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Albania

Gli illiri e l'antica Albania: regni, Roma e Pirro

Le terre albanesi furono abitate da illiri, epiroti e coloni greci. Tre regni illirici, lo Stato di Pirro e i Dardani prosperarono finché Roma non li sottomise, tra il 168 a.C. e la fine del I secolo a.C.

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Rovine di mura in pietra su una collina sopra una baia tranquilla, con montagne sullo sfondo nella foschia calda

Nell'antichità le terre albanesi erano abitate dagli illiri, dagli epiroti e dai coloni greci delle città sull'Adriatico. Qui si succedettero tre regni illirici e fiorirono lo Stato epirota di Pirro e il regno dei Dardani, nel territorio dell'odierno Kosovo, finché Roma non li sottomise: le terre illiriche e l'Epiro nel 168–167 a.C., la Dardania solo alla fine del I secolo a.C.

Questo è il primo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania. Qui sotto trovi il periodo che va dai primi insediamenti umani alla conquista romana, con i nomi e le date principali. A parte parliamo delle città e dell'economia degli illiri, della vita sotto il dominio di Roma e dell'ultima grande rivolta contro di essa.

La preistoria

Le terre albanesi erano abitate molto prima dell'arrivo degli illiri. Nel Paleolitico medio ci viveva l'uomo di Neanderthal, e la grotta di Konispol, nel sud del Paese, conserva tracce di un insediamento risalente al 24.700 a.C. circa. La preistoria durò circa 2 milioni di anni, fino a quando l'uomo cominciò a usare i metalli.

Ingresso di una grotta calcarea con un falò e utensili di selce, visto dall'interno
Gli insediamenti in grotta sono tra le tracce umane più antiche delle terre albanesi.

L'intera storia dell'umanità si divide in due grandi epoche, la preistoria e la storia. Il confine tra le due è l'inizio dell'uso dei metalli. Nella preistoria la scrittura non era ancora conosciuta, perciò la si chiama «storia senza documenti scritti»: ce ne parlano soltanto i reperti archeologici.

La preistoria è detta anche età della pietra e si articola in Paleolitico, Mesolitico e Neolitico; a essa seguì l'età dei metalli, con le età del rame, del bronzo e del ferro. Ogni fase ha lasciato nelle terre albanesi tracce sue.

PeriodoEpocaChe cosa compare
Paleoliticofino a ~12.000 anni faL'uomo di Neanderthal, poi insediamenti, grotte, le prime forme d'arte
Mesoliticoca. 10.000–7000 a.C.Nuovi utensili di selce, primi tentativi di agricoltura e di addomesticamento degli animali
Neoliticoca. 7000–3500 a.C.Utensili levigati, insediamenti stabili, agricoltura, allevamento, ceramica, arco e frecce
Età del rame (Eneolitico)ca. 3500–2100 a.C.Il rame, anche se la pietra resta il materiale principale
Età del bronzoca. 2100–1200/1100 a.C.Insediamenti cinti da mura, sepolture sotto tumuli (tuma, "tumuli")
Età del ferrodal 1100/1000 a.C. circaInsediamenti in cima alle colline, si formano le tribù illiriche

I limiti dei periodi variano leggermente da un libro all'altro, quindi le date della tabella vanno prese come approssimative. Più importante è ricordare l'ordine delle epoche e le novità portate da ciascuna.

La principale cultura neolitica dell'Albania sud-orientale è la cultura di Maliq, che prende il nome dall'insediamento di Maliq, vicino a Korçë; le si attribuiscono anche i siti di Vashtëmi, Dunavec e Podgorie. Gli insediamenti neolitici potevano trovarsi all'aperto, in grotta o su palafitte.

Più a sud, in Epiro, sorgeva Dodona, santuario con l'oracolo di Zeus. Erodoto lo considerava il più antico del mondo ellenico, mentre secondo Strabone era stato fondato dai Pelasgi.

Gli uomini preistorici e i loro reperti

Le tracce umane più antiche di queste terre risalgono a circa 100.000 anni a.C. Nel Paleolitico gli uomini vivevano di caccia e raccolta. Il Paleolitico superiore è noto per gli insediamenti all'aperto, le grotte carsiche e le prime testimonianze artistiche.

Sulla carta del manuale sono segnati i centri paleolitici di Gajtan, Xarrë e Konispol e, tra quelli neolitici, Cakran, Burimas, Dunavec e Podgorie. L'insediamento di Maliq ha un rilievo particolare: presenta tre strati, il che significa che fu abitato in epoche diverse.

Maliq è uno dei maggiori insediamenti neolitici. Sorgeva sul sito di un'antica palude vicino a Korçë e fu scoperto nel 1948. Costruzioni su palafitte sono state trovate sia a Maliq sia a Dunavec.

Il Mesolitico coincise con un periodo di grandi cambiamenti climatici. Comparvero allora nuovi utensili di selce e gli uomini provarono per la prima volta a coltivare le piante e ad addomesticare gli animali. Secondo il manuale, l'arco e le frecce si usavano già nel Neolitico, quando la terra cominciò a essere lavorata con la zappa.

Nell'età dei metalli gli utensili diventarono più resistenti: prima si facevano di bronzo, poi di ferro. Si diffuse l'aratura con l'aratro, un lavoro riservato agli uomini.

Società e credenze dei popoli preistorici

La società primitiva si reggeva sui legami di sangue. Il manuale ne descrive la forma più antica come matriarcale e ritiene che in seguito sia stata sostituita dall'ordinamento gentilizio patriarcale, con la famiglia monogamica: è lo schema adottato dalla vecchia storiografia scolastica.

La religione neolitica venerava la natura e la fertilità, prima di tutto la Madre Terra, ed era politeista.

Con il tempo i legami di clan e di tribù portarono le tribù a riunirsi in alleanze e poi alla nascita dello Stato. È proprio il percorso dalla tribù all'alleanza e poi allo Stato che gli illiri compiono nelle sezioni seguenti.

Chi erano gli illiri

Gli illiri erano tribù indoeuropee che alla fine dell'età del ferro occupavano i Balcani occidentali. Il manuale di storia albanese li considera la popolazione autoctona della regione: secondo questa ricostruzione, si formarono qui nel II–I millennio a.C., nell'età del bronzo e del ferro.

Sulle loro origini esistono due tesi. Secondo la prima arrivarono nei Balcani occidentali da altre regioni, secondo la seconda erano una popolazione locale, nata da un lungo processo di formazione; la scuola storica albanese sostiene questa seconda ipotesi. Il nome "illiri" compare per la prima volta in Erodoto, verso la metà del V secolo a.C.

A favore dell'origine locale il manuale cita i dati archeologici: l'insediamento di Maliq, oltre ai tumuli e alla ceramica di Maliq, Vajza, Mat e Glasinac.

Le terre illiriche si estendevano dalle valli della Sava e della Drava a nord fino alla Morava e al Vardar a est, e dall'Adriatico e dallo Ionio a ovest fino ai monti Acrocerauni a sud. Più a sud, fino al golfo di Ambracia, vivevano gli epiroti.

I Pelasgi

Gli autori antichi parlavano di una popolazione ancora più antica di queste terre, i Pelasgi. Il loro paese era chiamato Pelasgia e la loro lingua pelasgica. I Pelasgi erano considerati un'antica popolazione pregreca dei Balcani e dell'Egeo.

Ai Pelasgi è legata anche Dodona: secondo Strabone furono proprio loro a fondare il santuario. Dei Pelasgi parlarono Erodoto e altri storici antichi.

I confini dell'Illiria

Il manuale divide le terre illiriche in due parti. L'Illiria settentrionale si estendeva dall'Istria al fiume Neretva, quella meridionale dalla Neretva al golfo di Ambracia.

Esiste anche un concetto più ristretto, l'Illiria propriamente detta. Con questo nome si indicavano le terre dalla Neretva ai monti Acrocerauni, cioè fino alla penisola di Karaburun e alla catena di Llogara.

Accanto agli illiri si trovavano anche altre regioni di cui parleremo più avanti: la Dardania, che corrisponde all'incirca all'attuale Kosovo, e a sud di essa la Peonia.

Le tribù principali

Le tribù erano numerose e, a seconda dell'epoca, prevalevano ora le une ora le altre. Ecco quelle che i manuali citano più spesso:

  • i Taulanti, nei dintorni di Epidamno (Durazzo), tra le valli del Mati e dello Shkumbini;

  • gli Ardiei, intorno al lago di Scutari, con i centri di Rhizon e Scodra (Scutari);

  • i Dardani, nel territorio dell'attuale Kosovo e nelle zone circostanti;

  • gli Enchelei, presso il lago di Ocrida;

  • i Partini, nella valle dello Shkumbini, e i Dassareti, nell'Albania sud-orientale;

  • gli Amanti, nell'entroterra del golfo di Valona;

  • gli Albani, nella zona del Mati e di Croia (Krujë).

Il manuale precisa alcune aree di insediamento. Gli Ardiei occupavano nel complesso le terre tra la Neretva e Cattaro (Kotor), mentre i Labeati vivevano nei pressi di Scutari. I Penesti si stabilirono nella valle del Drin Nero. I Partini avevano una propria unione politica, il Koinon dei Partini.

Nel nord del mondo illirico vivevano i Liburni, mentre sulla costa dalmata abitavano i Dalmati. Il centro principale dei Dalmati era Delminium.

Il primo a menzionare gli Albani fu il geografo Tolomeo, nel II secolo d.C., insieme alla loro città, Albanopoli, che oggi si colloca a Zgërdhesh, vicino a Croia. Secondo un'ipotesi diffusa, il nome "albanesi" deriva proprio da questa tribù.

Tolomeo stesso collocava Albanopoli tra il Mati e lo Shkumbini.

A unire le tribù c'era una cultura comune: lo stile di vita, l'arte, le usanze legate alla nascita, al matrimonio e alla morte, oltre a intensi scambi reciproci.

Città, economia e lingua

Le prime città illiriche sorsero alla fine del V secolo a.C. Venivano costruite in cima alle colline e divise in zone: residenziale, pubblica, di culto, commerciale e difensiva. Ne avevano favorito la nascita un'agricoltura sviluppata, l'allevamento, l'artigianato e un commercio in crescita.

A quell'epoca sulla costa esistevano già colonie greche. I Corinzi fondarono prima Corcira (Corfù) e poi, intorno al 627 a.C., insieme ai Corciresi, Epidamno, in seguito chiamata Dyrrachium, nella terra dei Taulanti. Intorno al 600 a.C. i Corinzi guidati da Gilace fondarono Apollonia, vicino a Fier; in origine la città si chiamava Gilacia. Entro la metà del VI secolo a.C. sorse Orico. Anche la popolazione delle colonie aveva una componente illirica, perché le città erano state costruite su terre dove gli illiri vivevano già da tempo.

Su questa costa le colonie sorsero a partire dalla fine del VII secolo a.C.

ColoniaQuando fu fondataChi la fondò
Corcira (Corfù)Prima di EpidamnoI Corinzi
Epidamno (Dyrrachium, Durazzo)Ca. 627 a.C.Corinzi e Corciresi, nella terra dei Taulanti
Apollonia (Gilacia), vicino a FierCa. 600 a.C.I Corinzi guidati da Gilace
OricoEntro la metà del VI secolo a.C.—

Il poeta romano Catullo chiamò Dyrrachium "la taverna dell'Adriatico" (il manuale Albas attribuisce queste parole a Cicerone), mentre Cicerone scrisse di Apollonia come di una "città grande e maestosa".

La lingua. L'illirico era una lingua indoeuropea e ha lasciato tracce nell'albanese moderno. Non ci è rimasto alcun testo illirico, quindi i nomi di persona e di luogo li conosciamo solo attraverso la trascrizione greca o latina.

La religione. Gli illiri veneravano le grandi divinità del mondo antico, ma attribuivano loro tratti locali. Un posto particolare spettava al serpente e al sole, e c'erano anche miti su animali e fenomeni naturali.

Le città illiriche

Il manuale individua una prima fase di costruzione delle città, tra il V e il IV secolo a.C. Vi appartengono Rhizon, Olcinium (Ulcinj), Scodra, Lisso (Alessio), Uscana, Damastion, Byllis, Amantia, Pelion e Fenice.

Alcune città antiche si possono collegare a quelle moderne: Amantia viene associata a Valona e Byllis a Ballsh. Tombe reali sono state trovate a Selca e Poshtme, vicino a Pogradec, che viene identificata con l'antica Pelion.

Le città illiriche conobbero il loro apogeo tra il IV e il II secolo a.C.

Economia, monete e flotta

Gli illiri coltivavano cereali, olivi, viti e alberi da frutto, e allevavano api. Per il commercio producevano grano, olio d'oliva, vino, miele e cera.

L'allevamento era stagionale: d'estate le greggi pascolavano in montagna, d'inverno venivano condotte in pianura.

I re illirici Monunio, Mitilo e Genzio, così come le città di Amantia, Byllis e Scodra, coniavano monete di bronzo e d'argento. La moneta d'argento è nota come dracma illirica.

Dalle fonti greche e romane emerge che gli illiri svilupparono la navigazione e, insieme a essa, la pirateria. La loro nave veloce, la liburna, fu in seguito adottata dai Romani nella propria flotta. Per lungo tempo gli illiri dominarono l'Adriatico fino a Corfù.

Società e potere regio

La società illirica era divisa in tre strati: i ricchi, i piccoli proprietari liberi e le persone non libere, per lo più schiavi. Secondo il manuale, nel V secolo a.C. presso gli illiri si era formata una società schiavistica e si andava verso la creazione dello Stato.

In quel periodo nacque anche l'istituzione del re, il basileus. All'inizio il re veniva scelto nella tribù più forte, in seguito il potere divenne ereditario.

I tre regni illirici

Lo Stato illirico conobbe tre fasi. Il primo regno si formò alla fine del V secolo a.C., il secondo alla fine del IV, mentre il terzo, con capitale a Scutari, durò fino al 168 a.C., quando fu sconfitto da Roma.

Oltre ai regni illirici, nell'antichità in queste terre e nelle zone vicine esistevano lo Stato epirota, il regno dei Dardani e le città-stato di Dyrrachium e Apollonia.

Il primo regno. Aveva il suo centro nelle terre degli Enchelei, presso il lago di Ocrida (Lychnidos), ed era governato dalla dinastia di Bardili, fino al 335 a.C. Bardili è considerato il primo re illirico di cui si abbia notizia certa. Nel 359 a.C. (secondo altri dati nel 358) fu sconfitto da Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, e il regno ne uscì indebolito. Nel 335 a.C. Clito, figlio di Bardili, si ribellò ai Macedoni, ma fu sconfitto da Alessandro Magno e il primato passò ai Taulanti.

Il secondo regno. Nell'ultimo quarto del IV secolo a.C. il regno rinacque con la dinastia di Glaucia e il suo centro si spostò presso i Taulanti. Il potere di Glaucia si estendeva su Dyrrachium e Apollonia. Fu lui ad accogliere e allevare il piccolo Pirro, futuro re dell'Epiro, e a metterlo sul trono epirota quando era ancora bambino. Dopo il 302 a.C. Glaucia non compare più nelle fonti. La lotta per il trono si concluse con l'ascesa di Monunio nel 280 a.C., che rafforzò l'economia e il commercio e coniò monete d'argento. Secondo il manuale, il secondo regno durò fino al 231 a.C. e l'ultimo sovrano della dinastia di Glaucia fu Mitilo.

Il terzo regno. Il centro si spostò a nord, presso gli Ardiei e i Labeati, e la capitale divenne Scodra (Scutari). I sovrani più noti sono Pleurato, Agrone, Teuta e Genzio. Nel 231 a.C. Agrone riportò una clamorosa vittoria sugli Etoli presso la città di Medione, ma morì quello stesso anno. Il potere passò alla vedova Teuta, reggente per Pinne, il figlio di Agrone ancora minorenne.

Agrone gettò le basi di un forte Stato ardieo: si appoggiava agli Ardiei e ai Labeati e teneva l'Adriatico sotto il controllo della sua flotta. Il regno ardieo si affacciava sull'Adriatico e si estendeva da Narona (Neretva) all'Aoos (Voiussa), e a est fino a Ocrida e al Drin Nero.

Teuta proseguì la politica marittima del marito. Conquistò Corcira (Corfù) e strinse un'alleanza con gli epiroti.

Per l'esame conviene tenere a mente i tre regni sotto forma di un breve schema.

RegnoCentroSovraniCome finì
PrimoTerre degli Enchelei, presso il lago di OcridaBardili, suo figlio ClitoSconfitte contro Filippo II (359 a.C.) e Alessandro Magno (335 a.C.)
SecondoTerre dei TaulantiGlaucia, Monunio, MitiloSecondo il manuale, durò fino al 231 a.C.
TerzoTerre degli Ardiei e dei Labeati, capitale Scodra (Scutari)Pleurato, Agrone, Teuta, GenzioSconfitto da Roma nel 168 a.C.

Ciò che cambia davvero da un regno all'altro è il centro del potere. Si sposta da sud-est, dal lago di Ocrida, verso Durazzo e le valli del Mati e dello Shkumbini, e poi a nord, verso Scutari e la costa adriatica.

Le guerre illirico-romane

Roma combatté contro gli illiri per oltre 60 anni, dal 229 al 168 a.C., spinta dalle sue mire sui Balcani. Le guerre furono tre e si conclusero con la caduta dell'ultimo regno illirico, che divenne un possedimento romano.

Costa rocciosa dell'Adriatico con rovine di mura in pietra su un promontorio e la minuscola sagoma di una nave all'orizzonte
La costa rocciosa dell'Adriatico, dove nell'antichità passavano le rotte marittime delle tribù costiere.

La prima guerra (229–228 a.C.) scoppiò dopo l'uccisione di uno degli ambasciatori romani inviati presso Teuta. Con la pace del 228 a.C. il regno si impegnò a pagare un tributo a Roma, a cedere gran parte delle sue terre e a non navigare a sud di Lisso (Alessio) con più di due navi, e comunque disarmate. Teuta perse il potere e la figura di spicco del regno divenne Demetrio di Faro, alleato di Roma.

Gli ambasciatori erano i fratelli Coruncanii. Nel 229 a.C. i Romani sbarcarono con 200 navi e 20.000 fanti. Occuparono Corcira, Apollonia e Dyrrachium e tolsero l'assedio illirico all'isola di Issa; nel 228 a.C. Teuta chiese la pace.

La seconda guerra (219 a.C.) fu combattuta proprio contro Demetrio, che aveva cominciato a muoversi in modo indipendente da Roma. Caddero le sue fortezze principali, Dimale e Faro. A guidare i Romani era Lucio Emilio Paolo, mentre Demetrio si rifugiò presso Filippo V di Macedonia.

La terza guerra fu quella decisiva. Genzio, al potere dal 181 a.C., si alleò con il re macedone Perseo contro Roma. Nel 168 a.C. il comandante romano Lucio Anicio Gallo lo sconfisse presso Scodra e l'anno seguente Genzio fu condotto prigioniero a Roma.

L'alleanza tra Genzio e Perseo si colloca nel 169–168 a.C.; dalla parte di Perseo si schierarono anche i Molossi dell'Epiro. Secondo Tito Livio, Genzio radunò presso Lisso un esercito di 15.000 uomini.

Perché gli illiri persero? Il manuale indica tre cause: la posizione filoromana di Dyrrachium e Apollonia, il tradimento di Demetrio di Faro e un esercito romano quasi doppio.

GuerraAnniParte illiricaEsito
Prima229–228 a.C.TeutaTributo a Roma, perdita di territori, il potere passa a Demetrio di Faro
Seconda219 a.C.Demetrio di FaroCadono Dimale e Faro, Demetrio fugge presso Filippo V
Terza168 a.C.Genzio alleato di PerseoSconfitta presso Scodra, Genzio prigioniero a Roma

Dopo il 168 a.C. Roma introdusse una nuova divisione amministrativa e avviò una riforma agraria, insediando coloni. Alcune città illiriche furono distrutte, altre ottennero lo status di colonie romane e ne sorsero anche di nuove. Da Dyrrachium partì la costruzione della Via Egnatia, la principale strada romana dei Balcani, che collegava l'Illiria alla Macedonia e alla Tracia.

L'Illiria sotto il dominio romano

Roma conquistò lo Stato ardieo, l'Epiro e la Macedonia, ma in Dardania incontrò una forte resistenza, di cui parleremo più avanti.

Sotto il dominio romano comparvero i latifondisti, proprietari di grandi tenute. I latifondi si trovavano soprattutto in pianura, sulla costa, sulle colline e nelle valli. La lingua ufficiale dell'Illiria romana divenne il latino.

Nei secoli I–III d.C. la vita urbana in Illiria fiorì: si costruivano strade, si sviluppavano il commercio e l'artigianato.

Roma cercò di romanizzare gli illiri, ma non ci riuscì del tutto. La romanizzazione fu più forte nell'Illiria settentrionale e più debole in quella meridionale. Secondo il manuale, gli illiri non si dissolsero tra i nuovi arrivati: conservarono la lingua, di cui il manuale considera erede l'albanese, la propria cultura e un insediamento compatto nelle terre degli attuali albanesi.

Le tracce di questa continuità si vedono nei nomi. Sono giunti fino a noi toponimi illirici come Scodra (Scutari), Lissus (Alessio), Aulona (Valona) e Scupi, e nomi di fiumi come Drilon (Drin), Mathis (Mati) e Scardus (Shar). Anche Genzio, Glauco, Agrone e Teuta sono nomi illirici.

Più tardi, nel IV secolo d.C., a sud della Neretva furono create quattro province: la Prevalitana con centro a Scutari, la Dardania con centro a Scupi, l'Epiro Nuovo con centro a Durazzo e l'Epiro Vecchio con centro a Nicopoli.

La grande rivolta illirica

La più grande sollevazione degli illiri contro Roma fu la Grande rivolta illirica del 6–9 d.C. Nel 6 la avviarono le tribù dei Desidiati e dei Breuci, e si estese alla Dalmazia e alla Pannonia.

A guidare la rivolta furono tre capi: i due Batone e Pinne. Gli insorti misero insieme un esercito di 200.000 fanti e 9.000 cavalieri. La minaccia era così seria che l'imperatore Augusto avvertì il Senato: senza misure di difesa, il nemico avrebbe potuto trovarsi alle porte di Roma in dieci giorni.

Questa rivolta indebolì seriamente Roma.

La rivolta dimostra che, anche a oltre un secolo e mezzo dalla caduta di Genzio, le tribù illiriche restavano una forza con cui Roma doveva fare i conti.

L'Epiro e il re Pirro

L'Epiro è una regione storica a cavallo tra il sud dell'attuale Albania e il nord-ovest della Grecia. Lo abitavano tre tribù principali: i Caoni a nord-ovest, i Molossi al centro e i Tesproti a sud. Lo Stato epirota raggiunse il suo apogeo sotto il re Pirro, tra il 297 e il 272 a.C.

L'Epiro si estendeva dal golfo di Ambracia a sud fino al passo di Llogara e alla valle della Voiussa (Vjosa) a nord, e dai monti del Pindo a est fino al mar Ionio a ovest. Nella seconda metà del IV secolo a.C. le città principali erano Gitana e Fenice (Finiq).

Ai Caoni appartenevano Butrinto, Onchesmo (Saranda), Chimara (Himarë) e Fenice (Finiq). Il centro principale dei Molossi era Passaron. Secondo il manuale, lo Stato epirota vero e proprio si formò alla fine del V secolo a.C.

L'evoluzione dello Stato. In origine c'era il regno dei Molossi (con il re Taripa e suo figlio Alceta), poi venne la Lega molossa guidata da Alessandro il Molosso. Questo Alessandro, zio di Alessandro Magno, morì intorno al 331 a.C. nell'Italia meridionale, nella battaglia di Pandosia. In seguito nacque la Lega epirota, uno Stato federale. Negli anni Trenta del III secolo a.C. la monarchia epirota cadde e la Lega divenne una repubblica.

Il manuale descrive questo percorso in tre fasi. La prima è la Lega molossa (koinon), in cui il re Taripa attuò le sue riforme; nella forma era una monarchia federale, in cui il potere del re era limitato ma si trasmetteva per via ereditaria. La seconda è la Simmachia epirota, un'alleanza sotto il potere dei re molossi, che conobbe il suo apogeo con Pirro. La terza è la Lega epirota, una repubblica federale nata dopo la caduta della monarchia, intorno al 233 a.C.

L'Epiro passò quindi da un'alleanza di tribù sotto i re molossi a una repubblica. Per questo, nelle domande sull'Epiro, è così importante distinguere l'epoca di Pirro, il culmine della monarchia, da quella della Lega, che durò fino all'arrivo di Roma.

Pirro e la "vittoria di Pirro"

Con Pirro l'Epiro si rafforzò: il re accrebbe il proprio potere, condusse una politica estera indipendente e ottenne successi militari ed economici. Nel 295 a.C. fondò Antigonea, vicino ad Argirocastro (Gjirokastër), e le diede il nome della prima moglie, Antigone.

Pirro proclamò Ambracia capitale del suo regno.

I suoi avversari furono Roma, Cartagine, la Macedonia, Sparta e Argo; combatté anche in Sicilia contro i Cartaginesi. Nel 280 a.C. Pirro sconfisse i Romani a Eraclea e poi ad Ausculum, ma con perdite così pesanti da dare origine all'espressione "vittoria di Pirro": un successo che costa più di una sconfitta. Mentre Pirro era impegnato in Italia, i Romani strinsero un accordo con i Cartaginesi. Nel 275 a.C. fu sconfitto dai Romani a Benevento e nel 272 morì ad Argo.

L'occasione della spedizione in Italia fu la richiesta di aiuto contro Roma da parte della colonia greca di Taranto. Secondo il manuale, nel 280 a.C. Pirro sbarcò in Italia con circa 25.000 guerrieri e 20 elefanti da guerra. In Sicilia combatté contro Cartagine nella zona di Siracusa.

L'Epiro dopo Pirro

Dopo la caduta della monarchia il centro della Lega epirota divenne Fenice. Polibio la definiva la città più potente e ricca dell'Epiro. La Lega esistette dalla caduta della monarchia fino alla conquista romana.

Nella guerra tra Roma e Perseo di Macedonia gli epiroti si divisero: nel 170 a.C. i Molossi appoggiarono Perseo, mentre i Caoni e i Tesproti si schierarono con Roma. Nel 168 a.C. l'Epiro fu sottomesso da Roma.

Per l'Epiro la fine fu durissima. Nel 167 a.C. Lucio Emilio Paolo saccheggiò 70 città epirote e ridusse in schiavitù circa 150.000 persone, e la regione passò sotto il dominio di Roma.

Il regno dei Dardani

Il regno dei Dardani si formò nel IV secolo a.C. e aveva il suo centro nel territorio dell'attuale Kosovo. Era ricco di minerali e godeva di una posizione favorevole tra le potenze balcaniche; nella sua massima espansione arrivava a nord fino a Naissus (Niš) e a sud fino al Vardar.

Nella seconda metà del IV secolo a.C. le tribù della Dardania si unirono. La parola stessa "dardano" è di origine indoeuropea; la si collega all'albanese dardhë, "pera", e in questo caso la Dardania sarebbe il "paese delle pere", anche se questa interpretazione resta un'ipotesi.

Le città principali della Dardania erano Damastion, Scupi (Skopje), Naissus e Ulpiana. Il regno era retto da un re. L'autore antico Agatarchide, citato da Ateneo, scrisse che i Dardani possedevano molti schiavi, alcuni anche mille e oltre, e che in tempo di pace questi lavoravano la terra.

La Dardania, la Macedonia e i Celti

Il regno dei Dardani fu spesso in guerra con la Macedonia. Il manuale ne individua la causa nelle mire egemoniche macedoni sulla regione, e la contesa nacque per la Peonia, regione situata nel sud della Dardania e nel nord della Macedonia. Già nel 358 a.C. (nel manuale Albas: entro il 344) la Peonia era stata sottomessa da Filippo II di Macedonia, e intorno al 231 a.C. il re dardano Longaro la strappò ai Macedoni.

Intorno al 280 a.C. la Dardania fu minacciata da una grande invasione celtica. Tra i suoi re si ricordano Longaro, Batone e Monunio. Nel 201 a.C. Batone si schierò con Roma contro Filippo V di Macedonia.

Longaro regnò all'incirca nel 231–206 a.C., Batone nel 206–176 a.C. e Monunio nel 176–167 a.C.

La forza dei Dardani emerge dal loro ruolo nella guerra contro i Celti. Secondo Giustino, la Dardania offrì alla Macedonia 20.000 guerrieri contro i Celti, ma la Macedonia rifiutò. Diodoro, invece, scrive che i Celti, sconfitti in Grecia, si ritirarono e furono annientati nella terra dei Dardani.

La Dardania e Roma

L'alleanza con Roma ebbe vita breve. Dopo la conquista romana della Macedonia i rapporti sfociarono in guerra, che il manuale fa iniziare nel 76 a.C. Nel 28 a.C. Marco Licinio Crasso annesse la Dardania, che entrò a far parte della provincia romana della Mesia e alla fine del III secolo d.C. divenne una provincia autonoma. Dalla Dardania veniva l'imperatore bizantino Giustiniano I, nato intorno al 482 a Tauresium, non lontano da Skopje.

Nel I secolo a.C. la Dardania non combatteva più contro la Macedonia, ma contro Roma. Il proconsole di Macedonia Gaio Scribonio Curione condusse una guerra contro i Dardani nel 75–73 a.C. La Dardania divenne una provincia autonoma nel 293 d.C.

AnnoEvento
Ca. 280 a.C.Invasione celtica
201 a.C.Batone con Roma contro Filippo V
76 a.C.Secondo il manuale, inizio della guerra con Roma
28 a.C.Marco Licinio Crasso annette la Dardania, che entra nella Mesia
293 d.C.La Dardania diventa una provincia autonoma
Ca. 482 d.C.A Tauresium nasce il futuro imperatore Giustiniano I

Che cosa scrissero degli illiri gli autori antichi

Gli illiri non hanno lasciato testi propri, quindi la loro storia si ricostruisce grazie agli autori greci e romani e all'archeologia. Una delle menzioni più antiche di queste terre si trova nell'"Odissea" di Omero, dove compaiono i Tesproti dell'Epiro.

Le fonti principali sulle tribù illiriche sono la "Geografia" di Strabone (I secolo a.C. – I secolo d.C.) e l'opera di Tolomeo (II secolo d.C.), dove compare per la prima volta il nome "Albani". Erodoto, come abbiamo visto, fu il primo a chiamare gli illiri per nome e ci ha lasciato un racconto sui Pelasgi e su Dodona.

Degli illiri e dei Pelasgi scrissero anche molti altri autori antichi: Tucidide, Polibio, Plinio il Vecchio, Plutarco, Appiano e Dionigi di Alicarnasso. Molti dettagli di questo articolo, su Genzio, su Pirro o sui Dardani, ci sono noti proprio grazie alle loro opere, oltre che agli scritti di Tito Livio, Giustino e Diodoro.

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Domande frequenti

Gli illiri sono gli antenati degli albanesi?

È la posizione della storiografia albanese, su cui si basa anche il manuale scolastico. Nell'albanese moderno si riconoscono tracce della lingua illirica, e il nome "Albani" compare per la prima volta in Tolomeo per indicare una delle tribù illiriche. Nella comunità scientifica internazionale la questione resta aperta.

Chi fu l'ultimo re degli illiri?

Genzio, che regnò dal 181 a.C. con capitale a Scutari. Si alleò con la Macedonia contro Roma, nel 168 a.C. fu sconfitto da Lucio Anicio Gallo e in seguito fu condotto prigioniero a Roma.

Chi era la regina Teuta?

Era la vedova di Agrone, re degli Ardiei, e dopo la sua morte, nel 231 a.C., governò come reggente per il figlio minorenne. Durante il suo regno scoppiò la prima guerra illirico-romana, al termine della quale perse il potere.

Pirro era illirico?

No, Pirro era re dell'Epiro e apparteneva alla stirpe dei Molossi. Il suo legame con gli illiri risale all'infanzia: fu accolto e allevato da Glaucia, re dei Taulanti, che lo mise sul trono epirota quando era ancora bambino.

Che cos'è la Via Egnatia?

È la strada romana che partiva da Dyrrachium (l'attuale Durazzo) e attraversava i Balcani fino alla Macedonia e alla Tracia. La sua costruzione iniziò dopo la conquista romana e divenne la principale via di terra della regione.

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Fonti

  1. Britannica: Illyria
  2. Wikipedia: Illyrian Wars
  3. Wikipedia: Pyrrhus of Epirus
  4. Wikipedia: Kingdom of Dardania
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