Albania dopo il comunismo: dalla crisi del 1997 alla NATO e al Kosovo
La storia dell'Albania dopo il comunismo comincia nel dicembre 1990, con le proteste studentesche. Segue una transizione difficile, la crisi del 1997 e la svolta verso NATO e UE, mentre il Kosovo arriva all'indipendenza.

Indice7 sezioni
- La caduta del regime comunista (1990–1991)
- L'inizio del cambiamento
- Le prime elezioni
- I fatti di Scutari del 2 aprile 1991
- Il primo parlamento pluralista
- L'Albania dopo il comunismo: il passaggio al mercato (1992–1996)
- Leggi e istituzioni del nuovo Stato
- Le elezioni del 1996
- La crisi albanese del 1997
- Stato d'emergenza e armi in mano alla popolazione
- La Costituzione del 1998 e l'alternanza al potere
- I governi dopo il 1998
- Verso la NATO e l'Unione Europea
- La strada verso la NATO
- L'avvicinamento all'Unione Europea
- Il Kosovo dall'autonomia all'indipendenza
- La revoca dell'autonomia e i nuovi partiti
- La resistenza pacifica degli anni Novanta
- La guerra del 1998–1999
- L'amministrazione ONU e l'indipendenza del Kosovo
- Domande frequenti
La storia dell'Albania dopo il comunismo comincia nel dicembre 1990, quando le proteste studentesche costrinsero il regime ad ammettere altri partiti. Il passaggio alla democrazia e all'economia di mercato fu difficile e sfociò nella crisi del 1997. Poi il Paese scelse l'Occidente: nel 2009 entrò nella NATO e nel 2014 ottenne lo status di candidato all'UE. Negli stessi anni il Kosovo passò dalla revoca dell'autonomia all'indipendenza, proclamata il 17 febbraio 2008.
Questo è l'ottavo e ultimo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania e copre il periodo che va dal 1990 a oggi.
La caduta del regime comunista (1990–1991)
Il regime a partito unico crollò nel giro di pochi mesi. L'8 dicembre 1990 gli studenti della Città universitaria di Tirana scesero in piazza per chiedere il pluralismo politico. L'11 dicembre il partito autorizzò altre formazioni e il 12 dicembre nacque la prima forza d'opposizione, il Partito Democratico.
Agli studenti si unirono presto gli intellettuali e gli abitanti di Tirana, e la protesta si trasformò in un movimento contro il regime. La decisione sul pluralismo fu presa dal Comitato centrale del Partito del Lavoro d'Albania (PLA). Il pluralismo politico è un sistema in cui esistono due o più partiti.
L'inizio del cambiamento
L'Albania non fu un'eccezione nell'Europa orientale. La caduta del Muro di Berlino innescò un "effetto domino": i regimi comunisti della regione crollarono uno dopo l'altro.
Le prime proteste aperte nel Paese si erano svolte già all'inizio del 1990. Il 14 gennaio 1990, a Scutari, alcune persone tentarono di abbattere un busto di Stalin e la polizia arrestò molti dei partecipanti.
In estate la crisi divenne evidente agli occhi del mondo intero. Il 2 luglio 1990 la gente fece irruzione nelle ambasciate di Italia, Germania Ovest, Francia e di altri Paesi chiedendo asilo politico. Davanti alle sedi diplomatiche si radunarono circa 10.000 persone, e circa 5.000 richiedenti asilo trovarono rifugio all'interno.
Il regime aveva provato a mantenere il controllo con alcune riforme. Già nell'estate del 1990 Ramiz Alia aveva allontanato una parte della vecchia dirigenza e concesso il passaporto a chi si era rifugiato nelle ambasciate. Aveva anche promesso di rivedere l'ordinamento costituzionale, ma non bastò.
Con l'inverno gli eventi subirono un'accelerazione. Nel febbraio 1991 studenti e docenti iniziarono uno sciopero della fame per ottenere che il nome del dittatore venisse tolto dalla denominazione dell'Università di Tirana. Alia accolse le richieste, destituì il primo ministro Adil Çarçani e al suo posto nominò Fatos Nano. Il 20 febbraio 1991 i manifestanti abbatterono la statua di Enver Hoxha in piazza Skanderbeg, a Tirana.
Il Paese si trovava allora sull'orlo della guerra civile, e le concessioni agli studenti furono un tentativo di evitarla. Nel marzo 1991 venne liberata la maggior parte dei prigionieri politici, compresi i partecipanti alle proteste del 1990.
Le prime elezioni
Il 31 marzo 1991 si svolsero le prime elezioni multipartitiche. Dei 250 seggi, il Partito del Lavoro ne conquistò 169 e il Partito Democratico 75. Ad aprile la legge sulle principali disposizioni costituzionali diede allo Stato il nome di Repubblica d'Albania. Il 30 aprile Ramiz Alia fu eletto presidente.
L'opposizione nel nuovo parlamento era formata dai partiti Democratico, Repubblicano, Socialdemocratico ed Ecologista, oltre che dall'associazione della minoranza greca "Omonia".
Il Paese, però, era in fermento. Dopo uno sciopero generale, il 4 giugno 1991 il governo di Fatos Nano si dimise e al suo posto nacque un "Governo di stabilità" guidato da Ylli Bufi. Il 13 giugno il Partito del Lavoro d'Albania fu sciolto e si ricostituì come Partito Socialista d'Albania.
Il "Governo di stabilità" ebbe vita breve. Dopo l'uscita dei ministri democratici si dimise e fu sostituito dal governo tecnico di Vilson Ahmeti.
I fatti di Scutari del 2 aprile 1991
Non tutti accettarono l'esito delle prime elezioni. Il 2 aprile 1991 a Scutari si tenne una manifestazione contro i risultati del voto, che sfociò in violenti scontri con la polizia.
Durante la protesta rimasero uccisi gli attivisti del Partito Democratico Arben Broci, Bujar Bishanaku, Besnik Ceka e Nazmi Kryeziu. In seguito i minatori di Valias iniziarono uno sciopero della fame: chiedevano aumenti salariali e che venissero indicati i responsabili dei fatti di Scutari.
Il primo parlamento pluralista
Il primo parlamento pluralista restò in carica dal marzo 1991 al marzo 1992. La sua decisione più importante fu la legge sulle principali disposizioni costituzionali.
Approvata nell'aprile 1991, questa legge segnò la fine della dittatura. Sancì la separazione dei poteri, il pluralismo politico, la proprietà privata e i diritti umani.
L'Albania dopo il comunismo: il passaggio al mercato (1992–1996)
Le elezioni del 22 marzo 1992 le vinsero i democratici, con 92 seggi su 140 contro i 38 dei socialisti. Aleksandër Meksi divenne primo ministro. Ramiz Alia si dimise all'inizio di aprile (secondo il manuale scolastico, il 4 aprile) e il 9 aprile il parlamento elesse presidente Sali Berisha.
Il Partito Democratico formò un governo di coalizione con i repubblicani e i socialdemocratici. Dal 1992 al 1997 il Paese fu governato dal PD in coalizione con partiti che, in momenti diversi, furono il Repubblicano e il Socialdemocratico; per tutti quegli anni il primo ministro rimase Aleksandër Meksi. Sali Berisha fu presidente dal 1992 al 1997 e in seguito, dal 2005 al 2013, guidò il governo.
Il nuovo governo spinse più a fondo le riforme di mercato: liberalizzò i prezzi e privatizzò le abitazioni e le piccole imprese. La redistribuzione delle terre agricole era già cominciata con la legge "Sulla terra" del luglio 1991. Subito dopo la caduta del comunismo il Paese ricevette aiuti d'emergenza, soprattutto dall'Italia, con l'operazione "Pellicano". L'avvicinamento all'Occidente era iniziato già nel 1991, con gli accordi con il FMI, la Banca Mondiale e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.
I cambiamenti ebbero anche un rovescio della medaglia. Si diffusero i traffici illeciti e la corruzione, e il fenomeno più pericoloso furono le piramidi finanziarie.
Il clima politico restava teso. Il progetto di costituzione fu bocciato con il referendum del 6 novembre 1994. Le elezioni del 26 maggio 1996 furono segnate da irregolarità: l'opposizione ne contestò il risultato e boicottò il parlamento.
Leggi e istituzioni del nuovo Stato
In assenza di una costituzione definitiva, il fondamento dell'ordinamento giuridico era la legge sulle principali disposizioni costituzionali, che venne via via integrata. Nell'aprile 1992 vi fu aggiunto un capitolo sul sistema giudiziario e nel marzo 1993 uno sui diritti e le libertà fondamentali (il manuale Albas data entrambi i capitoli all'aprile 1992).
Parallelamente si costruiva la nuova legislazione. Il Codice civile fu approvato nel 1994, il Codice penale e il Codice di procedura penale nel 1995. Il tentativo di adottare una vera costituzione nel novembre 1994 fallì: al referendum il popolo non approvò il progetto.
L'apparato statale fu riorganizzato. Ci furono epurazioni nell'amministrazione, nella diplomazia e soprattutto nella Sigurimi, sostituita dal Servizio informativo nazionale (SHIK). I gradi militari, aboliti nel 1966, furono ripristinati dopo il 1992.
Il nuovo potere fece anche i conti con il passato comunista. Nel 1991–1992 furono arrestati ex alti funzionari del PLA, tra cui la vedova di Enver Hoxha, Nexhmije Hoxha. Nel 1995 vennero approvate la Legge sul genocidio e la legge sulla lustrazione: agli ex alti funzionari del regime e agli agenti della Sigurimi fu vietato candidarsi al parlamento fino al 2002.
Le elezioni del 1996
Lo scontro tra governo e opposizione si inaspriva. Il presidente del Partito Socialista Fatos Nano fu arrestato nel 1993 e nel 1994 condannato per corruzione, il che rese ancora più tesa la situazione politica.
Alle elezioni del 26 maggio 1996 il PD conquistò 95 dei 100 seggi maggioritari e in totale 122 dei 140 seggi del parlamento. L'opposizione non riconobbe il risultato. La comunità internazionale chiese di ripetere il voto in 40 circoscrizioni, ma il governo rifiutò.
La crisi albanese del 1997
La crisi nacque dai problemi degli anni precedenti: le contestate elezioni del 1996, il boicottaggio del parlamento da parte dell'opposizione, la corruzione e le piramidi finanziarie. Quando le piramidi crollarono, il conflitto politico si trasformò in un conflitto nazionale.
Nel 1997 l'Albania si trovò sull'orlo della guerra civile. A innescare la crisi fu il crollo delle piramidi finanziarie, nelle quali moltissime famiglie avevano investito i propri risparmi. L'ordine tornò grazie a un compromesso tra i partiti e alla missione internazionale "Alba" guidata dall'Italia.

Le prime proteste scoppiarono nel gennaio 1997 nel sud del Paese, e Valona diventò uno dei principali focolai dei disordini. Il 9 marzo, con la mediazione dell'OSCE, i partiti raggiunsero un accordo: nacque un governo di coalizione, il Governo di riconciliazione nazionale guidato da Bashkim Fino, e furono indette elezioni anticipate.
Stato d'emergenza e armi in mano alla popolazione
La situazione sfuggì rapidamente di mano. Il 2 marzo 1997 il parlamento proclamò lo stato d'emergenza. A marzo la folla saccheggiò i depositi di armi dell'esercito e la popolazione si armò.
A mediare per la soluzione della crisi fu l'ex cancelliere austriaco Franz Vranitzky. I negoziati portarono al governo di coalizione di Bashkim Fino e all'arrivo in Albania di una forza multinazionale di pace.
Da aprile ad agosto operò nel Paese la missione "Alba", una forza multinazionale di circa 7.000 militari sotto comando italiano, con mandato ONU (risoluzione 1101). Alle elezioni anticipate del 29 giugno 1997 i socialisti conquistarono circa due terzi dei seggi in parlamento. Il referendum svolto lo stesso giorno bocciò il ritorno della monarchia.
La Costituzione del 1998 e l'alternanza al potere
Il 22 novembre 1998 un referendum approvò la costituzione tuttora in vigore, promulgata il 28 novembre. L'Albania divenne una repubblica parlamentare. Il parlamento è unicamerale, conta 140 deputati e resta in carica 4 anni. Il presidente è eletto dal parlamento con un mandato di 5 anni.
Così, dopo anni di leggi provvisorie, il Paese ebbe finalmente una costituzione definitiva: alla legge sulle principali disposizioni costituzionali del 1991 subentrò una vera legge fondamentale, quella del 1998.
Nel settembre 1998 fu ucciso il deputato democratico Azem Hajdari, e la tensione salì ulteriormente. Da allora l'alternanza al governo è passata attraverso le urne: nel 2001 i socialisti ottennero un secondo mandato, nel 2005 tornarono al potere i democratici e nel 2013 di nuovo i socialisti.
I governi dopo il 1998
Dopo l'assassinio di Azem Hajdari il primo ministro Fatos Nano si dimise e alla guida del governo arrivò Pandeli Majko. Il suo gabinetto affrontò la crisi dei profughi dal Kosovo.
Dal 1997 al 2005 il Paese fu governato da una coalizione di centro-sinistra guidata dal Partito Socialista. In quegli anni furono primi ministri Fatos Nano, Pandeli Majko e Ilir Meta. I socialisti ottennero il secondo mandato alle elezioni del 24 giugno 2001.
Dopo la sconfitta elettorale del 2005 Nano lasciò la guida del PS, e il partito passò al sindaco di Tirana Edi Rama. I democratici tornarono al potere e Sali Berisha divenne primo ministro.
Alle elezioni del giugno 2013 vinse la coalizione guidata dal Partito Socialista e dal Movimento Socialista per l'Integrazione (LSI). Il governo di Edi Rama entrò in carica nel settembre 2013.
| Anni | Chi governava |
|---|---|
| 1992–1997 | PD in coalizione, primo ministro Aleksandër Meksi |
| 1997–2005 | Coalizione di centro-sinistra guidata dal PS: Fatos Nano, Pandeli Majko, Ilir Meta |
| 2005–2013 | PD, primo ministro Sali Berisha |
| dal 2013 | Coalizione guidata dal PS, primo ministro Edi Rama |
Verso la NATO e l'Unione Europea
L'integrazione euro-atlantica è diventata l'obiettivo principale della politica estera dell'Albania democratica. Il percorso va dai primi accordi del 1991 all'ingresso nella NATO nel 2009, fino allo status di candidato all'UE ottenuto nel 2014.
| Quando | Tappa |
|---|---|
| giugno 1991 | Adesione alla CSCE (oggi OSCE) |
| 1992 | Consiglio di cooperazione nord-atlantico |
| 23 febbraio 1994 | Programma NATO "Partenariato per la pace" e domanda di adesione |
| 13 luglio 1995 | Ingresso nel Consiglio d'Europa |
| 12 giugno 2006 | Accordo di stabilizzazione e associazione con l'UE (in vigore dal 1° aprile 2009) |
| 3 aprile 2008 | Invito a entrare nella NATO al vertice di Bucarest |
| aprile 2009 | Ingresso nella NATO insieme alla Croazia; domanda di adesione all'UE |
| 15 dicembre 2010 | Esenzione dal visto per l'area Schengen |
| giugno 2014 | Status di Paese candidato all'UE |
Le riforme necessarie per ricevere l'invito nella NATO subirono un'accelerazione dopo la visita del presidente degli Stati Uniti George W. Bush nel giugno 2007. L'Albania entrò nell'Alleanza proprio nell'anno del suo 60° anniversario. Sulla strada verso l'UE il passaggio decisivo fu la riforma della giustizia del 2016. Nel novembre 2016 la Commissione europea raccomandò di aprire i negoziati, a condizione che proseguisse la verifica dei giudici (il cosiddetto vetting). Oggi l'Albania sta negoziando l'adesione all'Unione Europea.
Non fu un percorso lineare: la crisi del 1997 fece arretrare il Paese, e i passi principali verso la NATO e l'UE arrivarono solo tra il 2006 e il 2014.
La strada verso la NATO
Il cammino dell'Albania verso l'Alleanza Atlantica durò quasi vent'anni. Nel 1992 il Paese entrò nel Consiglio di cooperazione nord-atlantico (NACC) e il 23 febbraio 1994 firmò il programma "Partenariato per la pace", presentando lo stesso giorno la domanda ufficiale di adesione.
Un passo importante fu l'inclusione nel Piano d'azione per l'adesione (MAP), con cui l'Albania imboccò la via dell'integrazione nella NATO. L'invito arrivò al vertice di Bucarest il 3 aprile 2008 e il Paese divenne membro a pieno titolo nell'aprile 2009, insieme alla Croazia.
L'avvicinamento all'Unione Europea
I rapporti con l'Europa cominciarono subito dopo la caduta del regime. Nel 1991 l'Albania stabilì relazioni diplomatiche con la Comunità europea, la precorritrice dell'UE, e nel 1992 firmò con essa un Accordo sugli scambi commerciali e sulla cooperazione.
Le crisi del 1995–1997 e il crollo delle piramidi finanziarie frenarono l'avvicinamento. Solo nel giugno 2001 l'UE decise di preparare i negoziati per l'Accordo di stabilizzazione e associazione. La cornice regionale fu offerta dal Patto di stabilità per l'Europa sud-orientale del 1999, nato per favorire l'integrazione europea dei Paesi della regione.
La visita del presidente della Commissione europea Romano Prodi il 31 gennaio 2003 segnò l'apertura ufficiale dei negoziati. L'Accordo fu firmato il 12 giugno 2006, e l'Albania presentò domanda di adesione nell'aprile 2009.
Nell'ottobre 2013 la Commissione europea raccomandò di concedere all'Albania lo status di candidato, a condizione che proseguisse la lotta alla corruzione. L'Albania ottenne lo status di Paese candidato nel giugno 2014.
Il Kosovo dall'autonomia all'indipendenza
Dopo la revoca dell'autonomia nel 1989, gli albanesi del Kosovo passarono dalla resistenza pacifica e dalla creazione di uno Stato parallelo alla guerra del 1998–1999. Seguirono l'amministrazione dell'ONU e, il 17 febbraio 2008, la proclamazione dell'indipendenza.
Questo percorso si può dividere in quattro fasi: la revoca dell'autonomia e la nascita dei partiti albanesi (1989–1990), la resistenza pacifica guidata da Ibrahim Rugova, la lotta armata dell'UÇK e l'intervento della NATO (1998–1999), l'amministrazione internazionale e l'indipendenza (1999–2008).
La revoca dell'autonomia e i nuovi partiti
Le autorità serbe cancellarono i diritti che gli albanesi avevano ottenuto con la Costituzione del 1974: chiusero l'Assemblea del Kosovo, riempirono le istituzioni di funzionari serbi e chiusero i giornali albanesi. Nel luglio 1990 la Serbia sciolse l'Assemblea e il governo del Kosovo, e la nuova costituzione serba del 28 settembre 1990 pose la provincia sotto il pieno controllo di Belgrado, sospendendone gli organi elettivi.
In risposta gli albanesi del Kosovo cominciarono a fondare partiti propri. Nel dicembre 1989 nacque la Lega Democratica del Kosovo (LDK), guidata dallo scrittore Ibrahim Rugova. Il suo obiettivo era un movimento pacifico di massa e l'internazionalizzazione della questione kosovara. Oltre all'LDK sorsero i partiti Socialdemocratico, Contadino, Parlamentare, Cristiano-democratico e altri.
La resistenza pacifica degli anni Novanta
Il 2 luglio 1990 i delegati dell'Assemblea del Kosovo approvarono una Dichiarazione costituzionale che definiva il Kosovo un'unità con pari diritti all'interno della Jugoslavia. Il 7 settembre, in una seduta segreta a Kaçanik, adottarono la Costituzione del Kosovo e lo proclamarono repubblica. Nel settembre 1991 si tenne un referendum sull'indipendenza, che né la Serbia né la Jugoslavia riconobbero. Alle elezioni parallele del maggio 1992 Ibrahim Rugova fu eletto presidente della Repubblica del Kosovo.
Rugova riunì così le due cariche principali: rimase presidente dell'LDK e divenne presidente della Repubblica del Kosovo.
Sotto la guida di Rugova gli albanesi del Kosovo scelsero la via della resistenza pacifica e passiva. Diedero vita a istituzioni parallele non riconosciute, tra cui una rete scolastica in lingua albanese. A finanziarle era il governo in esilio guidato da Bujar Bukoshi, grazie ai contributi degli emigrati. L'unico accordo tra Rugova e Milošević, firmato nel settembre 1996 e dedicato all'istruzione in albanese, rimase lettera morta.
Oltre all'istruzione, il denaro degli emigrati finanziava anche una sanità parallela.
La guerra del 1998–1999
La guerra del Kosovo cominciò nel febbraio 1998. A combattere fu l'Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK, in albanese Ushtria Çlirimtare e Kosovës, "Esercito di liberazione del Kosovo"). Il 7 marzo 1998, durante un attacco delle forze serbe a Prekaz, morì uno dei fondatori dell'UÇK, Adem Jashari, insieme a gran parte della sua famiglia. All'inizio del 1999 le forze serbe compirono massacri di civili, per esempio a Račak e a Rugova, inducendo la comunità internazionale a intervenire.
L'UÇK aveva cominciato a farsi notare già a metà degli anni Novanta. Adem Jashari era un comandante leggendario della Drenica. Nella primavera e nell'estate del 1998 l'UÇK controllava una parte considerevole delle zone rurali del Kosovo. Il 13 ottobre 1998 Milošević fu costretto a dichiarare una tregua e a ritirare in parte le truppe.
Il massacro di Račak avvenne il 15 gennaio 1999; in seguito fallì la conferenza di Rambouillet.
Alla conferenza di Rambouillet del marzo 1999 la delegazione albanese accettò l'accordo, quella jugoslava lo respinse. Per 78 giorni, dal 24 marzo al 10 giugno 1999, la NATO colpì obiettivi militari serbi. Durante la guerra oltre 10.000 albanesi furono uccisi o risultarono scomparsi, e più di 850.000 diventarono profughi.
Dopo i bombardamenti Milošević ritirò le truppe e il Kosovo passò sotto l'amministrazione internazionale della KFOR e dell'UNMIK. Già durante la guerra molti profughi del Kosovo erano arrivati in Albania, e la crisi che ne derivò dovette essere gestita dal governo di Pandeli Majko.
L'amministrazione ONU e l'indipendenza del Kosovo
Con l'accordo di Kumanovo del 9 giugno 1999 le forze serbe si ritirarono. Il 10 giugno la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU istituì la missione UNMIK e il 12 giugno le truppe NATO della KFOR entrarono in Kosovo. Il 4 marzo 2002 Ibrahim Rugova fu eletto presidente delle istituzioni provvisorie sotto amministrazione ONU.
L'amministrazione civile della provincia fu affidata all'UNMIK, guidata dal politico francese Bernard Kouchner, che condivideva il governo del territorio con la KFOR.
Nel 2005 prese il via il processo per definire lo status del Kosovo, e il Segretario generale dell'ONU nominò inviato speciale il finlandese Martti Ahtisaari. Nel 2007 Ahtisaari propose di fare del Kosovo uno Stato democratico multietnico, indipendente sotto supervisione internazionale.
Il 17 febbraio 2008 l'Assemblea del Kosovo proclamò l'indipendenza con 109 voti favorevoli su 120 deputati, sulla base del piano dell'inviato speciale dell'ONU Martti Ahtisaari. Presidente era allora Fatmir Sejdiu, primo ministro Hashim Thaçi. La Costituzione della Repubblica del Kosovo entrò in vigore il 15 giugno 2008. Il 22 luglio 2010 la Corte internazionale di giustizia dell'ONU stabilì, in un parere consultivo approvato con 10 voti contro 4, che la dichiarazione d'indipendenza non aveva violato il diritto internazionale.
Capitolo precedente: L'Albania comunista.
Domande frequenti
Quando è caduto il comunismo in Albania?
La svolta arrivò nel dicembre 1990: l'8 dicembre cominciarono le proteste studentesche, l'11 il regime autorizzò il pluralismo politico e il 12 nacque il Partito Democratico. Le prime elezioni multipartitiche si tennero il 31 marzo 1991, e nel 1992 l'opposizione andò al governo.
Che cosa successe in Albania nel 1997?
Crollarono le piramidi finanziarie in cui molte famiglie avevano investito i propri risparmi. Scoppiarono proteste e disordini, soprattutto nel sud e a Valona, e il Paese si trovò sull'orlo della guerra civile. L'ordine fu ristabilito grazie al governo di coalizione di Bashkim Fino, alle elezioni anticipate e alla missione "Alba" guidata dall'Italia.
Quando l'Albania è entrata nella NATO?
Nell'aprile 2009, insieme alla Croazia. L'invito era arrivato al vertice di Bucarest il 3 aprile 2008. La domanda di adesione risaliva al 1994, quando il Paese aveva aderito al programma "Partenariato per la pace".
L'Albania fa parte dell'Unione Europea?
No, per ora è un Paese candidato. L'Albania ha presentato domanda di adesione nell'aprile 2009 e ha ottenuto lo status di candidato nel giugno 2014. Oggi sta negoziando l'adesione. Dal 15 dicembre 2010 i cittadini albanesi possono entrare nell'area Schengen senza visto.
Quando il Kosovo ha proclamato l'indipendenza?
Il 17 febbraio 2008: la dichiarazione fu approvata da 109 dei 120 deputati dell'Assemblea del Kosovo. Nel 2010 la Corte internazionale di giustizia dell'ONU concluse che la dichiarazione d'indipendenza non aveva violato il diritto internazionale.


