Albania 1912-1939: dal principe di Wied al regno di Zog
Dalla Conferenza di Londra all'invasione italiana del 7 aprile 1939: come l'Albania sopravvisse tra grandi potenze, guerra e ascesa di re Zog.

Indice10 sezioni
- Albania 1912-1939: il governo di Valona e la Conferenza di Londra
- Scuola, lingua e banca
- Le decisioni della Conferenza degli ambasciatori
- Il principe di Wied: sei mesi di regno
- Lo Statuto organico
- L'Epiro del Nord e l'Albania centrale
- Perché Wied se ne andò
- L'Albania nella Prima guerra mondiale
- La Korçë autonoma
- Le çeta, la diaspora e la commissione letteraria
- La Conferenza di Parigi e il Congresso di Lushnjë
- Il Congresso di Lushnje
- La guerra di Valona del 1920
- La lotta per il potere: 1921-1924
- Parlamento e partiti
- La Chiesa e la comunità musulmana
- La Rivoluzione di giugno e il ritorno di Zogu
- La repubblica: 1925-1928
- I patti di Tirana
- Ordine e repressione
- Il regno di re Zog: 1928-1939
- L'Italia aumenta la pressione
- Scuola e letteratura
- L'opposizione
- Gli albanesi fuori dallo Stato
- Domande frequenti
Il periodo Albania 1912-1939 copre i primi 27 anni di indipendenza, anni in cui il paese dovette lottare per la sua stessa esistenza. Erano le grandi potenze a sceglierne i governanti e a tracciarne i confini; durante la Prima guerra mondiale fu occupato da eserciti stranieri, poi il Congresso di Lushnjë del 1920 rimise in piedi lo Stato. Seguirono la lotta per il potere, la repubblica del 1925 e il regno di Zogu, finito con l'invasione italiana del 7 aprile 1939.
Questo è il quinto capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania: dal governo di Valona al 1939.
Albania 1912-1939: il governo di Valona e la Conferenza di Londra
Dopo la proclamazione dell'indipendenza, il 4 dicembre 1912 a Valona si formò il Governo provvisorio guidato da Ismail Qemali, con Dom Nikollë Kaçorri come vice. Il destino del paese, però, si decideva a Londra, alla Conferenza degli ambasciatori delle grandi potenze.
L'indipendenza era stata proclamata il 28 novembre 1912, e quello stesso giorno Ismail Qemali inviò alle grandi potenze un telegramma: annunciava la nascita del nuovo Stato e chiedeva il riconoscimento dello Stato e del suo governo. Il governo nacque pochi giorni dopo. Qemali dichiarò che l'Albania restava neutrale nella Prima guerra balcanica e voleva vivere in pace con i vicini.
Il governo di Valona riuscì comunque a gettare le basi dello Stato. Approvò il «Kanun provvisorio dell'amministrazione civile» e il «Kanun sulla giuria», introdusse una nuova divisione amministrativa e creò tribunali statali separati dalle istituzioni religiose. Gli si oppose Essad Pascià Toptani, che a Durazzo costituì un proprio «Consiglio degli anziani dell'Albania centrale»: un esempio del separatismo di quegli anni.
Valona non ottenne mai il riconoscimento. Le grandi potenze e i vicini consideravano il suo governo non nazionale ma locale, esattamente come il Senato dell'Albania centrale a Durazzo. Nel febbraio 1914 il Senato di Essad si sciolse da solo e cedette il potere alla Commissione internazionale di controllo.
Scuola, lingua e banca
Oltre che di leggi e tribunali, il governo di Valona si occupò di istruzione. Il suo programma prevedeva un sistema scolastico nazionale, l'istruzione elementare obbligatoria e la formazione degli insegnanti. Riaprì la Scuola Normale di Elbasan, diretta da Aleksandër Xhuvani.
Nell'agosto 1913 la conoscenza dell'albanese divenne obbligatoria per tutti i funzionari pubblici. Nell'ottobre 1913 il governo decise di creare la Banca nazionale d'Albania con capitali austriaci e italiani.
Le decisioni della Conferenza degli ambasciatori
La conferenza di Londra era presieduta dal ministro degli Esteri britannico Edward Grey. Austria-Ungheria e Italia sostenevano la nascita di uno Stato albanese, Russia e Francia appoggiavano i vicini balcanici, mentre la Gran Bretagna restava neutrale.
La conferenza si aprì il 17 dicembre 1912 con i rappresentanti delle sei grandi potenze. Lo stesso giorno gli ambasciatori decisero di creare un'Albania autonoma sotto la sovranità del sultano, confinante con Serbia, Montenegro e Grecia. Lo scontro più aspro tra Austria-Ungheria e Russia riguardò Scutari, che alla fine rimase all'Albania.
I confini furono fissati a tappe: il 22 marzo 1913 quelli settentrionali e nord-orientali, l'11 agosto 1913 quello meridionale.
Il 29 luglio 1913 la conferenza stabilì che l'Albania sarebbe diventata un principato autonomo, sovrano ed ereditario, indipendente dalla Turchia e neutrale sotto la garanzia delle grandi potenze. Lo avrebbe guidato un principe scelto dalle potenze, mentre a una Commissione internazionale di controllo veniva affidato per 10 anni il controllo dell'amministrazione civile e delle finanze. La Commissione fu istituita il 15 ottobre 1913, con sede a Valona.
Della Commissione facevano parte un rappresentante per ciascuna delle sei potenze e un rappresentante dell'Albania.
Il prezzo del riconoscimento fu alto:
Il Kosovo passò a Serbia e Montenegro.
Rimasero oltre confine le città albanesi di Tetovo, Dibër e Madhe (Debar), Gostivar, Kičevo e Struga.
Gran parte della Ciamuria meridionale rimase alla Grecia.
A sud il confine comprese Korçë e giunse fino a Capo Stilo; l'isola di Saseno (Sazan) rimase all'Albania. Il confine meridionale fu fissato definitivamente dal Protocollo di Firenze nel dicembre 1913.
La sorte di Argirocastro restò all'inizio incerta. L'esercito greco non si ritirò dal sud, e le terre a sud della linea Himara-Korçë rimasero sotto amministrazione militare greca.
Nel gennaio 1914 Ismail Qemali e il suo governo si dimisero (il governo fu sciolto il 22 gennaio) e il potere passò alla Commissione internazionale di controllo.
Il principe di Wied: sei mesi di regno
Per il trono d'Albania le potenze scelsero il principe tedesco Guglielmo di Wied, della casata di Wied-Neuwied. Arrivò a Durazzo il 7 marzo 1914, ne fece la capitale e se ne andò già il 3 settembre 1914, dopo circa sei mesi.
La candidatura di Wied fu proposta da Austria-Ungheria e Italia, e le altre potenze la accettarono. Nel febbraio 1914 una delegazione albanese guidata da Essad Pascià Toptani gli consegnò la corona a Neuwied, in Germania. Il primo governo del nuovo principe fu formato dal primo ministro Turhan Pascià Përmeti.
Lo Statuto organico
La Commissione internazionale di controllo preparò per lui lo Statuto organico, una costituzione di 216 articoli. Il testo aveva diversi punti deboli: manteneva le capitolazioni ottomane, lasciava lo Stato sotto la tutela della Commissione e concentrava molto potere nelle mani del principe, a fronte di un organo legislativo debole. La gendarmeria fu organizzata da ufficiali olandesi.
Lo Statuto fu approvato il 10 aprile 1914. Proclamava l'Albania principato costituzionale, sovrano ed ereditario sotto la garanzia delle sei grandi potenze. L'albanese diventava lingua ufficiale. Lo Statuto riconosceva la proprietà privata e la libertà di attività economica, sociale e politica.
L'Epiro del Nord e l'Albania centrale
Furono diverse le forze che impedirono a Wied di restare al potere. Essad Pascià Toptani, ministro dell'Interno e della Guerra, nel maggio 1914 fu accusato di complotto ed esiliato in Italia. Al sud agivano i «Battaglioni sacri», formazioni del movimento «nord-epirota» sostenuto dalla Grecia. Il 17 maggio 1914 il Protocollo di Corfù concesse ai distretti di Korçë e Argirocastro l'autonomia sotto sovranità albanese. Nell'Albania centrale, nel 1914-1915, scoppiò la rivolta contadina di Haxhi Qamili, che puntava a riportare il paese verso il dominio ottomano.
Il movimento «nord-epirota» mirava ad annettere alla Grecia le terre albanesi del sud. All'inizio del 1914 prese le armi contro le decisioni sul confine albano-greco. Nel febbraio 1914 ad Argirocastro fu proclamato un governo autonomo dell'«Epiro del Nord» guidato da Georgios Zografos.
La rivolta nell'Albania centrale scoppiò il 17 maggio 1914, quando insorti di Tirana attaccarono un reparto governativo diretto a sud.
Perché Wied se ne andò
Le cause principali del fallimento furono diverse: il movimento «nord-epirota» e le truppe greche al sud, la rivolta nell'Albania centrale e lo scoppio della Prima guerra mondiale. A decidere definitivamente la sorte del principe furono però le stesse grandi potenze, soprattutto Austria-Ungheria e Italia, quando gli negarono il loro sostegno.
L'Albania nella Prima guerra mondiale
Durante la Prima guerra mondiale l'Albania fu occupata dagli eserciti di entrambi gli schieramenti: gli Imperi centrali (Austria-Ungheria, Bulgaria) e l'Intesa (Italia, Francia, Grecia). Nel paese non esisteva più un potere unico, e nei trattati segreti si discuteva della sua spartizione.
La guerra iniziò il 28 luglio 1914, quando l'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia. L'Albania, che aveva appena ricevuto un principe, si ritrovò subito sul cammino degli eserciti stranieri.

Alla fine dell'ottobre 1914 l'Italia occupò l'isola di Saseno e poi Valona. Nell'aprile 1915 l'Intesa firmò con l'Italia il Patto segreto di Londra per convincerla a entrare in guerra. All'Italia andavano Valona e Saseno, altre parti dell'Albania venivano promesse a Serbia, Montenegro e Grecia, e del paese sarebbe rimasto solo un piccolo Stato nella zona centrale, sotto protettorato italiano.
Negli stessi giorni, alla fine dell'ottobre 1914, le truppe greche rientrarono nell'Albania meridionale. Nel giugno 1915 l'esercito serbo occupò il nord-est del paese spingendosi quasi fino a Durazzo, e quello montenegrino il nord-ovest. Nell'inverno 1915-1916 il Kosovo e altre terre albanesi furono occupati dalle truppe bulgare e austro-ungariche.
Dal 1916 l'Austria-Ungheria occupò gran parte del nord e del centro del paese. Il 10 dicembre 1916, sotto amministrazione francese, nacque la Repubblica autonoma albanese di Korçë. Nel gennaio 1917 l'Austria-Ungheria promise agli albanesi di Scutari l'autonomia a guerra finita, e il 3 giugno 1917 l'Italia proclamò ad Argirocastro «l'indipendenza di tutta l'Albania» sotto la propria protezione. Nel novembre 1918 l'Italia controllava gran parte del paese, mentre i francesi tenevano Korçë e Scutari.
La promessa austro-ungarica a Scutari era una risposta all'autonomia francese di Korçë: l'Albania veniva dichiarata autonoma sotto protettorato austro-ungarico, ma senza indicarne i confini. La dichiarazione italiana di Argirocastro riguardava tutta l'Albania, tranne Valona.
La Korçë autonoma
Le truppe francesi entrarono a Korçë nell'autunno del 1916, e a dicembre, d'accordo con gli albanesi, vi fu creata una regione autonoma. Nel manuale scolastico è chiamata Provincia autonoma di Korçë.
La provincia era amministrata dagli albanesi stessi sotto la protezione della Francia. Il consiglio amministrativo era composto da 14 funzionari, metà cristiani e metà musulmani. Il consiglio chiuse le scuole greche e aprì quelle albanesi, e nell'ottobre 1917 iniziò l'attività il Liceo francese di Korçë, una scuola secondaria. L'autonomia durò fino al febbraio 1918.
Le çeta, la diaspora e la commissione letteraria
Nel 1915 comparvero bande armate (çeta) guidate da Bajram Curri, Themistokli Gërmenji, Sali Butka e altri.
A difendere l'indipendenza contribuì anche la diaspora: la federazione «Vatra» (vatra, «focolare») negli Stati Uniti e le comunità albanesi in Romania, Bulgaria, Turchia, Svizzera ed Egitto.
La «Vatra» fu fondata nell'aprile 1912 a Boston; secondo il manuale scolastico, il suo primo presidente fu Fan Noli.
Anche negli anni dell'occupazione proseguì il lavoro sulla lingua. Nel 1916 a Scutari fu fondata la Commissione letteraria albanese, che doveva scegliere l'ortografia e la lingua letteraria; operò fino al 1918, e tra i suoi membri c'era Gjergj Fishta.
La Conferenza di Parigi e il Congresso di Lushnjë
Dopo la guerra l'Albania rischiava di nuovo la spartizione, e nel gennaio 1920 furono gli albanesi stessi a ricostruire lo Stato. Il Congresso di Lushnjë respinse i piani di spartizione e formò un nuovo potere, che trasferì la capitale a Tirana. Nel dicembre dello stesso anno l'Albania entrò nella Società delle Nazioni.
Nel dicembre 1918 il Congresso di Durazzo formò il governo di Turhan Pascià Përmeti, che rappresentò l'Albania alla Conferenza di pace di Parigi chiedendo di ripristinare l'indipendenza e di rivedere i confini del 1913. Segretario generale della delegazione era padre Gjergj Fishta. Ma nel luglio 1919 Italia e Grecia firmarono l'accordo Tittoni-Venizelos per spartirsi l'Albania, e nel gennaio 1920 i primi ministri di Gran Bretagna, Francia e Italia concordarono un piano per dividere il paese tra i vicini.
La Conferenza di pace di Parigi si aprì il 18 gennaio 1919 e durò fino al 1920. La delegazione albanese protestò contro l'accordo Tittoni-Venizelos. Il compromesso delle grandi potenze fu respinto dal presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, e questo contribuì a evitare la spartizione dell'Albania.
Il Congresso di Lushnje
Il Congresso si tenne nel gennaio 1920 nella casa di Kaso Fuga, e ne fu eletto presidente Aqif Pascià Elbasani. L'ordine durante le sedute era garantito da un reparto armato di volontari al comando di Ahmet Zogu. Con la sua prima decisione il congresso proclamò la piena indipendenza, il rifiuto di ogni protettorato straniero e la difesa dell'integrità territoriale. Ecco che cosa decise:
| Che cosa si decise | Dettagli |
|---|---|
| Governo | Il governo di Durazzo fu deposto in quanto filo-italiano; a guidare il nuovo fu Sulejman Delvina |
| Capo dello Stato | Alto Consiglio: Luigj Bumçi, Aqif Pascià Elbasani, Abdi Toptani, Mihal Turtulli |
| Parlamento | Consiglio nazionale (Senato) |
| Capitale | Tirana (inizialmente in via provvisoria); il governo vi si trasferì nel febbraio 1920 |
| Ordinamento | La monarchia restava in via provvisoria fino a un'assemblea costituente; Stato laico, cittadini uguali davanti alla legge |
Il governo Delvina dovette combattere anche all'interno del paese, contro i sostenitori di Essad Pascià. Il 28 maggio 1920 fu firmato il Protocollo di Kapshtica sul confine meridionale presso Korçë, e il 17 dicembre 1920 l'Albania fu ammessa nella Società delle Nazioni.
In quello stesso 1920 si tenne a Lushnjë un congresso degli insegnanti. Decise di unificare i programmi scolastici, introdurre una lingua letteraria comune e aumentare il numero di insegnanti nei villaggi.
La guerra di Valona del 1920
Nell'estate del 1920 gli albanesi cacciarono con le armi gli italiani da Valona. La guerra iniziò a giugno e si chiuse il 2 agosto con il Protocollo di Tirana: l'Italia lasciò Valona, ma mantenne l'isola di Saseno.
Tra i principali capi militari c'era Qazim Koculi; il grosso delle forze era al comando di Ahmet Lepenica, e tra i comandanti caduti ci fu Selam Musai. Il 13 giugno di quello stesso anno, a Parigi, Avni Rustemi uccise Essad Pascià Toptani.
La lotta per il potere: 1921-1924
Il riconoscimento definitivo arrivò il 9 novembre 1921. La Conferenza degli ambasciatori a Parigi riconobbe l'Albania come Stato indipendente, in sostanza nei confini del 1913, ma tutelando espressamente gli interessi dell'Italia. Intanto, all'interno del paese, infuriava la lotta per il potere.
Nel 1921 nel nord nacque la «Repubblica di Mirdita», un movimento separatista fomentato dall'esterno. Nel dicembre 1922 Ahmet Zogu divenne primo ministro. I suoi avversari si organizzarono, tra l'altro nella società «Bashkimi» (bashkimi, «l'unione»), fondata nel 1922 da Avni Rustemi. Il 23 febbraio 1924 Beqir Valteri sparò a Zogu sui gradini del parlamento, ma Zogu sopravvisse.
Parlamento e partiti
Le principali figure politiche di quegli anni furono Ahmet Zogu e Fan Noli. Le prime elezioni parlamentari si tennero nella primavera del 1921, e il 21 aprile 1921 il nuovo Consiglio nazionale iniziò i lavori.
Nel Consiglio si formarono due schieramenti: il Partito popolare, tra i cui leader c'era Fan Noli, e il Partito progressista guidato da Hoxha Kadri Prishtina. Nel dicembre 1922 il Consiglio nazionale approvò lo Statuto allargato di Lushnjë, legge fondamentale in attesa di una costituzione definitiva. Le elezioni per l'Assemblea costituente del dicembre 1923 non diedero a Zogu una maggioranza stabile.
La Chiesa e la comunità musulmana
In quegli stessi anni le comunità religiose albanesi si resero indipendenti dai centri esteri. Il 12 settembre 1922 il Congresso ortodosso di Berat proclamò l'autocefalia della Chiesa ortodossa albanese. Nel marzo 1923 il Congresso della comunità musulmana a Tirana decise di separarsi dal Califfato.
La Rivoluzione di giugno e il ritorno di Zogu
La Rivoluzione di giugno. Il 20 aprile 1924 a Tirana Avni Rustemi fu ferito a morte; morì due giorni dopo, e il suo assassinio scatenò l'insurrezione. Il 10 giugno gli insorti entrarono a Tirana, Zogu fuggì in Jugoslavia e il 16 giugno Fan Noli divenne primo ministro. Il suo governo annunciò un programma di riforme in 20 punti, ma non ottenne né l'aiuto della Società delle Nazioni né il riconoscimento delle principali potenze occidentali. Il 24 dicembre 1924, la vigilia di Natale, Zogu tornò con forze sostenute dalla Jugoslavia e prese Tirana. Noli fuggì in Italia.
La lotta armata era cominciata il 24 maggio 1924, quando le bande di Bajram Curri attaccarono le forze governative a Kruma.
La repubblica: 1925-1928
Nel gennaio 1925 l'Albania fu proclamata repubblica e il 31 gennaio Ahmet Zogu fu eletto presidente per 7 anni. Sulla carta la repubblica era parlamentare, ma nei fatti era presidenziale: il presidente guidava anche il governo e disponeva di un diritto di veto inappellabile.
All'inizio del 1925 l'Assemblea costituente proclamò Tirana capitale, e la scelta fu sancita dall'articolo 6 dello Statuto fondamentale della repubblica.
Il parlamento era bicamerale, con Senato e Camera dei deputati. Alle elezioni della primavera 1925 si impose il governo, mentre i principali leader dell'opposizione erano in esilio. In economia si seguiva la «politica della porta aperta», ma con una corsia preferenziale per il capitale italiano, che otteneva concessioni sul sottosuolo e sulle foreste. Nel 1925 fu fondata la Banca nazionale d'Albania, soprattutto con capitali italiani, e la società SVEA concesse un prestito di 50 milioni di franchi oro. Il 27 novembre 1926 fu firmato con l'Italia il Primo patto di Tirana e nel novembre 1927 il Secondo, un'alleanza difensiva.
I patti di Tirana
Il Primo patto aprì all'Italia la strada per intervenire negli affari interni dell'Albania: l'intervento era ammesso non solo su richiesta del governo, ma anche nel caso in cui questo fosse minacciato da movimenti interni. Il Secondo patto diede all'Italia il controllo dell'esercito albanese, e accanto a Zogu comparve un consigliere militare italiano.
Ordine e repressione
Con l'aiuto di ufficiali britannici fu creata una gendarmeria efficiente. Nel 1927 fu approvato il Codice penale, che aiutò a ristabilire l'ordine e a limitare la vendetta di sangue.
Allo stesso tempo Zogu perseguitava gli avversari, che venivano arrestati ed esiliati. Secondo il manuale scolastico, tra le vittime degli omicidi politici ci furono anche Luigj Gurakuqi e Bajram Curri.
Il regno di re Zog: 1928-1939
Il 1° settembre 1928 l'Albania fu proclamata regno e Zogu assunse il titolo di Zog I, Mbret i Shqiptarëve («re degli albanesi»). Lo Statuto fondamentale definiva il paese un «regno democratico, parlamentare ed ereditario», con il re capo dello Stato e comandante supremo. Il Senato fu abolito e il parlamento divenne monocamerale.
Lo Statuto del 1925 non consentiva di cambiare la forma di governo, perciò fu convocata una nuova Assemblea costituente, eletta il 17 agosto 1928. Nella primavera del 1938 re Zog sposò la contessa ungherese Geraldina Apponyi.

Gli anni della monarchia portarono riforme importanti. Un nuovo codice civile sul modello svizzero sostituì il diritto islamico, la sharia; il codice del 1929 introdusse il matrimonio civile e il diritto al divorzio. Nell'ottobre 1928 nacque l'organizzazione statale «Donna albanese», guidata dalla principessa Senije Zogu. Negli anni Trenta il regime condusse una campagna contro il burqa e il velo, e il divieto per legge di coprirsi il volto viene fatto risalire al 1937. La condizione della donna dell'epoca è raccontata da Haki Stërmilli nel romanzo «Se fossi un ragazzo». Già prima si erano battute per i diritti delle donne albanesi le sorelle Sevasti e Parashqevi Qiriazi.
La crisi e i rapporti con l'Italia. La crisi mondiale colpì l'Albania tra il 1929 e il 1935. Il governo ottenne un prestito dall'Italia, ridusse l'apparato statale, abbassò i dazi e approvò una legge di riforma agraria. Nel 1931 Zogu rifiutò di rinnovare il Primo patto di Tirana: iniziò così la «crisi italo-albanese» e l'Albania partecipò alle conferenze balcaniche, ma in seguito tornò a stringere accordi con l'Italia.
L'Italia aumenta la pressione
Nel giugno 1931 fu firmato un accordo italo-albanese: l'Italia concedeva un prestito di 100 milioni di franchi oro, erogato in rate annuali. Nel giugno 1934 la flotta italiana, senza alcun preavviso, inscenò una dimostrazione di forza davanti alla costa adriatica albanese.
L'Albania, dal canto suo, non appoggiò le sanzioni della Società delle Nazioni contro l'Italia per l'occupazione dell'Etiopia. Nel 1936 il governo di Mehdi Frashëri concluse con l'Italia nuovi accordi finanziari.
Scuola e letteratura
La legge del 1928 rese obbligatoria l'istruzione elementare, ma applicarla era difficile. Nel 1932-1933 una riforma diede all'istruzione un carattere nazionale, e le scuole private furono chiuse.
Negli anni Trenta entrarono nella letteratura giovani scrittori, tra cui Lasgush Poradeci e Migjeni.
L'opposizione
Contro Zogu si muovevano sia gli esuli sia la clandestinità:
KONARE, il Comitato nazionale rivoluzionario guidato da Fan Noli, chiedeva una repubblica democratica, la riforma agraria e un'Albania etnica. Il Comitato riuniva l'emigrazione politica e puntava a rovesciare Zogu.
«Unità nazionale», organizzazione di esuli di destra, voleva una repubblica di tipo occidentale.
Il 20 febbraio 1931 a Vienna, dove Zogu era in cura, due membri della società «Bashkimi» attentarono alla sua vita; a morire fu il suo aiutante di campo. A sparare furono Aziz Çami e Ndok Gjeloshi.
Nell'agosto 1935 scoppiò la rivolta di Fier, repressa in poche ore con l'arresto di 242 persone. Tra i partecipanti c'era Riza Cerova. Ci fu anche il movimento di Delvina.
I primi gruppi comunisti operavano in clandestinità, soprattutto a Scutari e Korçë. A Korçë nel settembre 1933 nacque la società operaia «Puna» (puna, «il lavoro»), nel 1935 ne nacque un'altra a Kuçova, e nel 1936 a Korçë fu repressa con la forza una grande «manifestazione del pane». L'influenza di questi gruppi restò limitata.
Nel febbraio 1936 la «Puna» organizzò uno sciopero generale dei lavoratori del petrolio, con una petizione contro le condizioni di lavoro e i dirigenti italiani. Lo sciopero fu represso e la società sciolta.
Dopo la rivolta del 1935 si formò il governo più liberale di Mehdi Frashëri (1935-1936), noto come governo dei «giovani». Nell'aprile 1939 l'Italia fascista presentò a Zogu un ultimatum con richieste che violavano gravemente la sovranità del paese, e il re le respinse. Quello che accadde dopo lo racconta il prossimo capitolo.
Gli albanesi fuori dallo Stato
Dopo il 1913 molti albanesi si ritrovarono fuori dai confini dell'Albania: in Kosovo, in Macedonia e in Ciamuria. Lì li attendevano colonizzazione, confisca delle terre e divieto della lingua materna, e la risposta fu una resistenza armata e politica.
Anche il Kosovo conobbe l'occupazione durante la Prima guerra mondiale: nell'inverno 1915-1916 fu occupato dalle truppe bulgare e austro-ungariche. Nell'ottobre 1918 entrarono nella regione le truppe francesi, che aiutarono il ritorno dell'esercito serbo.
Nel 1918 a Scutari nacque il comitato «Difesa nazionale del Kosovo», guidato da Hasan Prishtina, Bajram Curri e Hoxha Kadri Prishtina. Contro l'occupazione serba presero forma la rivolta di Dibra, il movimento dei kaçak (ribelli armati) e l'organizzazione «Xhemijet» in Macedonia. Nella Drenica i kaçak erano guidati da Azem Bejta (Galica), caduto in combattimento nel 1924; al suo fianco combatteva come comandante la moglie Shote Galica.
Il comitato aveva due obiettivi: preservare l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Albania e unire il Kosovo e le altre terre albanesi all'Albania in un unico Stato nazionale.
Il Regno di Jugoslavia insediava in Kosovo coloni serbi e montenegrini e attuava una riforma agraria che spingeva gli albanesi a emigrare, soprattutto in Turchia. Le terre di chi non aveva documenti jugoslavi di proprietà venivano confiscate in massa, e non esistevano né scuole, né giornali, né biblioteche in albanese. Il 7 marzo 1937 a Belgrado Vaso Čubrilović presentò il memorandum «L'espulsione degli albanesi». La resistenza fu portata avanti dai deputati albanesi del parlamento jugoslavo e dal «Comitato del Kosovo» in esilio.
Nel 1938 Jugoslavia e Turchia firmarono un accordo per il trasferimento in Anatolia dei musulmani, soprattutto albanesi.
In Ciamuria le autorità greche imposero un regime militare e di polizia, e con il pretesto di requisire le armi centinaia di albanesi furono mandati sulle isole dell'Egeo. Durante lo scambio di popolazioni greco-turco del 1923 una parte dei ciami musulmani fu trasferita in Turchia, benché ufficialmente non rientrassero nello scambio. Ai ciami furono tolti il diritto di voto, quello di prestare servizio militare e quello di vendere i propri beni, e il governo albanese sollevò più volte la questione ciame alla Società delle Nazioni.
Prossimo capitolo: l'Albania nella Seconda guerra mondiale. Capitolo precedente: Rinascita e indipendenza dell'Albania.
Domande frequenti
Perché Tirana è diventata la capitale dell'Albania?
Lo decise il governo formato dal Congresso di Lushnjë nel gennaio 1920. All'inizio la scelta era considerata provvisoria, e il governo si trasferì a Tirana nel febbraio 1920. Prima, sotto il principe di Wied, la capitale era Durazzo.
Chi era il principe di Wied?
Era il principe tedesco Guglielmo di Wied, scelto dalle grandi potenze come sovrano dell'Albania. Arrivò a Durazzo il 7 marzo 1914, ma non riuscì a mantenere il potere e partì il 3 settembre 1914, dopo circa sei mesi.
Che cosa decise il Congresso di Lushnjë?
Respinse i piani di spartizione dell'Albania, depose il governo filo-italiano di Durazzo e ne formò uno nuovo guidato da Sulejman Delvina. Istituì inoltre l'Alto Consiglio come capo collegiale dello Stato e il Consiglio nazionale come parlamento, e trasferì la capitale a Tirana.
Quando l'Albania divenne un regno?
Il 1° settembre 1928. Ahmet Zogu, presidente della repubblica dal 1925, assunse il titolo di Zog I, «re degli albanesi». Il regno durò fino all'invasione italiana dell'aprile 1939.
Che cos'è la Rivoluzione di giugno del 1924?
È l'insurrezione contro Ahmet Zogu scoppiata dopo l'assassinio di Avni Rustemi nell'aprile 1924. Il 10 giugno gli insorti entrarono a Tirana e Fan Noli assunse la guida del governo. Alla fine di dicembre Zogu tornò con forze sostenute dalla Jugoslavia e Noli fuggì.


