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Albania

Albania medievale: dal Principato di Arbanon ai principati del XIV secolo

L'Albania medievale va dalla fine del mondo antico all'arrivo degli Ottomani: Bisanzio, Normanni, Angioini e Serbi, fino al Principato di Arbanon e ai grandi principati del Trecento.

22 min di lettura
Fortezza medievale in pietra su un pendio montano sopra una valle nebbiosa, in primo piano un pastore di spalle con il gregge

L'Albania medievale abbraccia i mille anni che separano la fine del mondo antico dall'arrivo degli Ottomani. Le terre albanesi appartennero a Bisanzio e passarono poi sotto Bulgari, Normanni, Angioini e Serbi. Gli albanesi di allora, gli arbër, fondarono il loro primo principato intorno al 1190 e, nel XIV secolo, diversi principati potenti.

Questo è il secondo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania. Il racconto va dalla divisione dell'Impero romano fino alla battaglia della Savra e ai primi libri in lingua albanese.

Alto Medioevo: dall'Illiria all'Arbëria

Dopo la divisione dell'Impero romano nel 395, le terre albanesi passarono all'Impero romano d'Oriente, cioè a Bisanzio. Le fonti continuano a chiamare Illiri i loro abitanti fino all'inizio del VII secolo. Dall'XI secolo la popolazione dell'Illiria meridionale compare con il nome di arbër (o arbani) e il suo paese come Arbëria (Arbanon).

Secondo il manuale, fu proprio nell'alto Medioevo che il territorio illirico si ridusse e si formò il popolo degli arbër, che in seguito sarebbero stati chiamati albanesi.

Nel tardo Impero romano queste terre facevano parte della prefettura dell'Illirico, che qui comprendeva quattro province:

ProvinciaDove si trovava
PraevalitanaA nord, fino al fiume Shkumbin
DardaniaL'attuale Kosovo e le terre vicine
Epirus NovaTra lo Shkumbin e la Vjosa
Epirus VetusDalla Vjosa al golfo di Ambracia

Il manuale sottolinea che da queste terre provenivano due imperatori bizantini, Anastasio I e Giustiniano I, che definisce imperatori di origine illirica. Anastasio I era nato a Durazzo: fortificò la sua città natale e vi costruì un ippodromo, e le mura cittadine di Durazzo risalgono alla sua epoca. Giustiniano creò un sistema di fortificazioni che si estendeva dal Danubio al sud dei Balcani, e una parte di queste fortezze sorgeva in terra illirica.

Non fu un periodo tranquillo. Goti e Unni saccheggiarono il paese, incendiarono villaggi e distrussero città. Nel VI e VII secolo gli Slavi si stabilirono nei Balcani con il permesso degli imperatori bizantini. Avevano cominciato a penetrare dal bacino del Danubio all'inizio del VI secolo, e nella seconda metà dello stesso secolo si unirono a loro gli Avari (nel manuale Albas partirono insieme agli Slavi all'inizio del VI secolo). Gli Slavi si insediavano in gruppi compatti, dando vita alle cosiddette sclavinie: così ebbe inizio la colonizzazione slava dei Balcani.

L'Illiria meridionale resistette all'assimilazione per diverse ragioni: aveva un'economia più sviluppata e una popolazione più compatta, il territorio era montuoso e la costa ben fortificata. Gli Slavi che riuscirono comunque a insediarsi si fusero col tempo con la popolazione locale. Secondo il manuale, anche il cristianesimo aiutò gli Illiri a conservare la propria identità etnica. Il territorio illirico, però, si restrinse sensibilmente: il manuale lo descrive come un quadrilatero compreso tra le Bocche di Cattaro, Niš, il Pindo e Arta.

Tra l'VIII e il X secolo Bisanzio introdusse l'ordinamento dei temi. A capo di ogni tema c'era uno stratego, che riuniva nelle sue mani il potere militare e quello civile. Il tema era una provincia militare con un proprio esercito, reclutato tra gli abitanti del luogo, gli stratioti, che in cambio del servizio ricevevano un appezzamento di terra. Nei Balcani sorsero i temi di Macedonia, Tessalonica, Nicopoli e Dyrrachium. Uno di questi temi era Dyrrachium, l'attuale Durazzo (Durrës). Il tema di Dyrrachium si estendeva lungo il mare da Antivari (Tivar) al golfo di Valona e a est arrivava fino al corso del Drin.

La cultura di Koman e la continuità

La principale testimonianza archeologica di quest'epoca è la cultura di Koman-Kruja dell'alto Medioevo. I reperti provengono da Koman (collina di Dalmaca), da Kruja e da Lezha. Gli storici albanesi vi vedono la prova che gli arbër discendono direttamente dagli Illiri. Gli scavi a Koman, vicino a Puka, nel sito di Kalaja e Dalmaces, furono condotti già alla fine del XIX secolo dal console francese a Scutari, A. Degrand.

Il manuale raggruppa gli argomenti a favore di questa continuità in tre tipi:

  • archeologici, per esempio mura medievali costruite su fondamenta antiche;

  • linguistici, cioè nomi di persona e nomi di città, monti e fiumi;

  • etnografici, come alcuni elementi dell'abbigliamento illirico.

La prima menzione degli albanesi. Con il loro nome gli albanesi compaiono nelle fonti bizantine nell'XI secolo. Lo storico bizantino Michele Attaliate parla degli arvaniti a proposito degli eventi degli anni Quaranta dell'XI secolo (la rivolta di Maniace) e della rivolta del 1078-1079 nel tema di Dyrrachium, mentre Anna Comnena nomina l'Arbanon raccontando i fatti del 1081. Sono le prime testimonianze in cui la storiografia bizantina presenta gli albanesi come un popolo distinto.

La lingua e il nome degli arbër

Nonostante il lungo dominio romano, gli Illiri non furono romanizzati del tutto: gli antenati degli albanesi conservarono la propria lingua. Secondo il manuale, tra il IV e il VI secolo l'illirico si sviluppò nel protoalbanese, o lingua arbër.

Già prima dell'invasione slava nella lingua cominciarono a formarsi i dialetti. Nello stesso periodo avvenne il rotacismo, il passaggio da n a r (venë → verë), e nel dialetto meridionale comparve il suono ë. Il rotacismo non toccò le parole prese in prestito più tardi dagli Slavi, e il manuale lo cita come un ulteriore argomento a favore della continuità.

Il nome stesso del paese deriverebbe dalla tribù illirica degli Albani. Questa tribù e il suo centro, Albanopolis, sono citati nella «Geografia» di Claudio Tolomeo (circa 90-160), geografo e astronomo di Alessandria. Albanopolis si trovava tra Durazzo e Kruja; gli archeologi la collocano, in via ipotetica, a Zgërdhesh, vicino a Kruja.

Che l'albanese risuonasse nella vita di tutti i giorni lo dimostrano anche alcune annotazioni occasionali. Un documento del XIII secolo proveniente da un villaggio nei pressi di Ragusa ricorda una voce che gridava sui monti «in lingua albanese».

Il vecchio nome sopravvisse tra gli emigrati: gli arnauti-arvaniti in Grecia e gli arbëreshë nell'Italia meridionale. Nel paese stesso, sotto gli Ottomani, Arbën e Arbëria lasciarono il posto a Shqipni e Shqipëria, e gli abitanti presero a chiamarsi shqiptar.

Tra Oriente e Occidente: XI-XII secolo

Nell'XI e XII secolo le terre albanesi si trovarono a un crocevia, contese tra Bisanzio, la Bulgaria, i Normanni dell'Italia meridionale e Venezia. Lo scisma del 1054 divise anche l'Arbëria: il nord divenne cattolico, il sud rimase ortodosso. Il confine tra i due riti correva all'incirca lungo lo Shkumbin.

Secondo il manuale, il dominio bulgaro su una parte delle terre arbër era cominciato alla metà del IX secolo e finì nel 1018, quando l'imperatore bizantino Basilio II sottomise la Bulgaria. Nello stesso anno Berat si arrese a Bisanzio senza combattere.

Poi arrivarono i Normanni. Nel 1081 le truppe di Roberto il Guiscardo e di suo figlio Boemondo conquistarono Valona, Canina, Orikum, Byllis, Butrinto e Corfù, e misero sotto assedio Durazzo. Secondo il manuale, non riuscirono a prendere la città, difesa dalla flotta veneziana. Pochi anni dopo (il manuale parla di tre anni) il Guiscardo lasciò l'Arbëria, ma i Normanni tornarono. Nell'ottobre del 1107 Boemondo invase di nuovo il paese, e nell'estate del 1185 un re normanno sbarcò ancora una volta sulla costa, per poi ritirarsi in Italia entro l'anno. Il manuale considera questa terza spedizione la più fortunata: i Normanni presero Durazzo, avanzarono lungo la Via Egnatia e conquistarono Salonicco. Dell'invasione del 1081 parla anche Anna Comnena nell'«Alessiade», dove compare il nome Arbanon.

La Rascia e il declino di Bisanzio

L'indebolimento di Bisanzio permise la nascita di nuovi Stati: il principato di Arbanon, il Despotato d'Epiro e lo Stato serbo di Rascia.

A sottrarre la Rascia al dominio bizantino fu Stefano Nemanja (1168-1196), che assunse il titolo di gran župan di Rascia. La Rascia divenne uno dei vicini che minacciavano gli arbër, ma anche una famiglia imparentata per via di matrimonio: Comnena, moglie del principe Dhimitër, era figlia del re serbo Stefano Primo Coronato e nipote di Stefano Nemanja.

Il Principato di Arbanon, primo Stato albanese

Intorno al 1190 l'arconte Progon fondò il principato di Arbër (Arbanon), con centro a Kruja. È considerato il primo Stato albanese del Medioevo. Già nel 1166 le fonti citano per la prima volta un governante locale di alto rango nell'Arbër: fu il primo passo verso il principato.

Le terre del principato si estendevano tra i fiumi Mat e Shkumbin, e lo sbocco al mare era il tratto di costa compreso tra il Mat e il capo di Bishti i Pallës.

Dopo Progon regnarono i suoi figli, Gjin (1198-1208) e Dhimitër (1208-1216). Con Dhimitër il principato toccò l'apice della potenza. Nel 1210 Dhimitër firmò un trattato con la Repubblica di Ragusa (Dubrovnik), promettendo pace e libertà di commercio senza dazi ai mercanti ragusei, e intorno al 1208-1209 si avvicinò a papa Innocenzo III.

Le minacce arrivavano da tre fronti: il regno serbo di Rascia, il possedimento veneziano di Durazzo e il Despotato d'Epiro. Dopo la morte di Dhimitër nel 1216 il principato cadde sotto la dipendenza del Despotato d'Epiro, uno degli Stati bizantini successori. Il potere passò a Gregorio Kamona, poi a Golem. Nel 1256-1257 l'Arbër fu annesso dall'Impero di Nicea.

Il Despotato d'Epiro

Il Despotato d'Epiro. Con la quarta crociata, nel 1204, Bisanzio andò temporaneamente in pezzi e Venezia si impadronì di Durazzo. Nel 1205 Michele I Comneno Duca fondò più a sud il Despotato d'Epiro, che ebbe in Arta la sua capitale principale. Il despotato divenne uno dei vicini più forti dell'Arbëria. Nel 1230 però i Bulgari sconfissero il suo sovrano Teodoro Comneno Duca a Klokotnica, e il despotato ne uscì indebolito.

Il despotato nacque sulle terre dell'ex tema di Nicopoli. Il manuale chiama il suo fondatore, Michele I, anche Michele I Angelo. Michele estese i suoi domini a nord oltre lo Shkumbin, prese Durazzo e a sud arrivò fino al golfo di Corinto. Morì nella fortezza di Berat, dove fu assassinato.

Il potere passò a suo fratello Teodoro Angelo, noto per il coraggio e l'energia. Nel 1224 Teodoro prese Tessalonica e più tardi fu incoronato imperatore.

Il Regno d'Albania e la conquista serba

Il 21 febbraio 1272 Carlo I d'Angiò fu proclamato re d'Albania (Regnum Albaniae) in base a un accordo con la nobiltà albanese e i cittadini di Durazzo. Durazzo ne divenne la capitale, e gli Angioini restarono sulla costa per quasi un secolo.

Nel frattempo, a nord, la Serbia si rafforzava. Il re Stefano Dušan approfittò della guerra civile bizantina e nel 1343-1345 conquistò gran parte delle terre arbër. Nel 1348 si spinse fino alla Tessaglia. Nel 1349 fu promulgato il Codice di Stefano Dušan.

Per gli arbër il dominio serbo fu duro. I capi venivano arrestati e privati delle terre, e i loro possedimenti passavano a feudatari serbi. La popolazione veniva convertita con la forza all'ortodossia serba e si diffondevano nomi slavi. Dopo la morte di Dušan, nel 1355, il suo regno si sfaldò in fretta e nelle terre albanesi si fecero avanti le famiglie locali.

Gli Angioini e la battaglia di Berat

Come arrivarono gli Angioini nei Balcani? Nel Medioevo il Regno di Sicilia fu governato da tre dinastie: quella normanna (francese), quella sveva degli Hohenstaufen (tedesca) e quella angioina (francese). Dopo la morte di Manfredi di Hohenstaufen nel 1266, la Sicilia passò agli Angioini.

Gli Angioini non riuscirono ad allargare il regno verso l'interno. Nel 1281 Bisanzio inflisse loro una pesante sconfitta nella battaglia di Berat. In seguito nell'Arbëria fu ristabilito il potere bizantino, e agli Angioini rimasero per alcuni anni soltanto le fortezze costiere.

I principati albanesi del XIV secolo

Nella seconda metà del XIV secolo quasi tutte le terre albanesi erano spartite tra alcune famiglie principesche. Le più forti erano i Topia a Durazzo, i Balsha a Scutari (Shkodër) e i Muzaka a Berat. Ogni principato aveva i propri organi di governo, simboli, sigilli e monete.

Dopo il 1355 al nord sorsero i principati dei Topia e dei Balsha, al sud quelli dei Muzaka, degli Zenebishi, dei Losha e degli Shpata. Il manuale cita anche altre famiglie che crearono propri domini: gli Arianiti, i Dukagjini e i Kastrioti.

  • Topia. Il principato di Durazzo fu fondato da Tanush Topia. Raggiunse il massimo splendore con Carlo Topia, che nel 1368 strappò Durazzo agli Angioini.

  • Balsha. Governavano la Zeta e la costa, con centro amministrativo a Scutari (circa 1362-1421). Il principato era retto da Balsha il Vecchio e dai suoi tre figli, Stracimir, Giorgio I e Balsha II. Ognuno governava la propria regione, ma verso l'esterno agivano come un blocco unico. Con un matrimonio i Balsha ottennero anche Berat e Valona. Le entrate provenivano dalla decima, dalle dogane, dal commercio del sale e dalle terre. I Balsha riconoscevano gli statuti cittadini e nel 1368 passarono dall'ortodossia al cattolicesimo, cosa che li avvicinò al papato e all'Occidente. All'apice della loro potenza le loro terre andavano da Antivari (Tivar) a Valona. Presa Durazzo, i Balsha unirono i possedimenti settentrionali e meridionali: il manuale la definisce la più grande formazione medievale sulle terre arbër. Nel 1396 Giorgio II Balsha cedette Scutari a Venezia, conservando Ulcinj e Antivari.

  • Muzaka. Governavano Berat e la Myzeqe. Il principato fu fondato da Andrea II Muzaka e raggiunse la massima estensione con Teodoro II. Nel 1335 divenne un despotato e durò fino alla conquista ottomana del 1417.

Perché i principati non durarono? Il manuale indica i vicini potenti, le lotte interne e la frammentazione dei possedimenti tra gli eredi.

La battaglia della Savra. Il 18 settembre 1385, presso Lushnja, gli Ottomani sconfissero Balsha II, che morì sul campo. A chiamarli in aiuto era stato Carlo Topia. Dopo la battaglia la maggior parte dei signori locali divenne vassalla del sultano. La dinastia Balsha si estinse nel 1421, con la morte senza figli di Balsha III.

Carlo Topia e il principato di Durazzo

Il principato dei Topia si considerava l'erede di quello di Arbanon. Si estendeva tra il Mat e lo Shkumbin e a est arrivava fino ai domini dei Gropa (Dibra-Ocrida). Carlo Topia lo allargò dal Drin a nord fino al Seman a sud, includendo le terre dei Muzaka.

Carlo Topia si oppose al potere angioino (napoletano), nel 1368 prese Durazzo e cercò l'alleanza dell'Ungheria, e più tardi l'appoggio di Venezia. Portava i titoli di «Signore di tutta la terra d'Arbanon», «Conte di Durazzo» e «Cittadino di Venezia», e aveva un proprio stemma e una propria cancelleria. Dopo la sua morte il principato si indebolì e si disgregò.

Intanto, tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo, Venezia occupò una catena di porti e fortezze lungo la costa, da Budua al golfo di Corinto; Durazzo divenne veneziana nel 1392. Valona e Canina non facevano parte di questa catena.

I principati del sud: Zenebishi e Shpata

Il principato degli Zenebishi si trovava nella valle del Drino: Dropull, Delvina e parte della Vagenetia (Çamëria). Il suo centro era Argirocastro (Gjirokastër), citata per la prima volta nel 1336 da Giovanni Cantacuzeno. Il membro più noto della famiglia fu Gjin Zenebishi. Nel 1418 gli Ottomani, chiamati da Carlo Tocco, attaccarono gli Zenebishi e sottomisero il principato.

Ancora più a sud si trovava il principato degli Shpata. Comprendeva l'Etolia e l'Acarnania fino al golfo di Corinto e a nord confinava con gli Zenebishi. Lo governava Gjin Bua Shpata, morto il 29 ottobre 1399; le cronache lo chiamavano uomo potente e gloria dell'Arbëria.

Città e campagna nell'Albania medievale

Le città arbër medievali, insieme al loro contado, erano comuni autonomi, con propri statuti, un sigillo e una moneta. Le governava un consiglio di nobili, che eleggeva un capo, il conte.

La popolazione si divideva in nobili e semplici cittadini, i popolani. Gli artigiani erano riuniti in corporazioni, i mercanti in corporazioni e confraternite.

La città possedeva anche i villaggi circostanti: nel 1343 il territorio di Kruja comprendeva 17 villaggi. Secondo il manuale, nel XIV secolo Durazzo contava circa 25.000 abitanti.

La Scutari medievale era famosa ben oltre i confini dell'Arbëria per le spade, la fusione delle campane e la lavorazione dell'oro e dell'argento. In campagna la terra si divideva in bashtina (podere ereditario), territorio comune e terre della Chiesa. In cambio del servizio militare si concedevano la stratiotika e la pronoia. I contadini dipendenti erano chiamati parici.

La bashtina era proprietà privata a pieno titolo, l'unica categoria di terra che si potesse comprare o vendere.

Pronoia e parici

La pronoia era un appezzamento di terra con alcune aziende contadine, che l'imperatore concedeva in cambio del servizio allo Stato. Bisanzio introdusse questo sistema per rafforzare l'impero sul piano militare. Il manuale collega le prime testimonianze di pronoie nell'Arbëria a due atti di donazione del 1018 e del 1020, con cui l'imperatore assegnò le rendite ad alcuni vescovati albanesi.

Il titolare della pronoia, il pronoiario, era tenuto a servire l'imperatore e a fornire a proprie spese un certo numero di cavalieri e fanti. Non ne era però pieno proprietario: la pronoia non si poteva vendere, affittare, donare né lasciare in eredità.

I contadini delle pronoie, i parici, pagavano tributi sia allo Stato sia al pronoiario, in denaro e in natura. Dovevano inoltre la corvée, l'angaria, che in alcune zone dell'Arbëria occupava due giorni alla settimana.

Porti e commerci

Il commercio marittimo si reggeva sulle città portuali: Cattaro (Kotor), Antivari (Tivar), Ulcinj, Scutari, Lezha, Durazzo, Valona e Butrinto. Alle foci dei fiumi sorsero degli scali commerciali:

Scalo commercialeFiume
ShirgjBuna
ShufadajaMati
BreguShkumbini
PirguSemani
SpinaricaVjosa

I grandi feudatari e la peste nera

Tra il XIII e il XIV secolo la terra si concentrò nelle mani di pochi. Nel XIV secolo i grandi proprietari terrieri si sottrassero al controllo del potere centrale: costruivano castelli e fortezze, mantenevano eserciti propri e trasmettevano le terre in eredità. Cominciò così l'epoca dei principati feudali.

Il 1348 fu un colpo durissimo per il paese. La «peste nera», che dilagava in Europa, colpì anche le città arbër. Alla peste si aggiungevano terremoti, inondazioni e incendi.

Fede, arte e i primi libri in albanese

Il cristianesimo penetrò in Illiria già nel I secolo e si diffuse largamente dopo il IV secolo; i centri della fede furono Scutari, Durazzo e Nicopoli. La fede aveva i tratti di un cristianesimo popolare. L'Arbëria medievale ha lasciato chiese in stile bizantino, romanico e gotico, mosaici, icone su legno e capolavori di ricamo, ma anche le più antiche testimonianze della scrittura albanese.

Codice aperto su pergamena purpurea con righe d'argento, una penna e una candela su un tavolo in una cella di monastero
Pergamena purpurea e inchiostro d'argento: così nacquero i Codici di Berat.

L'arte religiosa risentì molto dell'influsso di Costantinopoli e di Roma. I mosaici, parietali e pavimentali, proseguivano la tradizione antica. Quanto alle fortezze, se ne trovano a pianta sia rotonda sia quadrangolare. Le scuole sorgevano presso le chiese, e la letteratura era soprattutto religiosa: codici e vite dei santi.

Oltre all'architettura religiosa in stile bizantino, romanico, gotico e misto, si è conservata anche quella civile: fortezze e abitazioni popolari.

Affreschi, mosaici e icone

La pittura religiosa dell'Arbëria comprende mosaici, affreschi e icone. I mosaici paleocristiani più famosi decorano la basilica di Lin e il battistero di Butrinto (VI secolo; nel manuale Albas: VII secolo).

L'affresco è attestato per la prima volta nel IX-X secolo e conobbe un grande sviluppo nel XIII-XIV secolo; spiccano in particolare gli affreschi della chiesa di Rubik. Le icone erano dipinte su legno; tra i capolavori più tardi c'è l'icona del «Battesimo di Cristo» del maestro Onufri (XVI secolo).

Di dodici secoli si sono conservati circa 100 codici. Tra questi ci sono quelli di Valona, di Korça, di Scutari e di Përmet, ma i più celebri sono il Beratinus 1, il «Codice purpureo», e il Beratinus 2, il «Codice d'oro».

Chiesa e scuole

Scuole annesse alle chiese sono ricordate nelle città costiere del XIII-XIV secolo: a Ulcinj, Cattaro, Durazzo, Scutari, Antivari e in altre.

Le lingue dell'amministrazione e della Chiesa erano il greco, il latino e in parte lo slavo. I principi sceglievano la lingua a seconda delle circostanze: Carlo Topia e i Balsha usavano tutte e tre.

I monumenti principali

  • I Codici di Berat. Il primo (Beratinus 1) è un Vangelo greco del VI secolo, scritto con inchiostro d'argento su pergamena purpurea. Il secondo (Beratinus 2) è del IX secolo, con inchiostro d'oro su pergamena purpurea. Nel 2005 i codici sono stati inseriti nel registro UNESCO «Memoria del mondo».

  • L'Epitaffio di Glavenica. È un capolavoro del ricamo medievale, realizzato nel 1373 su commissione di Gjergj Arianiti.

  • La formula del battesimo dell'8 novembre 1462. È il più antico documento scritto in albanese che si conosca. La redasse l'arcivescovo di Durazzo Pal Engjëlli.

  • Il «Meshari» (Messale) di Gjon Buzuku (1555). È il primo libro stampato in albanese, nel dialetto ghego. L'alfabeto è latino, con alcuni segni presi dal cirillico e dal greco. Il libro conta 188 pagine.

Gli albanesi scrivevano in caratteri latini molto prima di questi monumenti. Lo sappiamo da una nota del 1332: il frate domenicano Guillaume Adam (Brocardo) osservò che nei loro libri usavano lettere latine. Come da questi diversi sistemi di scrittura sia nato, nel 1908, l'alfabeto attuale, lo raccontiamo nella sezione sull'alfabeto albanese.

L'albanese nelle fonti del XV secolo

L'albanese rimase a lungo una lingua dell'uso quotidiano: non esistono documenti scritti in albanese anteriori al XV secolo. Nel XV secolo la lingua è attestata contemporaneamente in entrambi i dialetti e con due alfabeti, quello latino e quello greco.

  • La «Pericope pasquale» (fine del XV secolo) è scritta nel dialetto meridionale in caratteri greci.

  • Il «Dizionario» di Arnold von Harff (1496) contiene parole, espressioni e numeri albanesi con la traduzione in tedesco.

  • Intorno al 1510 Gjon Muzaka scrisse in italiano una «Storia della casata Muzaka» dedicata alle famiglie feudali dell'Arbëria.

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Prossimo capitolo: Scanderbeg e l'Albania ottomana. Capitolo precedente: Gli Illiri e l'Albania antica.

Domande frequenti

Quale Stato è considerato il primo Stato albanese?

È il principato di Arbër (Arbanon), con centro a Kruja, fondato dall'arconte Progon intorno al 1190. Raggiunse l'apice della potenza con suo figlio Dhimitër, nel 1208-1216. Nel 1256-1257 il principato fu annesso dall'Impero di Nicea.

Da dove viene la parola «Arbëria»?

Nel Medioevo il paese si chiamava così, e i suoi abitanti erano detti arbër. Le fonti usano questi nomi a partire dall'XI secolo. Dalla stessa radice derivano i nomi delle comunità albanesi d'Italia e di Grecia, gli arbëreshë e gli arvaniti. Il nome con cui oggi gli albanesi chiamano sé stessi, shqiptarë (albanesi), si diffuse più tardi.

Che cos'è il Regno d'Albania del 1272?

È il regno di cui Carlo I d'Angiò divenne sovrano il 21 febbraio 1272, in base a un accordo con la nobiltà albanese e i cittadini di Durazzo. La capitale era Durazzo. Il potere del regno si concentrò soprattutto sulla costa.

Che cosa successe nella battaglia della Savra?

Il 18 settembre 1385, presso Lushnja, gli Ottomani sconfissero il principe Balsha II, che morì sul campo. Erano stati chiamati da Carlo Topia, rivale di Balsha. Dopo la battaglia la maggior parte dei signori albanesi si riconobbe vassalla del sultano.

Qual è il testo più antico in albanese?

È la formula del battesimo del 1462, redatta dall'arcivescovo di Durazzo Pal Engjëlli. Il primo libro stampato è invece il «Meshari» di Gjon Buzuku, del 1555.

Che cos'è la pronoia?

È un appezzamento di terra con aziende contadine, che l'imperatore bizantino concedeva in cambio del servizio. Il pronoiario forniva a proprie spese cavalieri e fanti, ma non poteva vendere la pronoia né lasciarla in eredità. I contadini delle pronoie erano chiamati parici.

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Fonti

  1. Britannica: Albania — History
  2. Wikipedia: Principality of Arbanon
  3. Wikipedia: Kingdom of Albania (medieval)
  4. Wikipedia: Codex Purpureus Beratinus
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