Scanderbeg e l'Albania ottomana: lega, guerre e pascialati
Dalla Lega di Alessio alla morte di Scanderbeg, venticinque anni di guerra contro gli Ottomani; poi più di quattro secoli di Albania ottomana tra rivolte, islamizzazione e pascialati.

Indice10 sezioni
- Come gli Ottomani arrivarono nei Balcani
- I primi passi degli Ottomani in Europa
- Savra e la piana del Kosovo
- I vassalli del sultano
- Il Sangiaccato d'Albania
- La giovinezza di Giorgio Castriota
- 1443: il ritorno e la Lega di Alessio
- Perché Lezha e perché Scanderbeg
- L'importanza della Lega di Alessio
- Venticinque anni di guerra
- Gli assedi di Kruja
- La pace con Venezia
- Lo Stato e gli alleati di Scanderbeg
- L'elmo di Scanderbeg
- Gli alleati in Occidente
- La morte di Scanderbeg e la fine della resistenza
- La memoria di Scanderbeg
- L'Albania ottomana
- Sangiaccati, timar e çiftlik
- Islamizzazione ed emigrazione
- I sefarditi a Valona
- Le assemblee antiottomane
- I pascialati di Scutari e Giannina
- Scutari: i Bushati
- Giannina: Ali Pascià di Tepeleni
- La fine dei pascialati
- I primi libri e le prime scuole
- Domande frequenti
Gli Ottomani arrivarono nelle terre albanesi alla fine del XIV secolo e nel 1479 le avevano ormai sottomesse quasi del tutto (la veneziana Durazzo cadde solo nel 1501). In mezzo c'è un quarto di secolo di guerra guidata da Scanderbeg, l'eroe per eccellenza della storia albanese. Seguirono più di quattro secoli di dominio ottomano, segnati da rivolte, islamizzazione e dai pascialati semindipendenti di Scutari e Giannina.
Questo è il terzo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania: dalla battaglia di Savra alla morte di Ali Pascià di Tepeleni nel 1822.
Come gli Ottomani arrivarono nei Balcani
Gli Ottomani avanzarono rapidamente nei Balcani perché i sovrani locali erano divisi e l'esercito ottomano era più forte sul piano militare. Sottomisero le terre albanesi in tre fasi: prima il vassallaggio, poi la conquista e infine l'inserimento nell'amministrazione ottomana.

I primi passi degli Ottomani in Europa
Lo Stato ottomano prese il nome da Osman, che nel 1299 fondò una dinastia destinata a regnare per più di 600 anni.
Sotto il sultano Orhan (1323–1362) gli Ottomani occuparono nel 1352 la fortezza di Tzympe e nel 1354 Gallipoli: furono le loro prime basi sulla sponda europea. Da qui partì l'avanzata verso l'interno dei Balcani.
Il sultano successivo, Murad I, regnò dal 1362 al 1389. Intorno al 1365–1367 conquistò Adrianopoli (Edirne) e ne fece la nuova capitale.
Dopo Murad I salì al trono Bayezid I (1389–1402), soprannominato «Yıldırım», il Fulmine. Proseguì le conquiste e nel 1392 gli Ottomani presero Skopje, trasformando la città in un importante punto strategico vicino alle terre albanesi.
Savra e la piana del Kosovo
I sovrani balcanici cercarono di fare fronte comune, ma le loro coalizioni furono sconfitte una dopo l'altra. La prima fu battuta nel 1371 sul fiume Marica. Il 18 settembre 1385, nella battaglia di Savra, presso Lushnja, cadde il principe albanese Balsha II. La terza coalizione la radunò il principe serbo Lazar, e ne facevano parte anche feudatari albanesi. Il 15 giugno 1389, nella piana del Kosovo, la vittoria andò agli Ottomani, anche se nello scontro perse la vita lo stesso sultano Murad I.
La battaglia di Savra mostra quanto le discordie tra i principi locali favorissero gli Ottomani. Nel 1385 fu Carlo Thopia in persona a chiamare le truppe ottomane contro il suo rivale Balsha II. Ne nacque lo scontro presso Lushnja, in cui Balsha II perse la vita e gli Ottomani misero piede stabilmente nelle terre albanesi.
Secondo il libro di testo, nella coalizione del 1389 combatterono i feudatari albanesi Teodoro II Muzaka, Dhimitër Jonima e Andrea Gropa. A volte si aggiunge Giorgio II Balsha, ma la sua partecipazione è controversa. Dopo la sconfitta nella piana del Kosovo molte città albanesi passarono temporaneamente sotto il dominio ottomano, e la dipendenza della nobiltà albanese dal sultano si fece più stretta.
I vassalli del sultano
Il vassallaggio fu la prima fase della conquista. I principi vassalli mandavano i figli come ostaggi alla corte del sultano, pagavano un tributo annuo e inviavano le proprie truppe nelle campagne ottomane.
Una tregua arrivò dopo la disfatta di Bayezid I ad Ankara nel 1402. Nello Stato ottomano iniziò un periodo di lotte interne, durato fino al 1413, quando salì al trono Mehmed I. In quegli anni i principi albanesi riebbero temporaneamente i loro domini.
Il Sangiaccato d'Albania
Intorno al 1415 gli Ottomani crearono il Sangiaccato d'Albania, con capoluogo inizialmente ad Argirocastro, e nel 1431–1432 ne compilarono il registro catastale, il defter. La terra veniva assegnata ai sipahi secondo il sistema dei timar, in cambio del servizio militare.
Il timar non diventava proprietà del sipahi: la terra restava dello Stato, e il sipahi ne godeva finché prestava servizio militare.
Fu proprio questo sistema a scatenare la grande rivolta del 1432–1435. Tra i capi più noti c'era Giorgio Arianiti, che inflisse agli Ottomani una serie di sconfitte. La rivolta fu repressa, ma pochi anni dopo gli Albanesi trovarono un nuovo capo.
La giovinezza di Giorgio Castriota
Giorgio Castriota (Gjergj Kastrioti) nacque nel 1405 da Gjon Kastrioti, signore delle terre tra Lezha e Prizren, e da sua moglie Vojsava. Il padre riconobbe l'autorità del sultano e mandò i figli a corte come ostaggi; lì il giovane Giorgio ricevette il nome di Iskander, in onore di Alessandro Magno.
Gjon Kastrioti era un vassallo suo malgrado. Nel 1429–1430 guidò lui stesso una rivolta contro gli Ottomani, che fu però repressa dalle truppe di Ishak bey.
Da qui viene il soprannome: gli Ottomani lo chiamavano Iskander bey, ed è passato alla storia come Scanderbeg (in albanese Skënderbeu). Al servizio del sultano fece carriera nell'esercito e nel 1440 fu nominato sangiacbey di Dibra.
Come funzionario ottomano Scanderbeg fu, tra l'altro, subaşı del vilayet di Kruja.
1443: il ritorno e la Lega di Alessio
Il 3 novembre 1443, presso Niš, l'esercito ottomano ebbe la peggio contro il condottiero ungherese Giovanni Hunyadi. Scanderbeg disertò con centinaia di Albanesi e il 28 novembre si impadronì di Kruja grazie a una lettera falsa del sultano. Sulla fortezza issò la bandiera rossa con l'aquila nera bicipite.
Presto furono liberate anche altre fortezze: Petrela, Guri i Bardhë, Stelush e Svetigrad. Il passo successivo fu riunire i principi.
Dopo Kruja fu liberata quasi tutta l'Albania centrale, da Dibra a est fino all'Adriatico. Kruja divenne la capitale dello Stato di Scanderbeg e restò la sua fortezza principale fino alla fine della guerra.
Il 2 marzo 1444 i principi albanesi si riunirono nella cattedrale di San Nicola a Lezha (Alessio). Tra i partecipanti si citano con certezza le famiglie Arianiti, Dukagjini, Muzaka, Thopia e Balsha; sugli altri le fonti divergono. L'assemblea decise di dotarsi di un esercito e di una cassa comuni ed elesse Scanderbeg comandante delle forze alleate. Ciascuno conservava la propria autonomia e Scanderbeg era «primo tra pari».
Perché Lezha e perché Scanderbeg
Lezha apparteneva a Venezia. Il libro di testo spiega così la scelta: la città era vicina ai possedimenti di tutti i partecipanti, il territorio veneziano, neutrale, metteva a tacere le rivalità tra i principi, e la scelta in sé era un gesto di amicizia verso Venezia.
Scanderbeg fu messo a capo della lega per il ruolo avuto nella rivolta del 1443, per la posizione dei possedimenti dei Castriota, per i legami di parentela e matrimoniali e per le sue doti personali.
L'importanza della Lega di Alessio
L'assemblea di Alessio è il primo consesso albanese noto con una rappresentanza così ampia. Per la prima volta gli Albanesi si unirono in un'organizzazione comune, e la Lega di Alessio divenne per i secoli successivi un modello di unità.
La lega non aboliva il potere dei principi: ognuno restava padrone delle proprie terre. Ma un esercito comune, una cassa comune e un unico comandante permisero agli Albanesi di sostenere una lunga guerra contro un avversario molto più forte.
Venticinque anni di guerra
Dal 1444 al 1468 Scanderbeg combatté più di 23 battaglie contro gli Ottomani e contro Venezia, con un esercito di circa 15.000 uomini. Gli Ottomani assediarono Kruja tre volte, e ogni volta la fortezza resistette. Ecco le tappe principali di questa guerra:
| Quando | Che cosa accadde |
|---|---|
| 29 giugno 1444 | Battaglia di Torvioll, prima grande vittoria: sconfitto Ali Pascià |
| 1447–1448 | Guerra con Venezia |
| 1448 | Gli Ottomani espugnano Svetigrad dopo un assedio |
| 14 agosto 1448 | Vittoria di Oranik |
| 4 ottobre 1448 | Pace tra Venezia e la Lega di Alessio |
| 1450 | Primo assedio di Kruja, guidato dallo stesso sultano Murad II, che si ritira a mani vuote |
| 2 settembre 1457 | Vittoria di Albulena (Ujëbardha) |
| 1466 e 1467 | Due assedi di Kruja guidati dal sultano Mehmed II, il conquistatore di Costantinopoli |
Tra le battaglie principali il libro di testo cita anche quelle di Kashar e di Mokra e la guerra con Venezia per la fortezza di Dagno (Deja). Durante la campagna del 1466 gli Ottomani costruirono la fortezza di Elbasan per tenere sotto pressione i possedimenti di Scanderbeg.
La lotta degli Albanesi durò circa un quarto di secolo e per tutto quel tempo frenò l'avanzata ottomana verso l'Europa occidentale.
Gli assedi di Kruja
Kruja era il cuore della resistenza. Il primo assedio, nel 1450, fu guidato dallo stesso sultano Murad II e durò diversi mesi, ma la città non fu mai presa. Mehmed II, il conquistatore di Costantinopoli, giunse due volte sotto le mura di Kruja, nel 1466 e nel 1467, e anche lui dovette ritirarsi.
Per non abbandonare del tutto le terre albanesi, nel 1466 gli Ottomani costruirono poco lontano la fortezza di Elbasan. Da lì potevano minacciare i possedimenti di Scanderbeg anche tra una grande campagna e l'altra.
La pace con Venezia
La guerra con Venezia del 1447–1448 si concluse con la pace: il 4 ottobre 1448 Venezia firmò un trattato con la Lega di Alessio, rappresentata da Scanderbeg. Come secondo firmatario le fonti indicano principi diversi.
Non tutti i compagni d'armi gli rimasero fedeli. Nel 1456 passò agli Ottomani suo nipote, Hamza Kastrioti. Anche il comandante Moisi Golemi cambiò campo, ma lo stesso anno fu sconfitto e perdonato, e da allora restò fedele a Scanderbeg fino alla morte. Nemmeno Venezia era un vicino affidabile: un documento veneziano del 4 maggio 1448 dimostra che in città si discuteva un piano per uccidere Scanderbeg.
Lo Stato e gli alleati di Scanderbeg
La lega si trasformò a poco a poco in uno Stato, una monarchia feudale con potere ereditario. Scanderbeg portava il titolo di «signore d'Albania». I suoi possedimenti andavano dai monti di Dukagjin a nord fino ai fiumi Devoll e Seman a sud, e dall'Adriatico alla valle del Drin Nero.
Lo Stato era governato dall'Assemblea dei principi albanesi, dal Consiglio supremo e dal Consiglio militare. Aveva simboli propri (bandiera, stemma e sigillo), una cassa e dei funzionari. Per trasformare l'alleanza dei principi in uno Stato unitario, Scanderbeg ricorse alle alleanze matrimoniali, alle adesioni volontarie e alla forza.
L'elmo di Scanderbeg
Uno dei simboli più riconoscibili è l'elmo di Scanderbeg. È di metallo bianco, con una fascia dorata e una testa di capra sulla sommità. Questo emblema viene tradizionalmente associato a Pirro dell'Epiro.
Anche la bandiera con l'aquila nera bicipite in campo rosso, issata da Scanderbeg a Kruja nel 1443, divenne un simbolo del suo Stato.
Gli alleati in Occidente
Gli alleati li cercò in Occidente:
Napoli. Il 26 marzo 1451 Scanderbeg firmò il Trattato di Gaeta con il re Alfonso V, riconoscendone la protezione in cambio di aiuto. Nel 1455 soldati napoletani combatterono al suo fianco durante l'assedio di Berat. Nel 1460–1461 fu invece Scanderbeg a combattere in Italia, in Puglia, in aiuto del re Ferdinando I contro gli Angioini.
Santa Sede. Il 23 dicembre 1457 papa Callisto III lo nominò capitano generale della Santa Sede e gli conferì il titolo di «Atleta di Cristo» (Athleta Christi).
Venezia. Dopo una lunga rivalità, nel 1463 Venezia strinse con Scanderbeg un'alleanza contro gli Ottomani.
Ungheria. Un alleato importante fu Giovanni Hunyadi, che guidava la guerra antiottomana dell'Ungheria. Fu proprio la sua vittoria presso Niš nel 1443 a offrire a Scanderbeg l'occasione di tornare in patria.
Era prevista anche l'incoronazione di Scanderbeg, che però non ebbe luogo: papa Pio II morì nel 1464 ad Ancona mentre preparava una crociata.
Sempre nel 1463, il 27 aprile, Scanderbeg firmò con gli Ottomani la pace di Skopje, che però ebbe vita breve. Il 21 aprile 1451, nel monastero di Ardenica, aveva sposato Donika, figlia di Giorgio Arianiti.
Questo matrimonio rafforzava l'alleanza con gli Arianiti, una delle famiglie più influenti della Lega di Alessio. Il suocero di Scanderbeg, Giorgio Arianiti, aveva guidato a sua volta la rivolta del 1432–1435.
La morte di Scanderbeg e la fine della resistenza
Scanderbeg morì di malaria il 17 gennaio 1468 a Lezha e lì fu sepolto, nella chiesa di San Nicola. La guida della resistenza passò a Lekë Dukagjini, ma senza Scanderbeg durò poco: Kruja cadde nel 1478 e Scutari nel 1479, nonostante l'aiuto di Venezia.
Con la conquista di Durazzo nel 1501 (il manuale Albas indica il 1506) quasi tutta l'Albania finì sotto il dominio ottomano.
La memoria di Scanderbeg
La memoria di Scanderbeg fu coltivata quasi subito. Intorno al 1510 uscì a Roma la sua biografia, scritta dall'umanista scutarino Marin Barleti. Nel 1636 Frang Bardhi pubblicò a Venezia un'opera in sua difesa. Oggi a Kruja c'è il Museo nazionale di Scanderbeg, e a lui sono dedicati il film «Scanderbeg» e un romanzo di Sabri Godo. Il libro dello storico tedesco Oliver Jens Schmitt «Skanderbeg» ha acceso in Albania un dibattito su chi fosse davvero l'eroe.
L'opera di Frang Bardhi era un'apologia, cioè una difesa di Scanderbeg.
L'Albania ottomana
Dopo il 1479 le terre albanesi restarono per più di quattro secoli parte dell'Impero ottomano. Rientravano nell'eyalet di Rumelia, diviso in sangiaccati retti da sangiacbey e a loro volta suddivisi in kaza e nahiye. La terra apparteneva allo Stato.
Sangiaccati, timar e çiftlik
Secondo il libro di testo, nella prima metà del XVI secolo le terre albanesi erano divise in 11 sangiaccati. A capo di ciascun sangiaccato c'era un sangiacbey.
Le terre statali erano divise in has, zeamet e timar, e i sipahi ne godevano in cambio del servizio militare. I contadini pagavano al sipahi la decima e altri tributi, e allo Stato l'imposta personale e la tassa sul bestiame. Le zone di montagna conservavano l'autogoverno: versavano un tributo annuo e fornivano uomini armati per le campagne militari. Nelle città artigiani e mercanti si riunivano negli esnaf, corporazioni con statuti propri che sostenevano istituzioni religiose e scuole.
Dal punto di vista economico i villaggi albanesi si dividevano in due zone: da una parte i villaggi del sistema dei timar, dall'altra le zone di montagna autogovernate, con uno status particolare.
Nel XVII e XVIII secolo il sistema dei timar entrò in crisi. Al suo posto comparve il çiftlik, una terra in proprietà privata. Questo cambiamento preparò il terreno all'ascesa dei pascià locali.
Islamizzazione ed emigrazione
Islam, carriera ed emigrazione. Dopo la conquista molti Albanesi emigrarono in Italia: i loro discendenti sono gli Arbëreshë, che ancora oggi vivono nell'Italia meridionale. Una parte consistente di chi rimase si convertì all'Islam, soprattutto tra il XVI e il XVIII secolo. Alle conversioni si arrivava sia con la forza sia con gli incentivi: i nuovi convertiti ricevevano doni, e il commercio e la carriera militare erano aperti soprattutto ai musulmani. Molti Albanesi musulmani raggiunsero posizioni di vertice nell'amministrazione e nell'esercito ottomani.
Secondo il libro di testo, a metà del XVIII secolo si era convertito all'Islam circa il 70% della popolazione albanese. Così la maggioranza degli Albanesi divenne musulmana.
I sefarditi a Valona
Le terre albanesi accolsero anche dei nuovi arrivati. Dopo l'espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e dal Portogallo nel 1497, molti sefarditi si stabilirono a Valona, che divenne il principale centro sefardita delle terre albanesi.
Le assemblee antiottomane
Rivolte del XVI–XVII secolo. Il libro di testo individua nella società albanese di quest'epoca due tendenze: la carriera al servizio degli Ottomani e la resistenza armata. Assemblee antiottomane si tennero a Mat il 7 novembre 1594, poi a Blinisht nel 1599 e di nuovo nel 1601 e nel 1602. Nel 1607 scoppiò una rivolta guidata da Andrea Manesi. Nel 1614 si tennero a Kuçi due assemblee balcaniche. Durante la guerra austro-ottomana, nel 1689, l'arcivescovo Pjetër Bogdani contribuì a sollevare gli Albanesi del Kosovo in appoggio all'esercito austriaco.
Le assemblee del 1601 e del 1602 si svolsero a Dukagjin e a Mat. Dopo quelle di Kuçi, secondo il libro di testo, nel 1616–1620 si tennero altre due assemblee in Serbia. In questi incontri i capi albanesi cercavano alleati tra i vicini e speravano nell'aiuto delle potenze europee.
I pascialati di Scutari e Giannina
Nel XVIII secolo il potere del sultano si indebolì e nelle terre albanesi si affermarono due potenti domini semindipendenti: il pascialato di Scutari della dinastia Bushati (1757–1831) e il pascialato di Giannina di Ali Pascià di Tepeleni (1787–1822). Entrambi furono alla fine annientati dalla Porta.
I pascialati non nacquero per caso. Il sistema dei timar si era indebolito e nel XVIII secolo l'Impero ottomano attraversava una crisi politica ed economica. In queste condizioni i pascià locali concentravano il potere nelle proprie mani e obbedivano sempre meno a Istanbul.

Scutari: i Bushati
Il pascialato fu fondato nel 1757 da Mehmed Pascià Bushati (il Vecchio). Riportò l'ordine, si mostrò tollerante verso i cattolici, sostenne artigiani e mercanti, combatté i pirati e aprì a Scutari una biblioteca di opere sul diritto ottomano. Nel 1771 la Porta conferì ai Bushati il rango di visir e il potere sui sangiaccati di Scutari, Dukagjin, Ocrida ed Elbasan.
La Porta temeva un pascià troppo potente. Nel 1775 Mehmed Pascià Bushati fu avvelenato e al suo posto venne nominato Mehmed Pascià di Kyustendil. La nobiltà di Scutari non accettò il nuovo governatore, e il potere tornò ai Bushati.
Il sovrano più potente fu Kara Mahmud Pascià (1775–1796). Nel 1780–1785 strappò alla Bosnia Podgorica e Spuž e sottomise la regione di Elbasan e Tirana. Nella primavera del 1786 riunì a Podgorica i capi di Albanesi, Montenegrini, Bosniaci ed Erzegovesi e diede vita alla «Confederazione illirica». Il 25 novembre 1787 sconfisse le truppe mandate contro di lui dalla Bosnia e dalla Rumelia, proclamò uno Stato indipendente e chiese aiuto all'Austria e alla Russia. Nel 1791 guidò una seconda rivolta e anche questa volta ebbe la meglio. Mahmud cadde il 22 settembre 1796 nella battaglia di Krusi, durante una campagna contro i Montenegrini.
Il libro di testo descrive gli anni 1780–1785 come la rinascita del pascialato di Scutari in veste di Stato. Nel 1785 Kara Mahmud sconfisse il Montenegro e lo costrinse a pagare una forte somma. Nello stesso periodo riportò una vittoria sugli Ottomani, e le potenze europee, soprattutto l'Austria e la Russia, cominciarono a cercare contatti con lui.
Il suo successore, Ibrahim Pascià, rimase vassallo del sultano e ottenne la carica di valì di Rumelia. L'ultimo pascià fu Mustafa Pascià Bushati: partecipò alla repressione del pascialato di Giannina, e nel 1831 Reşid Mehmed Pascià lo assediò nella fortezza di Rozafa e lo costrinse alla resa. Con lui finì il pascialato.
Ibrahim Pascià cercò un'intesa anche con il vicino: propose ad Ali Pascià di Tepeleni di dimenticare l'inimicizia personale e di schierarsi insieme contro le forze francesi di Napoleone.
Giannina: Ali Pascià di Tepeleni
Ali Pascià nacque intorno al 1743 a Beçisht (secondo altre fonti a Tepelena). Il suo pascialato, con centro a Giannina, si estendeva da Ocrida e dallo Shkumbin a nord fino alla Tessaglia e al Pindo a sud. Ali Pascià creò un esercito sul modello europeo, una polizia e un servizio di informazioni, costruì strade, ponti, acquedotti e fortezze, ebbe un proprio consiglio, il divan, e una propria cassa.
A ovest i domini di Ali Pascià si affacciavano sull'Adriatico e sullo Ionio, a est arrivavano alla gola del Vardar e ai golfi di Corinto e di Salonicco. I suoi informatori operavano non solo dentro l'impero, ma anche oltre i suoi confini. Sotto di lui fiorirono l'artigianato e il commercio.
Trattava in modo autonomo con Napoleone e con la Gran Bretagna. Nel 1809 ricevette la visita di Lord Byron, che raccontò l'incontro nel «Pellegrinaggio del giovane Aroldo». Nel 1820 Ali Pascià proclamò uno Stato autonomo che comprendeva terre albanesi e greche, e il sultano lo dichiarò fuorilegge. Resistette fino all'ultimo e fu ucciso nel gennaio 1822 su un'isola del lago di Giannina.
Nel 1820 la Porta dichiarò Ali Pascià ribelle e mandò truppe contro di lui. Si rifiutò di arrendersi. Fu ucciso il 24 gennaio 1822 secondo il calendario giuliano, cioè il 5 febbraio secondo quello gregoriano, e la sua testa fu inviata a Istanbul.
La fine dei pascialati
Schiacciando il pascialato di Giannina nel 1822 e quello di Scutari nel 1831, la Porta distrusse i due principali baluardi del separatismo albanese. I pascià locali non erano più in grado di rivaleggiare con Istanbul.
Nello stesso tempo il sultano Mahmud II riorganizzava l'impero. Nel giugno 1826 abolì i giannizzeri per creare un esercito di tipo occidentale. Secondo il libro di testo, nel 1832 fu abolito anche il sistema dei timar, per secoli la base dell'economia ottomana. Di quest'epoca di riforme parla il prossimo capitolo.
I primi libri e le prime scuole
I primi libri albanesi furono scritti e pubblicati soprattutto da sacerdoti cattolici. Dopo la Formula del battesimo del 1462 e il «Meshari» («Il messale») di Gjon Buzuku del 1555, uscirono uno dopo l'altro i libri che segnano l'inizio della letteratura albanese.
La Formula del battesimo è il più antico documento scritto conosciuto in lingua albanese. La annotò Pal Engjëlli, arcivescovo di Durazzo. Il «Meshari» (Messale) di Gjon Buzuku è il primo libro stampato in albanese.
1592: l'arbëresh Lekë Matrënga pubblica il catechismo E mbësuame e krishterë («La dottrina cristiana»).
1618: esce la «Dottrina cristiana» di Pjetër Budi, considerato il primo autore di prosa e poesia originali in albanese.
1635: Frang Bardhi pubblica a Roma il primo dizionario latino-albanese, con circa 5640 parole.
1685: Pjetër Bogdani pubblica il trattato teologico-filosofico Cuneus Prophetarum («La schiera dei profeti»).
Il dizionario di Bardhi si intitolava Dictionarium latino-epiroticum. Lo stesso autore pubblicò l'anno dopo a Venezia un'apologia di Scanderbeg, mentre Pjetër Bogdani non fu solo uno scrittore, ma anche l'arcivescovo che nel 1689 contribuì a sollevare gli Albanesi del Kosovo.
Nel XVIII secolo un importante centro culturale fu Voskopoja, dove operava una scuola superiore nota come «Nuova Accademia». Di come dai diversi sistemi di scrittura sia poi nato un unico alfabeto albanese parliamo nel prossimo capitolo.
Prossimo capitolo: Rinascita e indipendenza dell'Albania. Capitolo precedente: L'Albania medievale.
Domande frequenti
Perché Scanderbeg si chiama così?
Alla corte del sultano Giorgio Castriota ricevette il nome di Iskander, in onore di Alessandro Magno, e gli Ottomani lo chiamavano Iskander bey. Da qui è nato «Scanderbeg»; in albanese si dice Skënderbeu.
Che cos'è la Lega di Alessio?
È l'alleanza dei principi albanesi nata il 2 marzo 1444 nella cattedrale di San Nicola a Lezha (Alessio). Tra i suoi membri certi figurano le famiglie Arianiti, Dukagjini, Muzaka, Topia e Balsha. La lega si dotò di un esercito e di una cassa comuni ed elesse Scanderbeg comandante.
Quante volte gli Ottomani assediarono Kruja?
Tre volte: nel 1450 sotto la guida del sultano Murad II, nel 1466 e nel 1467 sotto quella di Mehmed II. La fortezza non si arrese mai. Kruja cadde solo nel 1478, dieci anni dopo la morte di Scanderbeg.
Quando morì Scanderbeg?
Il 17 gennaio 1468 a Lezha, di malaria. Fu sepolto nella chiesa di San Nicola, sempre a Lezha. Dopo la sua morte la guida della resistenza passò a Lekë Dukagjini.
Che cos'è un timar?
Un appezzamento di terra statale il cui reddito andava a un sipahi. In cambio questi era tenuto a servire nell'esercito ottomano. La terra restava proprietà dello Stato, e i contadini pagavano al sipahi la decima e altri tributi.
Chi sono gli Arbëreshë?
Sono i discendenti degli Albanesi che, dopo la caduta di Kruja e di Scutari, emigrarono in Italia. Gli Arbëreshë vivono ancora oggi nell'Italia meridionale; uno di loro era Lekë Matrënga, che nel 1592 pubblicò un catechismo in albanese.
Chi era Ali Pascià di Tepeleni?
Fu il signore del pascialato di Giannina dal 1787 al 1822, un dominio semindipendente che andava da Ocrida alla Tessaglia. Trattava in modo autonomo con Napoleone e con la Gran Bretagna, ricevette Lord Byron e nel 1820 proclamò uno Stato autonomo. Il sultano lo dichiarò fuorilegge e nel gennaio 1822 Ali Pascià fu ucciso.


