Rinascita va dagli anni Trenta dell'Ottocento al 1912. I suoi protagonisti volevano liberare gli albanesi dal dominio ottomano, riunire le terre albanesi in uno Stato nazionale e far crescere la lingua e la scuola albanese.

Il movimento procedeva su due binari, che in Albania si chiamano «la penna» e «il fucile». La «penna» sono gli abbecedari, i libri, i giornali e le scuole. Il «fucile» è la resistenza armata. Sul piano politico il programma si reggeva su due idee: l'autonomia dell'Albania e la difesa della sua integrità territoriale. Gli uomini della Rinascita si richiamavano al passato glorioso dell'epoca di Skanderbeg e alle idee dell'Illuminismo francese.

Sul fronte della «penna» spiccavano gli abbecedari e le scuole di Veqilharxhi, di Kristoforidhi e della Società di Istanbul. Il «fucile» furono invece le rivolte contro il Tanzimat, la lotta armata della Lega di Prizren e le rivolte del 1910–1912. Le due linee puntavano allo stesso obiettivo e nel 1912 si incontrarono a Valona.

La questione albanese

Il manuale chiama questione albanese il compito principale dell'epoca. Con questa espressione si intende l'indipendenza delle terre albanesi dall'Impero ottomano e la creazione di uno Stato nazionale entro i confini etnici.

Per l'Ottocento era un obiettivo molto audace. Le autorità ottomane non riconoscevano gli albanesi come nazione a sé, e gli Stati vicini rivendicavano una parte delle terre in cui vivevano albanesi. Per questo gli uomini della Rinascita di solito partivano da una richiesta moderata, l'autonomia all'interno dell'impero, dietro la quale c'era però sempre la difesa dell'integrità delle terre albanesi.

La liberazione dal dominio ottomano, l'unificazione delle terre e lo sviluppo della lingua e della scuola erano tre facce di uno stesso compito. Senza una scuola e una scrittura proprie era difficile che gli albanesi venissero riconosciuti come nazione, e senza il riconoscimento della nazione non poteva esserci nemmeno uno Stato.

Il Tanzimat e le rivolte degli anni 1830–1840

Nell'Ottocento l'Impero ottomano tentava di modernizzarsi. Per gli albanesi, però, le riforme significarono nuove tasse, la leva militare e il divieto di studiare nella propria lingua. La risposta fu una lunga serie di rivolte.

Già prima delle riforme, nel 1830, circa 500 capi albanesi caddero in un'imboscata a Monastir e furono uccisi. Tra il 1833 e il 1835 insorsero contro le innovazioni ottomane sia il sud, con centro a Berat e guidato da Tafil Buzi, sia il nord, attorno a Scutari, guidato da Hamza Kazazi.

Il Tanzimat. Le riforme partirono nel 1839. Accentrarono l'amministrazione, introdussero la leva obbligatoria (nizam) e nuove tasse. I sudditi dell'impero erano distinti soltanto in base alla religione. Per questo gli albanesi non erano riconosciuti come nazione a sé, e aprire scuole albanesi era vietato.

La resistenza non si fermò:

  • 1843–1844: rivolta di Dervish Cara a Skopje. Gli insorti liberarono per qualche tempo Gostivar, Tetovo e Skopje.

  • Giugno 1847: l'assemblea di Mesaplik respinse la leva e le tasse e proclamò che gli albanesi musulmani e cristiani erano un solo popolo. Nello stesso anno, al sud, nacque l'alleanza «Lega nazionale albanese», guidata da Zenel Gjoleka, che si mise poi alla testa della rivolta insieme a Rapo Hekali.

  • 1861: Oso Kuka si fece carico della difesa delle terre albanesi dagli attacchi delle bande montenegrine.

Le rivolte degli anni Quaranta mostrarono che gli albanesi erano pronti ad agire insieme, a prescindere dalla fede. L'assemblea di Mesaplik dichiarò apertamente che musulmani e cristiani erano un solo popolo, e questo andava contro la logica stessa del Tanzimat, che divideva i sudditi per religione.

Le riforme del 1856 e del 1864

Il Tanzimat non si fermò ai primi decreti. Il decreto del 1856 equiparò i non musulmani ai musulmani in materia di tasse, istruzione, giustizia, proprietà e accesso alle cariche. Ma nemmeno questo riconosceva gli albanesi come nazione: l'uguaglianza riguardava la religione, non il popolo.

La riforma amministrativa del 1864, nota come «Legge sui vilayet», introdusse un nuovo ordinamento delle province. Rimase in vigore fino al 1912, cioè fino alla fine del dominio ottomano sulle terre albanesi.

Gli albanesi si ritrovarono divisi tra quattro vilayet:

  • di Scutari;

  • del Kosovo;

  • di Monastir;

  • di Giannina.

Questa divisione impediva agli albanesi di agire come un tutto unico. Per questo, in seguito, una delle principali richieste della Rinascita divenne la riunione di queste terre in un solo vilayet albanese autonomo.

La Lega di Prizren (1878–1881)

La Lega di Prizren è il principale evento politico della Rinascita. Nacque il 10 giugno 1878 per impedire che, dopo la guerra russo-turca, le terre abitate da albanesi finissero ai Paesi vicini. Per tre anni le difese con la diplomazia e con le armi, finché l'esercito ottomano non la represse.

Città vecchia con case di pietra e un ponte ad arco su un fiume in una valle di montagna
Antica città di pietra con un ponte sul fiume, in una valle di montagna

A far scattare tutto fu il Trattato di Santo Stefano del 3 marzo 1878, che assegnava a Serbia, Montenegro e Bulgaria terre abitate da albanesi. Alla Bulgaria sarebbero andate perfino Korça, Pogradec e Bilisht. Già nel dicembre 1877 era nato a Istanbul il Comitato centrale per la difesa dei diritti della nazione albanese.

La Lega stessa nacque come risposta alla crisi d'Oriente del 1875–1878. Mentre le grandi potenze e gli Stati balcanici si spartivano l'eredità di un Impero ottomano sempre più debole, gli albanesi dovevano dimostrare che le loro terre non erano uno spazio vuoto sulla carta.

Fondazione e programma

All'assemblea costitutiva di Prizren si presentarono circa 80 delegati e la presidenza andò a Iljaz Pascià Dibra (Çoku). L'assemblea approvò due documenti: il Kararname (Atto delle decisioni), firmato il 18 giugno da circa 47 capi, e il Talimat (Istruzione). L'obiettivo era difendere le terre albanesi «palmo a palmo» e ottenere un vilayet albanese autonomo.

La Lega si dotò di un Consiglio generale con funzione legislativa e di un Comitato centrale con funzione esecutiva. Nelle terre albanesi aveva circa 40 sezioni. Il suo principale ideologo fu Abdyl Frashëri, che guidava la sezione meridionale ad Argirocastro.

I due documenti dell'assemblea costitutiva si completavano a vicenda. Il Kararname, firmato il 18 giugno 1878, fissava l'obiettivo principale: la difesa dell'integrità territoriale dell'Albania. Il Talimat stabiliva come la Lega avrebbe operato. Insieme trasformarono un'assemblea di capi in un'organizzazione con un proprio programma e propri organi di potere.

Il Congresso di Berlino e la lotta per le terre

Dal 13 giugno al 13 luglio 1878 il Congresso di Berlino rivide il Trattato di Santo Stefano. La Lega gli inviò un memorandum in cui chiedeva di risolvere la questione albanese. Il cancelliere tedesco Bismarck si rifiutò di prenderlo in esame, dichiarando che «la nazione albanese non esiste». Il Congresso assegnò al Montenegro Antivari e Podgorica, oltre a Plav e Gusinje, e alla Serbia Niš, Pirot e Vranje.

Nel 1879–1880 la Lega difese Plav e Gusinje con le armi. Nel gennaio 1879 un'assemblea straordinaria a Preveza decise di opporsi alla separazione delle terre albanesi, e presso le grandi potenze fu inviata la missione di Abdyl Frashëri e Mehmet Ali Vrioni. In cambio di Plav e Gusinje, le potenze diedero al Montenegro Ulcinj. Gli albanesi difesero la città, ma nel novembre 1880 le truppe ottomane soffocarono la resistenza e Ulcinj passò al Montenegro. I reparti ottomani entrarono in città il 23 novembre 1880 e il 26 novembre la consegnarono al Montenegro.

Al sud la Lega ottenne di più. Abdyl Frashëri e Abedin bej Dino difesero le terre albanesi meridionali dalle pretese della Grecia, che dell'Epiro ricevette soltanto il distretto di Arta.

La richiesta di autonomia

Oltre a difendere i confini, la Lega parlava con sempre maggiore insistenza di autonomia. La risoluzione del 1° novembre 1878 chiedeva di:

  • creare un vilayet albanese;

  • nominarvi funzionari albanesi;

  • introdurre l'insegnamento in lingua albanese;

  • convocare una Grande assemblea e istituire un consiglio del vilayet.

A poco a poco la Lega passò dalla difesa alla costruzione di un proprio potere. All'assemblea di Argirocastro del 23 luglio 1880 si decise di proclamare la Lega «Governo provvisorio». Poco dopo l'assemblea di Dibra proseguì sulla stessa linea, e nel gennaio 1881 la decisione fu messa in pratica.

Il Governo provvisorio e la sconfitta. Nell'ottobre 1880 l'assemblea di Dibra chiese di riunire le terre albanesi in un vilayet autonomo. Nel gennaio 1881 i reparti della Lega, al comando di Sulejman Vokshi, occuparono Skopje e Pristina, e la Lega proclamò un Governo provvisorio guidato da Ymer Prizreni. A marzo l'esercito ottomano di Dervish Pascià marciò contro la Lega, che il 23 aprile 1881 fu repressa. La sua opera fu ripresa dalla Lega di Peja, fondata nel gennaio 1899 sotto la guida di Haxhi Zeka.

La «penna»: abbecedari, scuole e libri

Mentre alcuni combattevano, altri insegnavano. La Rinascita diede agli albanesi gli abbecedari, l'alfabeto, le prime scuole laiche e una letteratura che chiamava all'unità. Dopo la Lega di Prizren il movimento culturale divenne laico e nella letteratura entrarono i temi politici.

Vecchia aula scolastica con banchi di legno, pile di libri, una penna d'oca e un calamaio sul tavolo
Una vecchia aula silenziosa con banchi, libri, penna e calamaio

Naum Veqilharxhi, nato nel 1797 a Vithkuq, è considerato il primo ideologo della Rinascita. Ideò un alfabeto tutto suo di 33 lettere e nel 1844–1845 pubblicò l'abbecedario «Evetar»: per tradizione la Rinascita comincia proprio con questo libro. Veqilharxhi voleva una scuola in lingua albanese, laica e aperta a tutti. Kostandin Kristoforidhi tradusse testi religiosi in entrambi i dialetti e nel 1867 pubblicò abbecedari in ghego e in tosco. Koto Hoxhi insegnava di nascosto ai bambini l'albanese e l'amore per la patria.

I primi educatori non avevano una scrittura comune. Veqilharxhi inventò un proprio alfabeto, Kristoforidhi scrisse abbecedari distinti per il dialetto ghego e per quello tosco. La questione di quali lettere usare per scrivere l'albanese rimase aperta ancora per alcuni decenni, fino alla Società di Istanbul e al Congresso di Monastir.

La Società di Istanbul e le prime scuole

Il 12 ottobre 1879 nacque a Istanbul la Società per la stampa degli scritti albanesi. Ne facevano parte Sami Frashëri, Jani Vreto, Pashko Vasa e Hasan Tahsini. La Società elaborò l'alfabeto di Istanbul (o alfabeto di Frashëri), di 36 lettere su base latina, che restò in uso per quasi 30 anni.

La Società nacque nel pieno dell'attività della Lega di Prizren. Mentre la Lega difendeva le terre, i suoi membri preparavano gli abbecedari e i libri senza i quali non si poteva aprire una scuola albanese. L'alfabeto di Istanbul divenne poi uno dei due ammessi dal Congresso di Monastir.

La Mësonjëtorja. Il 7 marzo 1887 aprì a Korça la prima scuola laica albanese, la Mësonjëtorja («la scuola»). Il permesso del sultano era arrivato nel 1885, i fondi li mise la società «Drita» di Bucarest e il primo direttore fu Pandeli Sotiri. Nel 1902 il sultano Abdul Hamid II ne ordinò la chiusura. In Albania il 7 marzo, giorno della sua apertura, si festeggia ancora oggi come Festa dell'insegnante.

Nel 1889 il maestro Mati Logoreci aprì una scuola albanese a Prizren. Nel 1891 a Korça nacque la prima scuola femminile albanese, fondata da Gjerasim Qiriazi e da sua sorella Sevasti.

I libri della Rinascita

AnnoAutore e opera
1866Girolamo De Rada, «Rapsodie di un poema albanese»
circa 1878–1880Pashko Vasa, poesia «O Albania mia» (O moj Shqypni)
1879Pashko Vasa, «La verità sull'Albania e sugli albanesi» (Parigi)
1886Naim Frashëri, poema «Bestiame e agricoltura»
1899«L'Albania: cosa è stata, cosa è e cosa diventerà» (Bucarest, anonimo; attribuito a Sami Frashëri)

I fratelli Frashëri, Abdyl, Naim e Sami, furono le figure centrali della Rinascita, e Naim è considerato il poeta nazionale. L'opera del 1899 è ritenuta il manifesto del movimento. Tra gli arbëreshë d'Italia scrissero della patria Girolamo De Rada, Demetrio Camarda e Zef Serembe.

I ruoli dei fratelli erano diversi. Abdyl era un politico e il principale ideologo della Lega di Prizren, Sami era membro della Società di Istanbul e probabile autore del manifesto, Naim era il poeta. Anche Pashko Vasa, nato a Scutari, univa letteratura e politica: la sua poesia «O Albania mia» chiamava all'unità, mentre il libro «La verità sull'Albania e sugli albanesi», pubblicato a Parigi, raccontava gli albanesi al lettore europeo.

Le donne nella Rinascita

Alla Rinascita parteciparono anche le donne. Il loro impegno principale fu la scuola: la prima scuola femminile albanese aprì a Korça nel 1891 sotto la guida di Gjerasim Qiriazi e di sua sorella Sevasti. In questa scuola insegnavano Sevasti e Parashqevi Qiriazi.

Sevasti Qiriazi-Dako pubblicò una «Grammatica elementare per le scuole primarie», uscita a Manastir nel 1912.

Nella diaspora albanese in Romania si distinse Dora d'Istria (Elena Ghica), che con i suoi scritti difese la causa albanese.

Il ruolo della diaspora

Gli albanesi emigrati diedero un contributo enorme alla Rinascita. Le comunità più attive erano le colonie in Romania, Bulgaria ed Egitto e gli arbëreshë d'Italia. In seguito si aggiunse la diaspora negli Stati Uniti.

Alla fine degli anni Novanta dell'Ottocento Faik Konica fondò a Bruxelles la rivista Albania, che continuò poi a pubblicare a Londra fino al 1909. Nello stesso anno diventò caporedattore del giornale «Dielli» di Boston. Il 28 aprile 1912 nacque negli Stati Uniti la Federazione panalbanese «Vatra», le cui figure di spicco furono Fan Noli e Faik Konica.

Le colonie all'estero davano alla Rinascita ciò che mancava in patria: denaro, tipografie e libertà di stampa. Fu proprio la società «Drita» di Bucarest a finanziare l'apertura della Mësonjëtorja, a Bucarest uscì il manifesto del 1899 e in Romania scriveva Dora d'Istria. La rivista di Konica usciva a Bruxelles dal 1896–1897.

Fan Noli e la Chiesa

Fan Noli non si occupava solo di politica. Si impegnò per la nazionalizzazione della Chiesa ortodossa albanese, cioè perché gli albanesi ortodossi avessero una propria Chiesa albanese. Secondo il manuale, le basi di questo lavoro furono gettate nel 1908; l'autocefalia definitiva della Chiesa fu proclamata più tardi, dopo l'indipendenza.

I Giovani Turchi e il Congresso di Monastir

All'inizio del Novecento gli albanesi puntarono sui Giovani Turchi, il movimento che chiedeva la costituzione nell'Impero ottomano. Tra i fondatori del primo comitato dei Giovani Turchi, sorto nel 1889 e poi noto come «Unione e Progresso», c'era un albanese di Struga, Ibrahim Temo. Dal 1906 molti albanesi entrarono nel comitato sperando nell'autonomia.

Il 23 luglio 1908 la rivoluzione dei Giovani Turchi trionfò e il sultano Abdul Hamid II ripristinò la Costituzione del 1876. Per gli albanesi si aprì un breve periodo di libertà: nel settembre 1908 a Salonicco fu fondato il Club albanese, guidato da Mid'hat Frashëri, figlio di Abdyl Frashëri. Club di questo tipo diventarono centri della vita culturale albanese.

Lo slogan «Libertà, uguaglianza, fratellanza» prometteva agli albanesi scuole e cultura, e finché i Giovani Turchi lottavano per il potere la promessa fu in parte mantenuta. Il risultato più importante fu il Congresso di Monastir, aperto il 14 novembre 1908. Lo organizzò il club «Bashkimi» («Unità»), la presidenza andò a Mid'hat Frashëri e la commissione per l'alfabeto fu guidata da Gjergj Fishta. Il Congresso ammise due alfabeti: quello di Istanbul e l'alfabeto latino del «Bashkimi». Dal secondo deriva l'alfabeto albanese di oggi. Il 22 novembre si celebra la Giornata dell'alfabeto. Se vuoi approfondire lettere e lettura, trovi tutto nella sezione sull'alfabeto albanese.

Il Congresso non si occupò soltanto delle lettere. Presentò al Parlamento ottomano un programma di 18 punti con le richieste degli albanesi.

Una volta al potere, però, i Giovani Turchi non mantennero le promesse. Aumentarono le tasse, misero fuorilegge le bande armate albanesi (çeta, «bande»), chiusero i club e le scuole albanesi e cominciarono a imporre la scrittura dell'albanese in caratteri arabi. Il Congresso di Dibra del 23–29 luglio 1909, convocato dai Giovani Turchi, spingeva per l'alfabeto arabo, ma i delegati albanesi lo respinsero. Il Congresso di Elbasan del 2–8 settembre 1909 decise di aprire una scuola per la formazione dei maestri e di fondare una società che si occupasse di scuole e libri di testo. La Scuola Normale di Elbasan aprì nel dicembre 1909.

Il Congresso di Elbasan decise inoltre di introdurre in tutte le scuole l'albanese su base latina e raccomandò la parlata di Elbasan come lingua scritta comune. Così, in appena un anno, la questione dell'alfabeto e della scuola fu risolta dagli albanesi stessi, contro i piani dei Giovani Turchi.

CongressoDataDecisione principale
Monastirnovembre 1908due alfabeti, quello di Istanbul e quello del «Bashkimi»; programma di 18 punti
Dibra23–29 luglio 1909i Giovani Turchi spingevano per l'alfabeto arabo, i delegati albanesi rifiutarono
Elbasan2–8 settembre 1909albanese in caratteri latini in tutte le scuole, parlata di Elbasan, Scuola Normale

Le rivolte del 1910–1912

Le promesse tradite dei Giovani Turchi scatenarono grandi rivolte. Partirono dal Kosovo nel 1910, nel 1911 si estesero alle montagne del nord e nel 1912 sfociarono in una sollevazione generale che costrinse Istanbul a cedere.

1910. La rivolta del Kosovo ebbe due battaglie principali: nella gola di Kaçanik, dove Idriz Seferi resistette con circa 3000 combattenti, e a Carraleva, sotto il comando di Isa Boletini. L'esercito ottomano era guidato da Shefqet Turgut Pascià.

1911. Il 24 marzo insorse tutta la Malësia e Madhe. Il 6 aprile i montanari guidati da Ded Gjo Luli sconfissero gli ottomani a Tuzi; a questo episodio è legato l'innalzamento della bandiera sul monte Deçiç. Il 23 giugno Ismail Qemali e Luigj Gurakuqi stesero il Memorandum di Gërçe («Libro rosso»), firmato da 22 capi dei montanari e consegnato ai rappresentanti delle grandi potenze a Cetinje.

1912. La sollevazione generale fu guidata da Hasan Prishtina, Nexhip Draga, Bajram Curri e Riza bej Gjakova. Bajram Curri fece insorgere le montagne di Gjakova e la rivolta si allargò all'Albania centrale e meridionale e a Dibra. Nell'agosto 1912 gli insorti liberarono Skopje. Il 9 agosto presentarono 14 richieste, i «punti di Hasan Prishtina», e il 4 settembre il governo le accolse tutte tranne l'ultima. Hasan Prishtina (1873–1933), originario di Vushtrri, era stato eletto tre volte tra il 1908 e il 1912 al parlamento ottomano per il vilayet del Kosovo, dove aveva difeso i diritti degli albanesi.

Il bilancio delle rivolte

In tre anni le rivolte passarono da una sollevazione locale in Kosovo a un movimento generale. Se nel 1910 gli insorti difendevano le gole, nel 1911 i montanari della Malësia si rivolgevano già alle grandi potenze con un memorandum, e nel 1912 costrinsero il governo ad accettare quasi tutte le loro richieste.

Le rivolte collegarono tra loro diverse parti delle terre albanesi: il Kosovo, le montagne del nord, Dibra, l'Albania centrale e meridionale. Tra i loro capi c'erano sia comandanti di bande armate, come Isa Boletini, Idriz Seferi e Bajram Curri, sia politici, come Hasan Prishtina e Ismail Qemali. Questa esperienza tornò utile pochi mesi dopo, quando scoppiò la guerra balcanica.

28 novembre 1912: l'indipendenza dell'Albania

L'8 ottobre 1912 scoppiò la Prima guerra balcanica e i Paesi vicini avanzarono nelle terre albanesi. Aspettare l'autonomia non era più possibile: il 28 novembre 1912 l'assemblea di Valona, presieduta da Ismail Qemali, proclamò l'indipendenza dell'Albania.

La guerra avanzava in fretta. L'esercito serbo occupò Skopje e si spinse fino a Tirana, Elbasan e Durazzo, quello montenegrino assediò Scutari, quello greco prese Giannina, Saseno e Himara. Il 14 ottobre un'assemblea a Skopje fece sapere alle grandi potenze che gli albanesi avrebbero combattuto per le loro terre. Ismail Qemali e Luigj Gurakuqi girarono le capitali europee in cerca di appoggio. Si mosse anche la diaspora: il 5 novembre 1912 si tenne a Bucarest un'assemblea delle colonie albanesi, che creò un comitato direttivo e una commissione per trattare con le cancellerie europee. Il 21 novembre Qemali sbarcò a Durazzo, dove il comando turco aveva spiccato un mandato d'arresto contro di lui, e da lì raggiunse Valona. Intanto Elbasan, Tirana, Durazzo, Kavaja, Peqin e Lushnja issavano la bandiera nazionale.

Il 28 novembre 1912 l'assemblea di Valona proclamò l'indipendenza. La dichiarazione fu firmata da 40 delegati, tra cui Nikollë Kaçorri e Luigj Gurakuqi. Il giorno stesso il governo comunicò la decisione alle cancellerie delle grandi potenze. Il 4 dicembre si formò il Governo provvisorio guidato da Ismail Qemali e, per affiancarlo e controllarlo, fu istituito il Consiglio degli anziani (Senato). L'Albania fu l'ultimo Paese balcanico a liberarsi dal dominio ottomano.

La bandiera e il Senato

Subito dopo la firma della dichiarazione, la bandiera nazionale fu issata davanti al popolo presso la casa in cui si riuniva l'assemblea. La bandiera, che fino ad allora avevano innalzato singole città, divenne il simbolo dell'intero nuovo Stato.

Il Consiglio degli anziani, o Senato (Pleqësia), aveva funzione consultiva. Come suo presidente fu eletto Vehbi Agolli di Dibra. Così il nuovo Stato ebbe fin dai primi giorni un governo e un organo che lo affiancava e ne controllava l'operato.

Il riconoscimento

La Conferenza degli ambasciatori di Londra riconobbe l'Albania de facto il 17 dicembre 1912 e il 29 luglio 1913 ne sancì la piena indipendenza. L'Albania doveva diventare uno Stato neutrale, sotto la garanzia delle grandi potenze e guidato da un principe europeo.

Ismail Qemali, nato a Valona nel 1844, fu il primo capo del governo e anche ministro degli Esteri. Si dimise il 22 gennaio 1914 e morì nel 1919 a Perugia.

Le decisioni della Conferenza di Londra significavano che l'indipendenza proclamata a Valona aveva ottenuto il riconoscimento internazionale. Come proseguì la vita del nuovo Stato lo racconta il capitolo successivo.

Le date principali della Rinascita

DataEvento
1839inizio del Tanzimat
1844–1845abbecedario «Evetar» di Naum Veqilharxhi
giugno 1847assemblea di Mesaplik
1864«Legge sui vilayet»
3 marzo 1878Trattato di Santo Stefano
10 giugno 1878fondazione della Lega di Prizren
13 giugno – 13 luglio 1878Congresso di Berlino
12 ottobre 1879Società per la stampa degli scritti albanesi a Istanbul
23 aprile 1881repressione della Lega di Prizren
7 marzo 1887apertura della Mësonjëtorja a Korça
1891prima scuola femminile a Korça
gennaio 1899Lega di Peja
23 luglio 1908vittoria della rivoluzione dei Giovani Turchi
novembre 1908Congresso di Monastir
1910rivolta del Kosovo
24 marzo 1911inizio della rivolta nella Malësia e Madhe
28 aprile 1912Federazione «Vatra» negli Stati Uniti
4 settembre 1912il governo accoglie le richieste degli insorti
8 ottobre 1912inizio della Prima guerra balcanica
28 novembre 1912proclamazione dell'indipendenza a Valona
4 dicembre 1912Governo provvisorio di Ismail Qemali
17 dicembre 1912riconoscimento de facto da parte della Conferenza di Londra
29 luglio 1913decisione sulla piena indipendenza dell'Albania
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Prossimo capitolo: l'Albania dal 1912 al 1939. Capitolo precedente: Skanderbeg e l'Albania ottomana.

Domande frequenti

Cos'è la Rilindja?

La Rilindja Kombëtare («Rinascita nazionale») è il movimento nazionale albanese che va dagli anni Trenta dell'Ottocento al 1912. I suoi obiettivi erano liberarsi dal dominio ottomano, riunire le terre albanesi in un unico Stato e sviluppare la lingua e la scuola albanese.

Perché fu creata la Lega di Prizren?

Per impedire che, dopo il Trattato di Santo Stefano del 1878, le terre abitate da albanesi venissero spartite tra Serbia, Montenegro e Bulgaria. La Lega, fondata il 10 giugno 1878, difese Plav e Gusinje e chiedeva un vilayet albanese autonomo. Nell'aprile 1881 fu repressa dagli ottomani.

Perché il 7 marzo è la Festa dell'insegnante?

Il 7 marzo 1887 aprì a Korça la Mësonjëtorja («la scuola»), la prima scuola laica con insegnamento in lingua albanese. Il suo primo direttore fu Pandeli Sotiri. In ricordo di quel giorno, in Albania il 7 marzo si festeggia l'insegnante.

Quando è nato l'alfabeto albanese attuale?

Al Congresso di Monastir, nel novembre 1908. Il Congresso ammise due alfabeti, quello di Istanbul e l'alfabeto latino del «Bashkimi», e l'albanese di oggi deriva dal secondo. Il 22 novembre si celebra la Giornata dell'alfabeto.

Chi proclamò l'indipendenza dell'Albania?

L'assemblea di Valona, presieduta da Ismail Qemali, il 28 novembre 1912. La dichiarazione fu firmata da 40 delegati. Il 4 dicembre Qemali prese la guida del Governo provvisorio e diventò il primo capo del governo albanese.

Chi erano i fratelli Frashëri?

Abdyl, Naim e Sami Frashëri furono le figure centrali della Rinascita. Abdyl fu il principale ideologo della Lega di Prizren, Naim il poeta nazionale, autore del poema «Bestiame e agricoltura», Sami un membro della Società di Istanbul, a cui si attribuisce il manifesto del 1899.

Che cos'è il Memorandum di Gërçe?

È un documento redatto il 23 giugno 1911 da Ismail Qemali e Luigj Gurakuqi durante la rivolta nella Malësia e Madhe. È chiamato anche «Libro rosso». Il memorandum fu firmato da 22 capi dei montanari e consegnato ai rappresentanti delle grandi potenze a Cetinje.

Che ruolo ebbero le donne nella Rinascita?

Soprattutto nel campo della scuola. Nel 1891 a Korça aprì la prima scuola femminile albanese, fondata da Gjerasim Qiriazi e da sua sorella Sevasti; lì lavorava anche Parashqevi Qiriazi. Dora d'Istria difese la causa albanese con i suoi scritti.

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Fonti

  1. Britannica: Albania — History
  2. Wikipedia: League of Prizren
  3. Wikipedia: Congress of Manastir
  4. Wikipedia: Albanian Declaration of Independence
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